di Mirko De Carli
Ieri si è varata la legge che introduce in Italia il matrimonio omosessuale: la paternità di tutto questo arriva da due cattolici, Renzi e Alfano. Il maxiemendamento, figlio dei 30 denari offerti dal premier al leader di Ncd, è un provvedimento normativo pasticciato, incostituzionale e ingiusto. Andiamo a capire perché.
Il testo prevede un unico articolo con più commi: al primo comma si istituiscono le unioni civili che si rifanno all’art.2 e 3 della Costituzione, declinandole quali formazioni sociali. Non si intravede formalmente un richiamo all’art.29 della Costituzione che disciplina la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna. Nella sostanza del provvedimento ritroviamo però tutte le ambiguità già presenti nel ddl Cirinnà.
Al comma secondo si dice appunto: ‘Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni’. Come previsto per il matrimonio civile. Poi al comma terzo si ribadisce: ‘l’ufficiale di stato civile provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra persone dello stesso nell’archivio dello stato civile’. Come previsto per il matrimonio civile. Si continua poi con il comma nono: ‘l’unione civile tra persone dello stesso sesso è certificata dal relativo documento attestante la costituzione dell’unione, che deve contenere i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e la residenza dei testimoni.’ Come per il matrimonio civile appunto. Troviamo anche la possibilità di avere lo stesso cognome, ex comma 10, oltre agli stessi doveri e diritti per le parti che completano la coppia di fatto: ‘l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alle proprie capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni’.
Anche per quanto riguarda il regime patrimoniale troviamo una disciplina paritetica a quella matrimoniale: ‘il regime patrimoniale dell’unione civile fra persone dello stesso sesso, in mancanza di diverse convenzioni patrimoniali, è costituito dalla comunione dei beni’. Per l’appunto. Il
comma ventesimo è la cosiddetta ciliegina sulla torta e sancisce l’introduzione in Italia del matrimonio omosessuale: ‘al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti la parola ‘coniuge’, ‘coniugi’ o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.’ Più chiaro di così. Tutto il resto è contorno, questa è sostanza.
E la toppa è davvero peggio del buco.
Passiamo poi alla parte relativa ai costi di questa operazione; troviamo un computo preciso al comma 66: ‘agli oneri derivanti dall’attuazione dei commi 1 al 35 della presente legge, valutati complessivamente in 3,7 milioni di euro per l’anno 2016, 6,7 milioni per l’anno 2017, 8 milioni per il 2018, 9,8 milioni per il 2019, 11,7 milioni per il 2020, 13,7 milioni per il 2021, 15,8 milioni per il 2022, 17,9 per il 2023, 20,3 milioni per il 2024 e 22,7 milioni per il 2025.Per un totale di 98 milioni e 300 mila euro. Dindini dei nostri contribuenti, crescenti anno per anno, spesi per una legge che andrà a garantire, in maniera imparziale, i diritti di poco più di 7.000 famiglie italiane e riguarderà non più di 529 bambini delle stesse coppie di fatto omosessuali.
Questa legge risulta essere il semplice grimaldello per consentire ai giudici di modificare il diritto di famiglia attraverso sentenze: infatti i magistrati potranno usare questa normativa per introdurre nei fatti e anche in punta di diritto il matrimonio gay in Italia con i relativi diritti di filiazione, come già avvenuto in molti paesi del Nord Europa.
L’eliminazione dell’art.5 sulla step child adoption risulta essere l’ennesima farsa in quanto, nel momento in cui si adattano normative sulle unioni civili (per cui l’Europa non ci ha posto nessun obbligo), interverranno automaticamente gli organismi europei (in primis la Corte dei diritti europei) per estendere la normativa a tutti quei diritti già previsti negli altri paesi dell’Unione Europea che hanno normato in tale senso.
Anche l’eliminazione dell’obbligo di fedeltà risulta essere il classico specchietto per le allodole: quando al comma 20 del maxiemendamento si ripete che si applicano tutte le normative dove sono riportate le parole ‘coniuge’ o termini equivalenti si sa benissimo che si estendono tutti i diritti dell’istituto giuridico ‘famiglia’ alle coppie di fatto omosessuali senza se e senza ma.
Troviamo ragioni forti nel dire che il ddl Renzi-Alfano risulta essere palesemente incostituzionale: una normativa che assegna il diritto alla reversibilità della pensione, alla successione testamentaria, all’utilizzo del cognome del partner solo a 7.500 coppie omosessuali conviventi con 529 minori e non alle 900.000 coppie di fatto eterosessuali con 700.000 bambini che risultano essere escluse da questi cosiddetti nuovi diritti, non può che essere in netto contrasto con l’art.3 della Costituzione italiana.
Per questo motivo il nostro no al ddl Renzi-Alfano è netto e deciso. Sopratutto quando nasce un provvedimento attraverso la prima pratica di step child adoption di natura politica:: Alfano e Renzi che adottano Verdini.
© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 25 febbraio 2016
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