Patrizia Gregori A chi riteneva gli schiavi delle bestie, Seneca rispondeva che non ha senso disprezzarli per il semplice fatto che siamo tutti schiavi.
Geniale.
Se fosse qui, oggi, il giorno dopo l’approvazione delle DAT, direbbe “perché disprezzi il debole? Siamo tutti deboli”.
Guardiamo la realtà.
Senza gli altri, senza la società organizzata, nessuno di noi sarebbe così forte da cavarsela da solo. Siamo tutti deboli. Guarda caso la società serve proprio a questo, è nata per questo, per combattere la debolezza, per proteggere i deboli, anche i più deboli.
Ora, dire che lasciare il debole in balia di se stesso, libero di togliere il disturbo con la dovuta sollecitudine e spacciarla per una battaglia di civiltà è una contraddizione in termini, è disprezzo per la debolezza, un passo indietro per la civiltà.
Societas, civitas, civiltà, polis, politica sono tutte parole che germogliano dallo stesso tronco.
Che coincidenza!
Questa immaginaria civiltà per cui si sono battuti i professionisti della politica è oggi decisamente meno civile di ieri perché si illude di renderci più forti eliminando il giorno della debolezza. Saremmo stati più forti – tutti – se, al contrario, in quella debolezza avesse fatto la sua parte di societas, di buona politica, e ci avesse offerto maggiore sostegno per superare, alleviare, accettare e vivere in modo autenticamente dignitoso.
Dice “Ma a te cosa ti cambia? Se uno vuole essere lasciato morire non ti riguarda”.
Bè mi cambia.
Primo perché la debolezza ha una sua dignità.
Non solo perché è debolezza umana ma anche perché ci ricorda che essa esiste, che ci sono i limiti, che prima o poi incontreremo degli ostacoli e ci spinge a prenderci cura uno dell’altro, ossia a renderci più forti e allo stesso tempo più umani.
Secondo perché – come direbbe ancora Seneca – l’uomo ha una dignità che non è definita dalle circostanze in cui egli viene a trovarsi e se non accettiamo questo principio, tutto può essere rimesso in discussione e qualsiasi diritto pure. Il cadavere della nostra umanità è ancora caldo e qualcuno già si precipita a chiedere l’eutanasia, altro passo verso la debolezza. E non manca nemmeno chi, sfoggiando un’intelligenza che non ha, si chiede umilmente se imboccare un malato incapace di nutrirsi da solo in fondo non sia equiparabile alla nutrizione medicalmente assistita.
Capite che in questo modo sofistico di ragionare non vi è più traccia sensibile di quell’umanità che accoglie e cura e fortifica, ma solo una mal celata sopportazione della debolezza. Qualcuno si chiede quale sarà il prossimo passo.
Prendete nota: i disabili.
Sono costosi, inutili e improduttivi.
Chi vorrà metterli al mondo dovrà assumersene tutte le responsabilità, comprese quelle economiche.
Poi gli anziani, stesso discorso, vivrà solo chi potrà permetterselo.
Poi tutti, perché tutti avremo perso.