È più di un anno che si aspettano i responsi della famigerata commissione ministeriale sulle linee guida per il contrasto all’omofobia nelle scuole. Il responso, ormai atteso e temuto come un oracolo, è forse stato annunciato dal capo del Dicastero, che alla Triennale si è lanciata in dichiarazioni preoccupantidi Giusy D'Amico
Car* ministr* Stefania Giannini, perdoni il testo lungo ma stavolta è necessario poter dire proprio tutto. Mi permetto di scriverle con l’uso dell’asterisco nonostante l’approccio abbia del surreale per la grammatica italiana e non solo.... ma lo uso per mostrarle quanto risulti inquietante l’idea di omettere le desinenze per non definire la sua identità né al femminile né al maschile, per non lasciare spazio ad interpretazioni che potrebbero limitare la sua autodeterminazione futura rispetto alla scelta di infinite identità possibili. Questa modalità viene utilizzata negli ambienti come quelli nei quali lei ha dichiarato in questi giorni, che presto si parlerà di amore ai bambini in classe, con la collaborazione di associazioni come l’Ombelico, da lei citate nel servizio offerto dal Corriere, che parlano d’amore ai giovani . Ha omesso specifiche sottolineature in ordine al ruolo prioritario dei genitori in questi ambiti, che potrebbero non gradire ingerenze di questo tipo nell’educazione dei propri figli. Car* ministr* vede tutto questo non rassicura affatto quel milione di famiglie, docenti, nonni, educatori che hanno riempito i due oceanici Family day, rifiutando una certa “educazione di genere” e quindi dicendo a chiare note Stop Gender nelle scuole. Perché questa educazione che molti iniziano palesemente a chiamare maleducazione, è madre di tutte le ambiguità in ordine al sesso, che in natura coincide con gli unici due generi esistenti : il maschile e il femminile. Generi ritenuti obsoleti e superati nelle teorie di genere che guardano a ruoli da decostruire come quelli del padre e della madre, già identificati con genitore 1 e genitore 2. Mamma e papa’ non sono categorie che fluttuano tra lo stereotipo e il pregiudizio ma rappresentano i cardini attorno cui ruotano quelle relazioni che generano il substrato profondo della nostra la società attraverso la famiglia che genera figli. Un bambino ha necessita’ di guardare al padre per una sana identificazione e di riferirsi alla madre per una sana differenziazione. Quando una società non ha più identità e perché ha perso le sue origini. L’uso di linguaggi criptati di cui la nostra società, già sufficientemente confusa, non sa cosa farsene, rifiuterà impostazioni ideologiche di sistema, su cui è pronta a dare ragione senza indugio. Le Linee Guida al comma 16, i cui contenuti non sono stati resi noti neanche al Fonags dovranno tener conto del parere dei genitori e purtroppo non si capisce come mai la composizione del tavolo cui si è lavorato per la stesura, risulti ancora segreta. Queste modalità non sono gradite, perché in un clima di dovuta trasparenza era necessario coinvolgere proprio tutti i soggetti legati al mondo dell’educazione soprattutto i genitori, la Strategia Nazionale dell’Unar che nel 2013 ci impose il Piano Nazionale contro le discriminazioni di genere, si avvalse di una commissione di lavoro, composta da 29 associazioni LGBT senza tenere in nessun conto le famiglie, associazioni di genitori e insegnanti. Car* Ministr* molte associazioni seguaci di una certa corrente di pensiero, non possono imporre visioni altre da quelle impostate nella famiglie, per sovvertire l’educazione dei bambini, che non sono oggetti di esperimenti filosofico culturale, ma persone da rispettare e alle quali garantire stabilita’ emotiva, non interferendo con le certezze ricevute in famiglia, luogo primario dove si dona si impara e si insegna l’amore, terreno privilegiato di educazione. Comprendo che questo parlare velato aderisca e corrisponda al miglior “politicamente corretto” attualmente in circolazione, perché l’asterisco indica proprio la finestra aperta su tutte le scelte possibili autonome e variegate di come mi percepisco e di come potrei auto definirmi in seguito, ma emerge sempre più chiaramente come tale impostazione sia stata oggetto di studi che ne hanno dimostrato l’infondatezza scientifica e delineati i danni possibili nella crescita dei bambini, è stata oggetto di proteste (due family day in soli sei mesi non è una roba da poco) di flash mob davanti il Ministero, petizioni contro questa visione alterata della realtà che mescola stereotipi, generi, sesso, identità e pregiudizi, senza definire bene verso dove porterà tutto questo. Ma vede Ministr* adeguarsi alle logiche di mercato delle grandi multinazionali che muovono i fili delle economie mondiali, non autorizza a manipolare le coscienze dei più piccoli per raggiungere la tanto declamata parità dei sessi, non si può sperimentare con i bambini per vedere se funziona la riduzione dei casi di violenza verso le donne e tantomeno valutare il livello delle discriminazioni avendo reso tutti i bambini uguali, senza differenze. Non si fanno prove sui bambini, non si toccano i bambini nell’anima perché essa è custode di fragili equilibri in via di formazione. Anche il Papa ha detto che i bambini non sono cavie da laboratorio con loro non si può sperimentare. Chi si assumerà la responsabilità epocale di aver prodotto nei fanciulli dubbi esistenziali profondi? Un giorno dovremmo rispondere di tutto questo al tribunale dei bambini ! In fondo siamo tutti sufficientemente edotti e convinti di quanto sia stato deleterio e ormai in gran parte fortunatamente superato, quel patriarcato ad impronta maschilista inteso nella peggior accezione del termine. Oggi la donna non solo non fa più solo la calza, le pulizie e i figli, ma è già molto emancipata e in moltissimi ambienti si trova in condizioni di parità se non di superiorità rispetto il sesso maschile. Il “Femminismo buono” che l’ha liberata dal giogo pesante di una condizione di inferiorità o di penombra, ha consegnato alla storia delle donne, la chiave per una nuova e finalmente riconosciuta dignità, ma ha pesantemente generato un conflitto tra i sessi che l’ha condotta a porsi spesso in un’antitesi profonda nei confronti dell’uomo, inciampando pesantemente nell’uso/abuso di un potere nuovo che si è tradotto sempre più di frequente nella piaga dell’aborto, nel facile accesso al divorzio, generando crisi profonde nei nuclei familiari, drammi esistenziali nei figli estremamente provati, che oggi popolano le nostre classi, per tutti loro è necessario che la scuola si offra per ristabilire nuove alleanze tra uomini e donne, nuova fiducia tra le meravigliose differenze che li caratterizzano, non alimentare la parità come indifferenza ma l’alleanza come programma di rinascita. Credo che come Minist* della Pubblica Istruzione sia a conoscenza che l’iper individualismo promosso ad esempio dai paesi nordici che sembravano gli apripista di una libertà sessuale che ci avrebbe resi più moderni e felici, di fatto ha prodotto una società che educando ad un eccesso di autonomia e di autodeterminazione, ha condotto giovani e adulti ad una profonda solitudine dove il non senso si è impadronito di coloro che liberandosi di tutto e di tutti, oggi muoiono soli, le donne producono figli con kit corredati che acquistano online e giungono a casa, per diventare madri di figli senza padre e narcotizzando le relazioni in una spirale che spesso ha condotto e conduce ancora al suicidio. L’educazione di genere che questo governo ha avuto tanta premura di promuovere, apre ad un indifferentismo sessuale pericoloso, perché individua senza il consenso preventivo dei genitori, che bambini e bambini diventino liberamente bambin* e bambin* senza identificarsi in nessun genere preciso ma fluido. Questa è la famosa ottica di genere, non rientrare in nessuna categoria precostituita, per poter appartenere ad una dimensione neutra con la quale ridefinirsi liberamente. Forse è stato deciso di promuovere l’indifferentismo sessuale, per non discriminare quei pochi che nei possibili dubbi identitari e pur avendo diritto ad ogni forma di rispetto, potranno sentirsi in buona compagnia coinvolgendo anche coloro che di dubbi non ne hanno affatto. Non so penso per esempio che se la linea fosse questa, si potrebbe anche decidere, che per non discriminare i bambini ebrei stabilissimo una legge con obbligo di insegnamento della religione ebraica nelle scuole. Persino la nostra religione cattolica è sottoposta a consenso informato da parte dei genitori. Non concederlo sarebbe stata un’azione da Stato totalitario. Ecco anche in ordine all’educazione affettiva, quale dimensione filosofica religiosa ed etica, la famiglia deve poter esercitare il proprio diritto di priorità nell’educazione ed espimere il proprio consenso. A proposito perchè continuare a non dare risposte ai genitori, come quello che nella trasmissione del 13 sera le ha chiesto davanti agli italiani cosa dirà alle famiglie che non vogliono l’educazione di genere ? Cosa devono fare i genitori per essere rassicurati su questi temi? Inutile rispondere con le solite frasi spot, “il comma 16 è solo sulla non discriminazione e sulle pari opportunità”, non ci crede più nessuno. Allora Car* Ministr* il problema vero su cui il popolo del Family Day sta aspettando risposta dal Miur è che dinanzi alla profonda ambiguità con cui sarà permeata la prossima attuazione del comma 16, la scuola deve incaricarsi di dare tutte le possibili e dettagliate informazioni sul chi, insegnerà cosa, con quali competenze e quando. Non può accadere in orario curriculare, già ridotto al collasso per le carenze di organico e soprattutto la scuola dovrebbe prevedere ore aggiuntive anche per lo sviluppo di competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, tema caldissimo per le emergenze legate all’esodo biblico di rifugiati da territori di guerra, stiamo parlando del comma 7, rispetto delle differenze, del dialogo tra le culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri. Tematiche tutte che se meritassero la stessa attenzione che si sta dando all’educazione sentimentale dovrebbero prevedere almeno 10 ore di lezione in più’ rispetto quelle previste. È necessario riconoscere formalmente e prevedere da subito, l’uso del Consenso Informato Preventivo per i percorsi educativi relativi al comma 16 che toccano temi etici così delicati e profondi come la dimensione emotiva, affettiva e sessuale dei bambini. Le rammento che la Petizione on line sulla Libertà Educativa delle Famiglie promossa in collaborazione con moltissime associazioni, chiede il riconoscimento di questo diritto e sta registrando migliaia di firme... Le famiglie hanno il diritto di far astenere i propri figli da dubbie linee educative che non condividono. Car* Ministr*, la prego poi, non aggiungiamo a tutto questo minestrone la solita lagna “ce lo chiede l’Europa” , perché stentiamo davvero a credere che la tanto pubblicizzata educazione di genere sia di qualche utilità al nostro paese, sembra solo il secondo tempo del film sul ddl Crinna’, un paese sotto assedio per mesi su quella che appariva l’emergenza nazionale e che ad oggi in un clamoroso flop ha registrato solo dodici unioni civili... Davvero gli Italiani hanno diritto ad essere informati sulle reali necessita’ del paese, la cui lista è nota a tutti : perdita del lavoro, povertà in aumento, livelli di disoccupazione da dopo guerra...Invece noi investiamo sull’educazione di genere di cui non si ha certezza, depositiamo addirittura disegni di legge per l’educazione sentimentale, qualora non bastasse il comma 16 nelle scuole. Anche questa appare una forzatura. Mi permetto di proporre una petizione nazionale con la quale il Ministero chieda quanti genitori realmente nella scuola vogliono l’educazione di genere per i propri figli, questo risulterebbe davvero un approccio rispettoso e degno del nostro paese se vuole continuare a chiamarsi democratico. Mi permetta ministr*, vorrei concludere con gli ultimi due punti di osservazione e di proposta. Se volesse davvero aiutare ad incoraggiare nella scuola una visione rispettosa della donna, prevenendo forme di violenza e di abuso, sarebbe ottimo incoraggiare quanto da sempre la scuola si incarica di fare, difendere il clima di accoglienza di cui è garante da sempre. Continuare a garantire e privilegiare il dialogo in classe, rispettare il loro libero manifestarsi , porsi semplicemente ed empaticamente in ascolto delle loro inclinazioni, dei loro dubbi, delle loro aspirazioni, mediare sapientemente conflitti, come arbitri invisibili, condurre tutto questo su percorsi sereni di sano confronto con i compagni e camminare su binari paralleli alla famiglia avendo cura di seguirne le orme per accompagnare i passi talvolta incerti e incoraggiare possibili svolte. Suggerisco anche un aspetto su cui ragionare per contrastare la violenza sulle donne che non è solo il prodotto di visioni maschiliste, che con fermezza vanno sempre combattute e severamente condannate, a volte il terreno della violenza nasce dalla rete dove la pornografia è accessibile a tutti, andrebbe proibito l’uso del cellulare che ormai ha libera connessione internet, a bambini e ragazzi al di sotto dei 16 anni , ( ma il problema sono i grandi gestori della telefonia...) a volte la violenza nasce dalla strada dove la prostituzione è visibile ormai anche in piccoli centri abitati, ( legalizzarla significherebbe ammettere che può andare anche così per una donna...) nasce dal dibattito sulla pratica dell’utero in affitto tranquillamente adottata persino da alcuni nostri parlamentari, ( la condanna dovrebbe essere universale visto che per comprare un essere umano devo pagare, sfruttare il corpo di una donna e svilirla nel modo più umiliante come quello di pagarle una prestazione ad uso fabbrica ) la violenza si genera continuando a pensare che il corpo di una donna è qualcosa che deve soddisfare desideri, si alimenta anche dalla produzione del grande main stream , che propone ossessivamente immagini di donne che vengono esposte alle telecamere per essere “ guardate “ e dove servirebbe educare gli adulti da adulti sani. Come si può proporre anche in programmi di prima serata corpi seminudi di vallette che devono sempre recitare il ruolo delle oche, preparato da chi scrive copioni che andrebbero censurati, corpi di plastica in atteggiamenti superficiali e irrispettosi del vero volto della donna, il tutto generosamente offerto in film, fiction, pubblicità e talvolta in cartoni animati? Perché il governo non decide di rischiare sulla perdita di audience e quindi di incassi, avendo il coraggio di censurare proposte che sviliscono la profonda dignità delle donne, piuttosto che rischiare esperimenti sulle coscienze dei bambini a scuola? Bisogna ripartire dall’immagine che viene data della donna e che proprio a partire dai grandi canali di comunicazione, ha bisogno di essere purificata, restituita alla sua vera bellezza. E infine car* Ministr* mi permetto di evidenziare che nell’intervista al Corriere lei ha parlato compiaciuta, di 40 milioni l’anno previsti per la formazione dei docenti anche sulle tematiche di genere. Mi chiedevo come mamma e come maestra, come mai alle richieste di priorità assoluta, per esempio mi viene in mente la vera emergenza nazionale, sulla messa in sicurezza di scuole fatiscenti e ancor peggio di quelle situate in zone ad alto rischio sismico , la risposta è sempre... che non ci sono fondi ...Come ce lo spiega? L’assessor* alle politiche politiche sociali e della scuola, Laura Baldassarre avviando la prima campagna di studio sulla sicurezza degli edifici scolastici ad Amatrice e dintorni, ha dichiarato che gli ostacoli sono molti...in primis le risorse economiche... Ma come, abbiamo soldi in abbondanza per parlare di sesso, amore e affettività , temi peraltro non graditi alle famiglie e trascuriamo la sicurezza della vita dei nostri bambini e ragazzi, che ad Amatrice per un disegno benevolo del cielo non è accaduto che morissero tutti sotto le macerie? La tutela dei più indifesi è la grande e prioritaria emergenza. Inoltre se abbiamo così tanti soldi per l’educazione di genere, come mai non ne abbiamo per coprire posti che a pochissimi giorni dall’apertura dei cancelli scolastici, vede ancora classi scoperte con carenza di organico? E perché non vengono riconosciuti come bisognosi di supporto tutti quegli alunni iperattivi che sono una delle maggiori cause di destabilizzazione delle classi? Perché con i bambini stranieri possiamo attivare solo percorsi didattici personalizzati senza ricevere l’aiuto da parte di nessuno? Per non parlare delle discriminazioni che avvengono a causa della disabilita’, dell’obesità come dell’anoressia, insomma sarebbe interessante capire questi milioni dove vanno a finire e perché non intervengono direttamente sulle “vere”emergenze . - Comunque le comunico che non accetterò di essere obbligata a fare corsi di formazione su una certa educazione di genere, esiste l’obiezione di coscienza su temi tanto delicati e non insegnerò mai ai miei alunni che possono autodeterminarsi e scegliere la propria identità, tantomeno che maschi e femmine sono uguali e indifferenti, ripeterò loro che sono pari, in ordine alla dignità, ai diritti, alle opportunità, ma biologicamente diversi, strutturalmente diversi e proprio questo li rende due universi in continua attrazione e donazione. Tenterò in punta di piedi di restare sulla soglia dell’universo sottile, arcano, profondo e delicato dei miei alunni, perché tale dovrebbe rimanere la sfera affettiva e sessuale dei bambini. Chiederò il consenso dei genitori per qualunque tipo di percorso legato all’affettività che deciderò di attuare, starò in silenzio se sarà necessario, lo faro’ per conservare l’unico mistero possibile legato al miracolo della vita, al nostro trasfonderci nell’altro per generare la poesia di corpi che si svelano, di anime che si incontrano e dove il bambino prima, e il ragazzo poi, guidati dalla strada maestra delle relazioni familiari sapranno educarsi alla vita senza mai sentirsi soli, ma non lo impareranno da lezioni che hanno il sapore del trans umano , sapranno fruttificarle per il tempo stabilito e realizzarle per contribuire alla realizzazione di una società che non ha paura della ricchezza delle differenze, ma le supera, le trascende per sentirsi profondamente uomo, profondamente donna. In attesa di un suo cortese riscontro.
Cari saluti.
Giusy D’Amico Mamma, sposa, maestra.
Presidente dell’Associazione Non Si Tocca La Famiglia
Membro del Comitato Nazionale Difendiamo i Nostri Figli.
© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 15 settembre 2016
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