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alleanza miniISTANBUL, 31. Mobilitare le forze nella lotta per la protezione dell’ambiente nella sua più ampia accezione, ossia come «congiunzione armonica dell’ambiente naturale e culturale del genere umano». E pregare per «custodire la nostra comune casa naturale e culturale da ogni minaccia e distruzione». Si conclude con questo appello il messaggio del patriarca ecumenico, Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, diffuso in occasione della giornata di preghiera per la salvaguardia del creato che si celebra domani, 1° settembre, per la Chiesa ortodossa giorno di inizio dell’anno ecclesiastico. Bartolomeo accomuna ambiente e cultura: «Sono uniti, di uguale valore, interscambiabili.
Il mondo che abbraccia l’umanità è stato creato da una sola parola imperativa: “E sia” (cfr. Genesi, 1, 3, 6, 14). La cultura è stata creata dall’uomo munito di una mente razionale, cosicché anche il rispetto verso di essa è ovvio e doveroso». L’odierno rapido progresso tecnologico e le possibilità e le facilitazioni che esso offre all’uomo contemporaneo — scrive il primate ortodosso — «non devono depistarci a non considerare seriamente, prima di ciascuna impresa tecnologica, gli aggravi che essa provoca nell’ambiente naturale e nella società e di seguito anche le conseguenze sfavorevoli connesse». È richiesta «una vigilanza continua, formazione e insegnamento in modo che sia chiara la relazione dell’attuale crisi ecologica con le passioni umane della cupidigia, dell’ingordigia, dell’egoismo, della voracità rapace, delle cui passioni risultato e frutto è la crisi ambientale che viviamo. Costituisce pertanto unica via — osserva il patriarca ecumenico — il ritorno alla bellezza antica dell’ordine e dell’economia, della moderazione e dell’ascesi, che possono condurre alla saggia gestione dell’ambiente naturale. In modo particolare, l’ingordigia con la soddisfazione delle necessità materiali porta con certezza alla povertà spirituale dell’uomo, la quale comporta la distruzione dell’ambiente naturale». Bartolomeo dedica la seconda parte del suo messaggio ai monumenti che hanno subito, e stanno subendo, la barbarie e gli orrori della guerra. E cita i «meravigliosi siti archeologici in Siria e in tutto il mondo, come quello famoso dell’antica Palmira, annoverati a livello mondiale tra i principali monumenti di eredità culturale». Tale distruzione evidenzia «la crisi della cultura, che, durante gli ultimi anni, risulta mondiale». L’arcivescovo di Costantinopoli richiama l’attenzione di tutti i responsabili e di ogni uomo «sulla necessità della protezione dell’ambiente naturale così come dell’eredità culturale mondiale, che si trova in pericolo, a causa dei cambiamenti climatici, dei conflitti bellici e di altri motivi. I tesori culturali, che come monumenti religiosi e spirituali ma anche come espressione bimillenaria della mente umana appartengono a tutta l’umanità e non esclusivamente ai Paesi dentro i cui confini si trovano, corrono gravi pericoli». La rovina e la distruzione di un monumento culturale di una nazione «ferisce l’eredità universale dell’umanità». Per questo «è dovere e compito di ogni essere umano, in modo particolare di ogni Paese civile, rafforzare le misure di protezione e di conservazione ininterrotta dei propri monumenti. Così — aggiunge — è indispensabile che ogni Stato di diritto eviti azioni che colpiscano l’integrità dei suoi “monumenti universali” e che alterino i valori intangibili che ognuno di essi rappresenta». Numerose da parte di Bartolomeo le citazioni dell’enciclica e di altri documenti diffusi al termine del concilio panortodosso svoltosi nel giugno scorso a Creta. Ricordata in particolare la «nostra più grande responsabilità» di compiere ogni sforzo possibile «per tramandare alle future generazioni un ambiente naturale vivibile e il suo uso conforme alla volontà divina», poiché «non solo le generazioni attuali ma anche quelle future hanno il diritto di godere dei beni naturali donati a noi dal Creatore».

© Osservatore Romano - 1 settembre 2016