WASHINGTON, 30. Un’azienda gestita da una famiglia di fede cattolica non può essere costretta a violare i propri convincimenti religiosi in tema di piani assicurativi privati: lo ha stabilito una recente sentenza di un tribunale del Colorado, negli Stati Uniti. Si tratta di piani di assicurazione sanitaria che prevedono, in particolare, dei servizi minimi obbligatori, fra i quali vanno inclusi quelli abortivi e che i datori di lavoro, salvo alcune ristrette eccezioni per quanto concerne le istituzioni e le organizzazioni religiose, sono obbligati a garantire ai propri dipendenti, pena il pagamento di una pesante multa.
Il caso in questione riguarda la Hercules Industries, una impresa manifatturiera gestita da una famiglia di praticanti cattolici, che ha fatto ricorso contro le nuove direttive stabilite dal Governo (Hhs Mandate ) che impongono appunto la fornitura di tali servizi, inclusi nei piani assicurativi. Un giudice della corte distrettuale, John Kane, ha stabilito che l’applicazione della direttiva «infrangerebbe i diritti costituzionali e i regolamenti aziendali della famiglia». Come accennato, la multa prevista in caso di mancata osservanza delle direttive è alta: l’azienda avrebbe infatti dovuto pagare circa 100 dollari al giorno per ciascun dipendente e, per l’azienda (che conta 300 dipendenti), si sarebbe trattato, si osserva, di un esborso di alcuni milioni di dollari l’anno. Il giudice ha peraltro fatto riferimento a una sentenza della Corte di Appello del decimo circuito con la quale si è affermato il principio che «vi è un forte interesse pubblico nella libera pratica della propria fede ». Nel commentare la sentenza in Colorado, un rappresentante dell’Alliance Defending Freedom (un’organizzazione legale che si batte per la libertà religiosa), Michael Norton, ha osservato che «è molto importante» in quanto «ha determinato se una piccola azienda a conduzione familiare ha la libertà di praticare la propria fede, come desidera, sulla scena pubblica, oppure se è obbligata a fornire dei piani assicurativi sanitari che violano principi religiosi». Ha aggiunto Norton: «la nostra visione è che ogni cittadino dovrebbe essere lasciato libero di fare attività economica in accordo ai propri principi e non dovrebbe scegliere tra questo o agire in base a come un burocrate o un politico pensa che la religione debba essere vissuta». In un intervento del 2009 l’episcopato cattolico in Colorado aveva puntualizzato che «promuovere l’aborto come metodo di pianificazione familiare viola i valori e le norme etiche di molte culture». Finora sono una ventina negli Stati Uniti i ricorsi contro i piani assicurativi voluti dal Governo. Tra le istituzioni e organizzazioni che li sostengono vi sono anche, per esempio, l’University of Notre Dame e la Catholic University of America. L’amministrazione Obama ha deciso che la maggior parte di college e università, con una proroga di un anno per quelli affiliati a istituzioni religiose, dovranno prevedere piani assicurativi collettivi per gli studenti. Nei mesi scorsi il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Michael Dolan, presidente della Conferenza episcopale, aveva affermato che la volontà sul tema della contraccezione «è in violazione ai limiti costituzionali del nostro Governo e dei diritti fondamentali su cui il nostro Paese è stato fondato».
© Osservatore Romano - 30 - 31 luglio 2012
Libertà di impresa nel rispetto della religione
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