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GLASGOW, 27. Ferma opposizione al recente annuncio del Governo scozzese, che vorrebbe far approvare una norma per consentire la celebrazione di matrimoni fra persone dello stesso sesso a cominciare dal 2015, è stata espressa nei giorni scorsi da alcuni responsabili religiosi e da esponenti della società civile.
In un’intervista concessa nei giorni scorsi alla Catholic News Agency, l’arcivescovo designato di Glasgow, monsignor Philip Tartaglia, scelto da Benedetto XVI il 24 luglio a succedere a monsignor Mario Joseph Conti, ha affermato di «essere profondamente preoccupato dal fatto che oggi qualsiasi ragionamento in difesa del matrimonio tradizionale venga quasi considerato un incitamento all’odio e venga classificato come una manifestazione di intolleranza ». Questo modo di considerare certe questioni così importanti per la società «a me sembra poco democratico, esclude ogni possibilità di dibattito e si presta a essere facilmente manipolato», ha osservato Tartaglia. Il reverendo anglicano Alan Hamilton, convener del Comitato per le questioni legali della Church of Scotland, ha invece affermato che «il nostro giudizio negativo sulla questione non è cambiato sin da quando abbiamo inviato le nostre risposte alla consultazione promossa dal Governo scozzese lo scorso dicembre. A meno che la nostra assemblea generale decida altrimenti, noi non possiamo dare la nostra approvazione al progetto del Governo sulla celebrazione di unioni civili o di matrimoni tra persone dello stesso sesso», ha ribadito. L’esponente anglicano ha poi precisato di «essere pienamente consapevole delle diverse opinioni tra i fedeli scozzesi e che molte persone sono divenute ansiose e irritabili a causa dell’attuale situazione. Noi — ha detto Hamilton — crediamo che l’omofobia sia da considerare un peccato e riconfermiamo il nostro impegno pastorale verso tutta la gente di Scozia, senza riguardo per il loro orientamento sessuale e le loro convinzioni sul tema». Riguardo i propositi espressi dai leader politici scozzesi sui matrimoni tra omosessuali, il reverendo ha sottolineato che i leader anglicani «stanno esaminando molto attentamente la proposta legislativa. In particolare, siamo preoccupati dalla possibilità che il Governo approvi una nuova legge senza avere gli strumenti per proteggere le organizzazioni religiose e i loro ministri, i quali non riterranno giusto presiedere alla celebrazione di unioni civili o di matrimoni fra omosessuali». Il Comitato per le questioni legali ha ripetutamente fatto presenti queste preoccupazioni al primo ministro «ma non abbiamo ancora ricevuto assicurazioni al riguardo». L’iniziativa per rendere possibile i matrimoni tra omosessuali sta suscitando contrastanti reazioni in Scozia e il vice primo ministro Nicola Sturgeon, a nome del Governo, ha dichiarato che «abbiamo chiaramente affermato che nessuna istituzione religiosa sarà obbligata a celebrare questi matrimoni. Tale protezione è già fornita dalle odierne leggi sull’uguaglianza ».

© Osservatore Romano - 28 luglio 2012