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iniezione-letaleWELLINGTON, 26. «La legalizzazione dell’eutanasia comporterebbe un serio pericolo di abusi verso molte persone anziane e verso altri soggetti gravemente ammalati e quindi in una oggettiva condizione di grande vulnerabilità», lo ha dichiarato nei giorni scorsi il professore John Kleinsman, responsabile del Nathaniel Centre di Wellington, Nuova Zelanda. Lo scienziato, a guida del più importate istituto cattolico di ricerca su temi bioetici del Paese, ha espresso questa sua convinzione in riferimento al progetto legislativo sulla legalizzazione dell’eutanasia presentato recentemente in Parlamento dalla deputata Maryan S t re e t . In un articolo pubblicato sul sito in rete Conferenza episcopale della Nuova Zelanda, il professore Kleinsman ha sottolineato che «la questione da porre è se una tale legge potrebbe essere implementata o meno nel corso del dibattito parlamentare ».
Per lo scienziato «gli esempi forniti dai precedenti casi di legalizzazione dell’eutanasia in altre nazioni mettono in evidenza che non c’è alcun margine di miglioramento per questo tipo di norme e che l’unica garanzia contro i probabili abusi verso persone molto anziane oppure afflitte da gravi malattie rimane quella offerta dalla legge attuale che proibisce ogni forma di suicidio assistito ». Per il responsabile del «Nathaniel Centre», «il ruolo dei legislatori in una società democratica è quello di garantire che gli interessi della maggioranza non vengano messi a rischio da scelte che riguarderebbero pochi individui». Esaminando i contenuti della proposta di legge presentata dalla deputata Maryan Street, lo scienziato sottolinea che «sembra un’ironia che un tale progetto, mentre afferma di volere promuovere una scelta per il termine della vita, di fatto negherebbe a molte persone il diritto di vivere. Esso pone il falso problema di riuscire a offrire una scelta sul termine della vita a quanti sono gravemente ammalati, ai disabili e alle persone più fragili mentre, al contrario, tutte queste persone hanno un forte bisogno di sentirsi accettate e stimate. Se l’eutanasia verrà legalizzata, molti di coloro che ora soffrono di un senso d’esclusione dovranno porre in discussione la propria esistenza in quanto il desiderio di continuare a vivere potrebbe essere considerato come una decisione dovuta al loro egoismo». «Seguendo il filo di questo ragionamento — ha sottolineato l’esp erto di bioetica — si potrebbe arrivare fino al punto di rendere possibile che qualcuno chieda ai sofferenti di giustificare il senso della loro esistenza. Questa prospettiva sarebbe veramente la negazione di una libera scelta, anzi diverrebbe una sottile ma efficace forma di coercizione. Il diritto di decidere sul termine della propria esistenza diverrebbe il dovere di morire». Il direttore del Nathaniel Centre ha anche risposto a coloro che affermano che ogni persona molto ammalata ha il diritto di scegliere il termine della propria vita come un modo per terminare le sofferenze provocate dalla malattia. Per lo scienziato «mai in passato come nei nostri tempi, i rimedi al dolore fisico offerti dalla scienza medica hanno dimostrato la loro validità. La loro efficacia non fornisce alcuna giustificazione per un qualsiasi progetto di legge che giustifichi l’eutanasia come un metodo per terminare le sofferenze. Leggendo il testo della proposta legislativa presentata il Parlamento dalla deputata Maryan Street ho notato la sua chiara intenzione di riconoscere il così detto diritto di morire non solo a coloro affetti da una grave malattia nello stadio terminale ma anche a quanti pensano che le cattive condizioni della loro salute siano ormai irreversibili. Questa tesi sostenuta da Maryan Street nel disegno legislativo potrebbe essere la premessa di interpretazioni soggettive e spingerebbe l’intera discussione sul termine della vita in un territorio molto pericoloso. Quale potrebbe essere un limite ragionevole per concedere oppure meno la possibilità di porre termine all’esistenza? Questa e molte altre domande dovrebbero essere poste dai cittadini della Nuova Zelanda a tutti coloro che appoggiano l’iniziativa della deputata nel nostro Parlamento ». Per estendere la discussione, una copia del testo sulla proposta di legge per legalizzare l’eutanasia è stata affissa nella bacheca posta nell’atrio del Nathaniel Centre.

© Osservatore Romano - 27 luglio 2012