L'inscindibile legame tra obbedienza e libertà
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Benedettino Vicearchivista dell'abbazia di Montecassino
A chi non conosceva il lungo itinerario umano e spirituale del cardinale Joseph Ratzinger, la scelta del nome Benedetto al momento della sua elezione a Papa in quel pomeriggio romano del 19 aprile 2005, prima che egli stesso potesse spiegarne la genesi con la consueta limpidezza della sua parola, poteva apparire singolare se non straordinaria. In realtà, basta scorrere il volume della sua autobiografia La mia vita. Ricordi (1927-1977) - Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, pagine 122, euro 16,53 - per cogliere come già nel fanciullo Joseph si delineasse ben presto quel paesaggio interiore che lo avrebbe condotto molti anni dopo, una volta eletto Papa, a preferire a tutti gli altri il nome di Benedetto, il santo fondatore di Montecassino e patriarca dei monaci d'Occidente. Lo spazio della liturgia attrasse infatti in modo avvincente l'interesse del fanciullo Ratzinger: "Questo misterioso intreccio di testi e di azioni (...) cresciuto nel corso dei secoli dalla fede della Chiesa. Portava in sé il peso di tutta la storia ed era, insieme, molto di più che un prodotto della storia umana", scrive in quei suoi Ricordi.