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forma donnaLe femministe di un certo stampo protestano indignate quando si dice loro che la donna è soprattutto sposa e madre. Ma la loro indignazione si dimostra infondata, se alla suddetta affermazione si aggiunge l’affermazione corrispondente, che l’uomo è soprattutto sposo e padre. Una vera “era della donna” comincerà quando il genio femminile imprimerà alla vita civile delle nazioni il respiro dell’amore per ogni uomo, il quale è prima di ogni altra cosa figlio

don Massimo Lapponi

Mi sembra incontestabile che, se le donne vogliono farsi valere più di quanto non sia avvenuto in passato, devono farsi valere in quanto donne. Se per farsi valere devono cessare di essere donne, e per cessare di essere donne devono affermare che non c’è nessuna diversità essenziale tra l’uomo e la donna, a me sembra che in realtà ciò equivalga ad una capitolazione.
Se, poi, farsi valere significa semplicemente far valere il proprio fascino sessuale, ciò equivarrebbe a porre la qualità più materiale, e secondo un modo di sentire ancora molto diffuso, più bassa della donna al di sopra di tutte le altre. Che giustamente in tempi recenti, e ormai non più tanto recenti, il sesso sia stato opportunamente rivalutato come componente essenziale dell’esperienza umana, anche sul piano propriamente spirituale, ciò non toglie che la maggior parte delle persone civili non accetterebbero di porre il fascino sessuale al di sopra di tutte le altre qualità femminili e di considerarlo sganciato da un organico riferimento ad altri aspetti della femminilità che giustamente si considerano “superiori”. A questo punto sento già la reazione di un vivace pubblico femminile che protesta contro la pretesa di rimettere su un piano superiore le vecchie categorie della sponsalità e della maternità. Ma vorrei fare osservare che queste categorie e la stima per esse sono così poco vecchie che, a quanto pare, una numerosa schiera di uomini oggi le rivendica per sé, con tutti i doveri e i diritti che ad esse sono tradizionalmente connessi. Non credo, però, che ci sia il pericolo che il posto abbandonato dalle donne, o piuttosto da quelle che hanno una particolare ideologia, venga massicciamente occupato dagli uomini. Infatti, a parte il gran rumore che fanno le propagandiste di un certo femminismo, la maggior parte delle donne desiderano ancora essere spose e madri. Quello però che, frastornati dalla propaganda del vecchio femminismo, troppo facilmente si dimentica, è che le qualità femminili “superiori” non si manifestano, né si sono storicamente manifestate, soltanto nell’ambito della “felicità domestica” - non si sa perché questa espressione oggi viene spesso usata con ironia! Grandi opere sul piano storico-sociale sono state realizzate dal genio femminile, in ogni tempo, ma specialmente nella tanto deprecata “età romantica”. Che l’autrice del celebre romanzo La capanna dello zio Tom fosse una donna, e che ciò sia chiarissimo per ogni lettore, non impedì a detto romanzo di provocare lo scoppio di una guerra per l’abolizione della schiavitù. E che la quacquera Elizabeth Fry fosse una donna con dieci figli, e che fosse animata da nobili sentimenti materni, non le impedì di essere l’apostola della riforma carceraria in Inghilterra e in altre parti di Europa. Che poi la persona storica di Florence Nightingale fosse ben diversa dalla figura angelicata cantata dal poeta Longfellow, e di cui è ancora diffusa la leggenda, ciò non le impedì di ispirarsi, per la creazione dell’infermieristica moderna, alle diaconesse del pastore Fliedner e alle suore cattoliche di Trinità de’ Monti. Lo stesso Henri Dunat, nell’ideazione della Croce Rossa, ebbe ben presenti le contadine che curavano amorosamente i feriti sparsi per la pianura insanguinata di Solferino. Si potrebbe dire molto di più, ma ciò è sufficiente per mostrare che i sentimenti materni, che ad ogni modo nel loro posto normale meritano tutta la stima che ancora oggi pressoché tutte le persone civili - e non soltanto i gay - loro accordano, senza perdere nulla della loro “femminilità”, hanno la possibilità di aprirsi a vastissimi orizzonti di operosità storica e sociale. E vorrei partire da qui per affermare che la nuova era della donna dovrebbe prendere coscienza che, in questo campo, è stato fatto assolutamente troppo poco, e che realmente i nostri tempi reclamano in ciò una trasformazione epocale, paragonabile al Cogito cartesiano o alla “rivoluzione copernicana” kantiana. I paragoni non sono stati scelti a caso, e penso che sia giunto il tempo di rivedere completamente gli schemi in cui si è ormai fossilizzata la manualistica storico-filosofica e di riconsiderare sia le categorie di interpretazione dell’età moderna e contemporanea, sia le nuove prospettive e i nuovi compiti che la realtà di oggi ci pone di fronte. Facendo, dunque, ora una digressione, proverò ad abbozzare, in forma senz’altro troppo breve e sintetica, una visione dell’età moderna e contemporanea, e delle sue “rivoluzioni” spirituali, notevolmente diversa da quella universalmente diffusa, ed a proporre poi, quasi in continuità con essa, la ulteriore “rivoluzione” spirituale a mio giudizio richiesta dai nuovi tempi. Partiamo da un testo che magnificamente rappresenta la grande novità della filosofia moderna rispetto a quella classica e medievale - e notiamo che si tratta di un testo profondamente cristiano: la Scienza nuova di Giambattista Vico. «La donna con le tempie alate che sovrasta al globo mondano, o sia al mondo della natura, è la metafisica, ché tanto suona il suo nome. Il triangolo luminoso con ivi dentro un occhio veggente egli è Iddio con l’aspetto della sua provvidenza, per lo qual aspetto la metafisica in atto di estatica il contempla sopra l’ordine delle cose naturali, per lo quale finora l’hanno contemplato i filosofi; perch’ella, in quest’opera, più in suso innalzandosi, contempla in Dio il mondo delle menti umane, ch’è ’l mondo metafisico, per dimostrarne la provvedenza nel mondo delle nazioni». Così esordisce il filosofo napoletano nell’Idea dell’opera, nella quale illustra il significato dell’immagine posta sul frontespizio. Da detto testo si desume che, come gli antichi avevano considerato Dio soprattutto quale autore della natura, e dell’uomo quale essere naturale, i moderni - e in questo Vico è anche lui cartesiano - lo considerano soprattutto come autore della mente umana, della sua libertà e quindi - e qui Vico si distacca da Cartesio e fa un grande passo in avanti rispetto a lui - della storia delle nazioni. Giustamente il Croce ha visto nel pensiero del Vico anticipato l’idealismo tedesco - pur avendo commesso l’errore di voler distaccare Vico dalla metafisica cristiana - e questo ci permette di abbracciare con un unico sguardo il pensiero moderno e contemporaneo e di vedere in esso, non l’affermazione dell’uomo contro Dio, come recita una diffusa vulgata, che ormai dovrebbe essere per molti aspetti abbandonata, ma piuttosto una nuova coscienza religiosa e cristiana, che celebra l’incontro della libertà umana e della Provvidenza divina nella costruzione del destino storico dei popoli. Questa “rivoluzione spirituale” moderna e i suoi successivi sviluppi costituiscono l’orizzonte supremo a cui potesse spingersi il pensiero umano? No! Un’altra rivoluzione spirituale era ancora in attesa di manifestarsi, non meno sconvolgente di quella precedente: la rivoluzione della nuova era della donna. Le premesse di questa “rivoluzione” dobbiamo vederle nella crisi della ragione che si manifesta già in Kant, agli albori del Romanticismo. Se l’età moderna aveva celebrato la ragione umana e l’Illuminismo ne aveva in qualche misura esasperato le rivendicazioni, esaltandola al di sopra di tutto, il filosofo di Königsberg, pur idolatrandola anch’egli, almeno in una certa misura, le aveva però poi posto limiti ben precisi, mettendo, in qualche modo, altre facoltà umane al di sopra della ragione stessa. Infatti, le realtà che maggiormente interessano l’uomo per la sua vita e per il suo destino - Dio, l’anima umana, la libertà - secondo Kant, non erano attingibili da parte della ragione, ma solo postulabili quali premesse indispensabili per la vita morale dell’uomo. In qualsiasi modo si voglia interpretare il pensiero di Kant su questo punto, esso poneva le basi di una tendenza che, in vari modi, avrebbe condizionato tutto il pensiero successivo: se l’unico oggetto adeguato della ragione era la scienza fisico-matematica, tutto ciò che esulava da essa - e non si trattava certamente di realtà prive di importanza per la vita umana! - doveva essere raggiunto per vie diverse dalla ragione: l’azione, il senso morale, il senso estetico, il sentimento. Questa insoddisfazione per la ragione viene espressa in modo altamente drammatico dall’opera che è stata da molti ritenuta la Divina Commedia del mondo moderno: il Faust di Goethe. «Oimé» esordisce l’eroe del poema, «io ho oramai studiato filosofia, giurisprudenza, medicina, e, lasso! anche la grama teologia! e d’ogni cosa sono andato al fondo con cocente fatica. Ed ecco, povero pazzo! Ch’io ne so ora quanto innanzi. Mi chiamano maestro, chiamanmi anche dottore, e già da dieci anni io meno, di su e di giù, e per lungo e per traverso, i miei scolari pel naso; oh! veggo manifesto che noi sapremo mai nulla! Ahi, io ne avrò rapidamente consumato il cuore! Per verità io passo di dottrina tutti quanti i cianciatori, dottori, maestri, scrivani o preti, né io sono tormentato da dubbi o da scrupoli; né l’inferno, né il diavolo mi dà paura. Ma, e ogni gioia si è pure partita da me: non più presumo di conoscere alcuna cosa di vero; non più presumo d’insegnare alcuna cosa che mi valga a ravviare e condurre gli uomini al bene». E nel suo celebre patto con il diavolo, che cosa egli chiede a Mefistofele? «Il filo del pensiero è lacero, e da gran tempo ho a schifo ogni scienza (...) Io voglio l’ebbrezza, - la vertigine; voglio le voluttà che generano tormento; l’odio che germoglia dall’amore; gl’impedimenti che ne danno alacrità. Il mio petto, guarito oramai dalla febbre della scienza, dee stare aperto a tutti gli affanni». E questo fino a che egli possa esclamare all’attimo fuggente: «Verweile doch: du bist so schön! - Fermati: sei così bello!» Dunque all’avventura della ragione si contrappone, o meglio si aggiunge, un’altra avventura, che forse tutto il poema non riesce adeguatamente a precisare. Ma se in questa avventura alla ragione si impongono e si contrappongono l’emozione e il sentimento, non è certo un caso che in essa finisca per prevalere l’esperienza dell’amore, e quindi la donna. Bene riassume perciò Boito, nel Mefistofele - certamente la migliore trasposizione musicale del poema di Goethe - la vicenda del suo eroe con le parole che, nell’epilogo, mette in bocca a Faust: Ogni mortal mister gustai, Il Real, l’Ideale, L’Amore della vergine, L’Amore della Dea . . . sì. Ma il Real fu dolore E l’Ideal fu sogno . . . E nell’ultima scena del poema goethiano campeggiano la figura della Mater Gloriosa e delle peccatrici penitenti, le quali preparano le parole finali del Chorus Mysticus, inneggianti all’Eterno Femminino che ci trae in alto verso il cielo: Das Ewig-Weibliche Zieht uns hinan. Senza volere ora entrare nelle reali intenzioni di un poema così complesso e così discusso, non c’è dubbio che la figura della donna e dell’amore, che in qualche modo in esso campeggia, ben rappresenta simbolicamente il tema centrale che ha dominato aspetti essenziali della cultura romantica e le loro propaggini fino ai nostri giorni. E la riflessione ritorna, ora, proprio ai nostri giorni, nei quali si potrebbe auspicare che, quanto già preannunciato e in parte realizzato in un’età contemporanea che andrebbe totalmente ripensata, possa trovare finalmente la sua esplicita e travolgente affermazione. Come Adamo non trova la via per realizzare se stesso se non quando il suo sguardo, dopo aver vagato per tutto l’universo creato, finalmente si posa su Eva ed esclama: «Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa» (Gn 2, 23), così l’uomo moderno, dopo aver vagato per cielo e terra per affermare con la ragione la sua supremazia, ammaestrato dall’amara esperienza dei frutti di morte scaturiti dall’aver relegato colei che doveva condividere la sua regalità sul mondo creato tra le anguste mura domestiche, dovrebbe ora comprendere che tutto il suo operare può trovare il suo senso soltanto se messo al servizio dell’amore e della vita che dall’amore nasce e sempre si rinnova. Tra tutte le opere dell’uomo, infatti, la più sublime e quella che più lo rende simile a Dio è la generazione e la cura amorosa della vita. Ma se questa è la vera missione dell’uomo, soltanto la donna gliela manifesta e gli apre la strada luminosa per realizzarla. Le femministe di un certo stampo protestano indignate quando si dice loro che la donna è soprattutto sposa e madre. Ma la loro indignazione si dimostra infondata, se alla suddetta affermazione si aggiunge l’affermazione corrispondente, che l’uomo è soprattutto sposo e padre. La donna aspira a diventare ingegnere, soldato o governante, perché l’uomo finora ha preteso di manifestare la sua regalità sul mondo come ingegnere, soldato o governante, ma se finalmente si impone con la chiarezza della luce del giorno che la pubblica regalità dell’uomo sul mondo si degrada quando pretende di manifestarsi essenzialmente attraverso le sue qualità di ingegnere, soldato o governante, e invece si esalta quando si manifesta attraverso la sua più alta prerogativa, che è di essere sposo e padre, e di mettere al servizio dell’amore e della vita tutte le sue altre qualità, allora la donna non disdegnerà di mettere anche lei, come sposa e madre, al servizio dell’amore e della vita tutte le sue altre prerogative e qualità. E tra queste prerogative e qualità potranno ben prendere posto quelle di ingegnere, soldato e governante, una volta che l’amore e la cura paterna e materna per la vita siano state liberate dalla loro relegazione tra le sole anguste mura domestiche e siano divenute le forze spirituali trainanti di tutta una nuova civiltà. Se poi il mistero dell’amore e della generazione della vita viene irradiato dal compimento del desiderio, che giace dell’inconscio del genere umano, di generare nella vita del mondo la stessa vita divina, nella persona del Figlio di Dio fatto uomo, e di diffondere a tutti gli uomini la figliolanza divina, si comprende allora come ogni essere umano che viene al mondo non è soltanto figlio della carne, e non è soltanto infusione di uno spirito creato da parte di Dio, ma è chiamato ad essere molto di più: figlio di Dio vivente nella vita della carne. E questo misterioso e mirabile destino irradia ogni paternità, ogni maternità, ogni filialità. Par questo, ogni bambino amato e curato dai suoi genitori intuisce di avere un Padre più grande del padre terreno, e ogni padre e madre terreni si sentono investiti di una missione umano-divina che trova il suo unico vero modello in Cristo e nella Vergine Maria. E se, con la Vergine Madre di Cristo e Madre di tutti gli uomini, è apparsa nel mondo una virginitas fecunda che ha irradiato di una luce divina e di una dimensione pubblica e universale ogni maternità, ciò vuol dire che la realtà umano-divina della generazione della vita umana non trova la sua vera essenza nella carne, ma nello spirito, che alla carne dà la sua impronta. Dunque, ogni virginitas fecunda, quella della vergine consacrata come quella del sacerdote, quella dell’artista, come quella di ogni persona che rinuncia al proprio focolare per un focolare grande quanto il mondo, mirabilmente esprime il carattere pubblico, universale, sociale, civile del mistero della generazione, dell’amore, della cura della vita umana - ciò di cui la donna si fa aralda nell’intero genere umano e ciò di cui dovrà farsi aralda la nuova era della donna. Sarà dunque questa la vera era della donna, il tempo in cui ella uscirà dalla sua relegazione nella vita privata, non per essere rivale dell’uomo in un’amministrazione puramente tecnica dei beni terreni, ma per imprimere alla vita civile della nazioni il respiro dell’amore per ogni uomo, il quale è prima di ogni altra cosa figlio, figlio di un immenso amore perché figlio di colei che è stata posta accanto all’uomo per coronare nell’amore l’opera della creazione e della divinizzazione del genere umano?


© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 3 settembre 2016

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