Rassegna stampa formazione e catechesi

La musica e i canti che piacciono a Gesù

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di Paul Freeman



Se faccio memoria dei primi gusti musicali non posso non pensare alla musica che ha segnato la mia infanzia.

Non posso non pensare ai Beatles e alla musica italiana degli anni ’60.
Ma anche ai primissimi approcci alla Musica classica, con Beethoven, Mozart, Brahms, Chopin, Bach, Ravel.
Il grandissimo Bach era ancora lontano.
Sicuramente i miei gusti iniziali saranno stati segnati dalle melodie che mia madre, e soprattutto mio padre, mi cantavano quando ero in culla. Col tempo sono cresciuto e la migliore musica degli anni’70 mi ha segnato. I cantautori italiani, i Pink Floyd, Simon and Garfunkel, gli Earth, Wind and Fire, gli Emerson, Lake and Palmer, i Cream e molti altri.
A 17 anni – tardi come strumentista – ho preso in mano la mia prima chitarra, comprata nel Santo Natale dell’82 ed in poco tempo ero per strada a suonare e cantare Simon and Garfunkel.
Poi ho studiato improvvisazione sui preziosi testi di Antonio Ongarello e alla scuola di grandi chitarristi italiani.
Vai con il Blues, con il Jazz e soprattutto il grande amore per Paco De Lucia e per la straordinaria chitarra di Al Di Meola.
Eppure quando a quasi 22 anni sentii per la prima volta la musica gregoriana ebbi un amore improvviso.
Un amore misto a difficoltà perché le vie melodiche e testuali del gregoriano male si adattavano alla visione di musica che avevo maturato.
Per  coglierne la bellezza, che in un primo tempo mi aveva profondamente colpito, ho dovuto e voluto faticare non poco. Necessitava una conversione.
Ho voluto farmi violenza. E devo dire che ne è valsa la pena. Lo Spirito ci aveva visto giusto e i maestri che mi aveva messo accanto erano ripieni del senso del sacro.
Non mi dilungo del legame straordinario che esiste, in realtà, tra la musica Blues e il Gregoriano, non tanto nelle forme modali, di ritmo e armoniche, quanto nella dimensione comunicativa e trasmissiva.
Comunque, ho fatto questa digressione personale solo per dire che sono certo che, come ciascuno di noi, Gesù ha delle preferenze in fatto di musica e che tali preferenze lo hanno segnato nel suo umanissimo cammino umano-divino e poi pienamente Asceso al Cielo, alla destra del Padre.

Certamente a Gesù piace tutto ciò che è bello. Egli che è la Bellezza.
Quindi ama le piccole e le grandi opere seminate nel corso della storia musicale dell’uomo. In Lui si comprende ogni genio.
Ma personalmente, credo, ha certamente nel cuore le dolci canzoni ebraiche della Mamma della prima infanzia e quelle cantate con il papà, accompagnando il lavoro. Le musiche della Sinagoga e dei momenti solenni al Tempio.

Sopra ogni cosa, poi, piace a Gesù che il cuore sia intonato con le mani, che l’affetto sia in perfetta armonia con la mente e con le opere.
Che chi canta, canti con la propria vita.
Egli ama che il fedele viva con “l’arte” di cui esorta il salmo: “Cantate a Dio con arte!” (Sl. 47)
Il Suono senza suono che tutto sostiene e continuamente crea (“I cieli narrano la gloria di Dio” Sl. 19,2).
Così, Gesù, esulta nel Vangelo al ritorno dei suoi dalla predicazione: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te” (Mt. 11,25-26).
Gesù esulta, sembra danzare, è fuori da sé per l’esultanza della lode e della gratitudine.

Ma, ora, se a parità di condizioni, esterne ed interne, compositive, temporali, affettive ed effettive, Gesù dovesse scegliere un canto ed una musica, sono certo che sceglierebbe quella che più ha segnato la Sua sposa in tutti questi secoli.
Quella musica generata dalle primissime comunità cristiane inondate delle prime imponenti esperienze nello Spirito, dal Canto in Lingue, dal Giubilo e dal legame stretto con la Parola di Dio.
Una musica generata da una potente corrente estatica e pneumatica.
Via via poi purificata, sedimentata. In cui tantissimi santi e meno santi, fragili e puri, hanno risuonato, dentro e fuori.
E questa è sicuramente la musica gregoriana e il canto gregoriano. Specie quella semplice. Dove tanti santi, schiere innumerevoli di perle, si sono rivolte alla Bellezza Trinitaria che è lo Spirito del Signore.
Benedetto, Francesco, Chiara, Antonio, Caterina, Tommaso, Bonaventura, Rita, Gabriele, Giovanni Paolo… una schiera innumerevole di santi conosciuti, luminosi, moltissimi nascosti, sacerdoti, religiosi, laici, famiglie, che hanno fatto di questa musica, preghiera quotidiana. In ogni parte della terra.

E quando noi oggi cantiamo e preghiamo con il gregoriano, dobbiamo esserne consapevoli, lo cantiamo con loro.
Il tempo non esiste più, ma esiste un unico respiro nel Respiro, distinto e armonico, che si eleva a Dio.

Ma, ancora, nel repertorio Gregoriano, certamente piace a Gesù, in modo particolarissimo, il canto rivolto a Sua Madre ed al Santo Spirito. Le antifone, le sequenze, gli inni…

E se proprio dovessimo pensare ad un canto che sopra tutti piace a Gesù non si può non pensare al “Veni Creator”.
Quanti amanti di Gesù, nel corso del tempo lo hanno cantato, ne hanno ritmato le strofe e sono stati “intonati” dal quel mirabile e solennissimo connubio tra testo e musica.
Semplice e potente che racchiude tutto. Come una perfetta “forma vitæ”.
Inno dei santi, inno dei Concili, inno dei millenni e dei più imponenti momenti della Chiesa. Inno della Creazione e della ri-Creazione.

E Gesù, lo sposo, presso il Padre, gioisce di come la Sua sposa, in tutti i suoi amanti e fedeli, invoca ciò che la fa bella e la adorna: lo Spirito Santo.
Sì, ne sono certo, il canto che piace di più a Gesù, è il “Veni Creator”.
E volentieri, come posso, lo canto "con arte", con Maria e con tutti i santi, per dargli gioia.

Auguri a tutti di una santa e rinnovata Pentecoste.