Il territorio è la base della nuova evangelizzazione
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ROMA, 8. L’impegno ecclesiale di annuncio ed educazione alla fede deve curare in modo particolare «la concreta dimensione territoriale », anche come base e premessa della nuova evangelizzazione. In tal modo, la comunità cristiana si fa «maestra di relazioni autentiche », compagna nel cammino di fede, nei luoghi dove le persone vivono e operano. Ed è proprio tale cura per la fede delle persone nella comunità a rendere possibile e a dare credibilità a una proposta rivolta «a coloro che hanno bisogno di riscoprire la parola cristiana ormai incompresa o dimenticata». Aprendo, ieri pomeriggio a Roma, i lavori del XII Congresso europeo per la catechesi, monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha richiamato gli Orientamenti pastorali del 2010-2020, dal titolo Educare alla vita buona del Vangelo, là dove si sottolinea l’importanza della capillare presenza nel territorio che garantisce a ogni Chiesa particolare un potenziale educativo straordinario. È infatti alle parrocchie, alle comunità di vita cristiana, alle istituzioni scolastiche o ad altri contesti educativi, che viene principalmente affidata l’attività catechistica. Ecco perché, ha detto Crociata, il tema scelto per il convegno (che si concluderà giovedì 10) è quanto mai importante sia per la vita ordinaria delle comunità cristiane, sia per il loro impegno missionario. Il tema de «L’iniziazione cristiana nella prospettiva della nuova evangelizzazione » — questo il titolo del congresso promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali d’E u ro - pa (Ccee) — acquista valore proprio in forza della presenza nella vita quotidiana delle persone: iniziazione cristiana, ha spiegato il segretario generale della Cei, intesa come «processo e dimensione vitale», esperienza «fondamentale dell’educazione alla vita di fede», soprattutto se i fruitori sono fanciulli e ragazzi tra i 7 e i 16 anni (la fascia di età al centro dell’incontro di Roma). L’arcivescovo di Westminster, Vincent Gerard Nichols, nell’i n t ro - duzione del convegno ha osservato che l’Europa è il contesto che necessita maggiormente di una nuova evangelizzazione, «nuova perché c’è bisogno di nuovo vigore e fantasia, nuova perché sono tanti coloro che non hanno mai sentito l’invito del Vangelo». Nel vecchio continente si vive infatti la tensione fra la visione del Vangelo e la proposta di uno stile di vita che si è sviluppato e vissuto «senza alcun riferimento alla realtà di Dio». L’aria che si respira — ha detto monsignor Nichols — non soddisfa lo spirito umano. Eppure, «sappiamo che molti giovani sono pieni di una generosità istintiva, di un senso intuitivo di speranza e di un desiderio di conoscere e scoprire lo scopo della loro esistenza. Queste aspirazioni sono una fonte di grande speranza per tutti noi. Esse sono la prova, se ne abbiamo bisogno, che le verità sulla nostra umanità espresse nel dono del nostro insegnamento sono valide e durature». L’arcivescovo di Westminster, presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, nonché responsabile della commissione «Catechesi, scuola e università» del Ccee, ha poi ricordato l’Anno della fede indetto da Benedetto XVI e due grandi anniversari che ricorrono nel 2012: il cinquantesimo dell’apertura del concilio Vaticano II e il ventesimo della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, «una grande risorsa e una grande sfida», ha detto al riguardo Nichols. Ieri, al congresso, sono stati presentati i risultati di una ricerca sull’iniziazione cristiana in Europa realizzata dal Ccee. Il dato essenziale che emerge — riferisce il Sir — è che, più della scuola, degli amici e della catechesi in parrocchia, è la famiglia a giocare un ruolo essenziale nell’educazione cristiana del bambino.© Osservatore Romano - 9 maggio 2012