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WASHINGTON, 28. Mentre al Congresso di Washington sono da tempo state avviate le discussioni sul bilancio economico della nazione per il 2013 (Fiscal Year-Anno Fiscale), i vescovi tornano a indicare come priorità, nell'allocazione delle risorse, la scelta a favore delle fasce sociali più deboli, che includono famiglie povere, disoccupati, anziani e bambini. In una serie di lettere inviate a leader del Congresso, i vescovi di Stockton e di Des Moines, Stephen Edward Blaire e Richard Edmund Pates - rispettivamente presidenti del Committee on Domestic Justice and Human Development e del Committee on International Justice and Peace della United States Conference of Catholic Bishops (Usccb) - si invita in particolare a rafforzare "il circolo di protezione" attorno alle persone più vulnerabili, promuovendo programmi in grado di soddisfarne i bisogni base e di tutelarne la dignità. I presuli cattolici infatti, assieme ad altri leader religiosi, che hanno anche incontrato il presidente degli Stati Uniti in varie occasioni, aderiscono al "Circle of Protection" l'iniziativa ecumenica lanciata nel 2011 per contrastare i tagli alla spesa sociale e per sostenere le politiche d'investimento.
Dall'episcopato si ribadisce essenzialmente "che una proposta di spesa non può contare su tagli sproporzionati nei servizi essenziali che riguardano le persone povere e vulnerabili". Ad esempio, in riferimento alla politica abitativa, si osserva che in un momento in cui il bisogno di programmi che mettano a disposizione delle famiglie alloggi a prezzi accessibili è in crescita, "tagliare i fondi per essi farebbe peggiorare il disagio sociale". Peraltro, si ricorda che la comunità cattolica è uno dei maggiori fornitori privati, senza scopo di lucro, di abitazioni a prezzi accessibili ed è profondamente coinvolta nel soddisfare le esigenze abitative della popolazione in tutto il Paese. I vescovi ritengono che ogni proposta di bilancio debba pertanto rispettare dei criteri morali che "guidino le scelte difficili". In particolare una misura morale centrale di qualsiasi budget dovrebbe essere la valutazione dei suoi effetti sulle persone che soffrono per la fame, per la mancanza di un'abitazione, sui disoccupati e i poveri in generale. Inoltre, il Governo e le altre istituzioni pubbliche hanno la responsabilità condivisa di promuovere il bene comune di tutti e soprattutto dei lavoratori e delle loro famiglie che lottano per vivere con dignità in tempi difficili. Soluzioni giuste, si conclude, devono richiedere sacrifici condivisi da parte di ogni categoria sociale, comprese l'individuazione di adeguate entrate, l'eliminazione di spese militari e delle altre considerate non necessarie e affrontando i costi a lungo termine dei programmi assicurativi sanitari e di quelli pensionistici.
Tra i programmi statali per i quali si considera importante garantire il flusso di risorse si cita il Child Tax Credit: in pratica di tratta di sostegni alle famiglie povere che consente di ridurre di circa 1.000 dollari il loro contributo fiscale per ogni figlio minorenne. I vescovi, anche in precedenti appelli, ricordano che le famiglie con basso reddito e con più figli hanno maggiore diritto di essere aiutate. Altri, ad esempio, sono il Supplemental Nutrition Assistance Program, che fornisce aiuto economico per l'acquisto di prodotti alimentari: i beneficiari ricevono una carta elettronica prepagata che possono utilizzare per pagare i prodotti. Oppure lo Special Supplement Nutrition Program per le donne, i bambini e i neonati al fine di migliorare la nutrizione e lo stato di salute.
Nel Paese, come in gran parte del resto del mondo, la crisi economica sta avendo pesanti effetti sulle famiglie. Secondo un rapporto pubblicato nel 2011 dal Census Bureau - l'organo di censimento ufficiale del Governo - un cittadino su sei risulta povero e le diseguaglianze tra classi sociali diventano sempre più evidenti. Particolarmente preoccupante è la situazione dei minori poveri, la cui percentuale è passata dal 20,7 per cento del 2009 al 22 del 2010. Tra le comunità, quella afro-americana presenta il tasso di povertà più elevato: 27,4 per cento nel 2010. In un precedente intervento il cardinale arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale, Timothy Michael Dolan, aveva esortato il clero a dare centralità durante le omelie al senso di responsabilità della comunità cattolica nei riguardi dei poveri e degli emarginati, organizzando una rete di collaborazione. Le comunità delle diocesi, aveva detto, "devono fare il possibile per assistere poveri e disoccupati e per focalizzare l'attenzione pubblica su questo problema. La nostra tradizione cattolica si caratterizza per il rispetto per la vita e la dignità di tutti e la preoccupazione prioritaria per i poveri e i più vulnerabili. Essa riflette, inoltre, i legami e i vincoli di solidarietà e le relazioni di sussidiarietà e promuove la dignità del lavoro e la protezione dei lavoratori".



(©L'Osservatore Romano 29 aprile 2012)