Cammino ecumenico e sacralità della vita umana
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di RICCARDO BURIGANA
La riflessione sulla vita umana costituisce uno dei temi sui quali più articolato è il dibattito in campo ecumenico, dove si misurano posizioni e sensibilità, molto differenti. Anche se, va ricordato, esiste una comunione profonda sul riconoscimento della sacralità della vita. Questa comunione si manifesta in molte iniziative condivise, che pongono l'accento sulla lotta contro ogni forma di violenza, soprattutto con una ferma condanna della pena di morte, e sulla necessità di collocare qualunque riflessione sulla vita umana nell'orizzonte più ampio della salvaguardia del creato.
Tuttavia, pur rilevando un'ampia convergenza, si deve osservare che in alcune comunità s'introducono molte varianti, tanto che si hanno delle posizioni che sembrano mettere in dubbio il valore stesso della sacralità della vita, radicato sull'ascolto della Parola di Dio, prospettando non solo la necessità di far ricorso alla pena di morte, ma anche di assecondare l'opera legislativa in favore dell'aborto e dell'eutanasia. Si tratta di posizioni fortemente minoritarie, talvolta ispirate a un certo desiderio della ricerca di un'attualizzazione forzata del messaggio evangelico che sia al passo con le cosiddette rivoluzioni liberali in campo etico, che attraversano alcuni settori della società contemporanea, soprattutto nell'America Settentrionale e in Europa.
In Europa il dibattito è venuto assumendo una molteplicità di forme con una serie di posizioni, talvolta trasversali alle singole Chiese e comunità ecclesiali, che ha posto molte domande all'approfondimento del dialogo ecumenico, come ha dimostrato la stessa celebrazione della III Assemblea ecumenica europea, nel settembre 2007 a Sibiu, dove proprio su questo tema - la salvaguardia della vita umana, in ogni sua forma, dal concepimento fino alla sua morte naturale - emerse un dissenso di pochi cristiani che mostrarono quanto ancora doveva crescere una riflessione ecumenica in campo etico, che riaffermasse i principi irrinunciabili costituitivi del cristianesimo alla luce della Scrittura e delle tradizioni cristiane.
In questi ultimi anni, soprattutto nel campo evangelico, le comunità storiche del protestantismo europeo si sono confrontate nel tentativo di giungere a una formulazione condivisa per impedire che questo dibattito causasse ulteriori fratture, accentuando anche la contrapposizione con il mondo evangelicale che condannava ogni forma che ponesse un limite alla sacralità della vita. Anche per questo la Community of Protestant Churches in Europe (Cpce) ha convocato una riunione di esperti a Tutzing, in Germania, dal 7 al 9 febbraio. L'obiettivo è stato quello di proseguire una riflessione in modo da giungere alla redazione di un testo che possa essere adottato dagli oltre cento membri che compongono la Cpce, dopo che da oltre due anni è attivo un gruppo di ricerca sulle questioni etiche, che, con il proprio lavoro, ha certificato l'esistenza di posizioni, talvolta configgenti, su alcune questioni non secondarie.
In questo incontro - sul tema "Un tempo per vivere, un tempo per morire", ospitato dalla locale Accademia evangelica - si è avuto un confronto serrato tra una pluralità di posizioni. L'incontro è stato strutturato in gruppi di lavoro di carattere tematico sulle questioni teologiche, etiche e sociali relative al morire in ospedale e all'accompagnamento alla morte, come pure alla cosiddetta assistenza al suicidio. Si è cercato, dunque, di andare al cuore delle questioni sulle quali forte è il dibattito nella Cpce anche per le evidenti conseguenze ecumeniche che l'approvazione di un testo su tali temi può avere.
Nel corso dei lavori centrale è stata la dimensione della testimonianza personale, che ha reso ancora più difficile giungere a una formulazione condivisa che tenesse conto anche del dibattito in corso negli organismi europei, come il Consiglio d'Europa e l'Alta corte di giustizia europea. Al termine dell'incontro si è arrivati a un testo, che deve ora passare al vaglio del comitato centrale della Cpce e poi dall'assemblea dei membri, prima di diventare quella carta orientativa auspicata da molti per mettere ordine tra le tante posizioni e per rendere ancora più evidenti i valori evangelici che devono ispirare la riflessione etica. Pur manifestando ancora l'esistenza di molti distinguo, in questa prima bozza si è registrata un'ampia convergenza sul fatto che la dignità della persona umana, così come viene definita dalla Scrittura, non dipende dalla salute, dalla felicità e dalle prestazioni. Indicando così un punto sul quale proseguire la riflessione ecumenica in atto tra le Chiese cristiane in Europa. Infatti, come in molti hanno osservato durante l'incontro di Tutzing, non si può ignorare l'attuale dibattito ecumenico sui temi etici, che vede la Chiesa cattolica e quella Ortodossa in profonda sintonia su molti aspetti.
Spetta ora la consiglio direttivo del Cpce, riunito a Francoforte dal 10 al 13 febbario, affrontare anche i possibili tempi di redazione di questa carta con la quale presentare la posizione delle Chiese e comunità, che condividono lo spirito della Dichiarazione di Leunberg, sul tema della vita e dell'accompagnamento alla morte. Proprio la riflessione e la redazione di questo documento può aiutare a misurare la comune volontà di proseguire un dialogo ecumenico che tenga conto delle diversità senza che queste vengano strumentalmente usate per favorire nuove divisioni tra i cristiani.