Con la mente gli occhi e le mani
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FÁTIMA , 14. «Non dobbiamo avere paura di sporcarci le mani, aiutando i miseri della terra: a che servirà averle pulite, se le avremo tenute in tasca? La stretta di mani che ci scambieremo come segno di pace sia la promessa di fraternità operosa, compiendo la volontà del Padre che è nei cieli». È un passaggio dell’omelia del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura, pronunciata ieri al santuario di Fátima, in Portogallo, in occasione della messa per il novantacinquesimo anniversario della prima apparizione della Vergine Maria alla Cova da Iria. Le mani (Matteo , 12, 46-50) dopo la mente e gli occhi, ovvero i tre segni corporali, i simboli «che sono in noi stessi» e «che incontriamo nella Parola di Dio di questa liturgia ». Il porporato ha citato la Lettera ai Romani (12, 1-2) per ricordare che «il corpo non è solo un agglomerato di cellule, un organismo biologico, ma è la sede della nostra anima, della coscienza della mente, è la via per comunicare la gioia e l’amore ma anche il dolore e l’odio». Purtroppo, nella società contemporanea «sono i corpi senz’anima a dominare, divenendo carne senza spirito, adorata o dis p re z z a t a » . Il corpo — ha proseguito il cardinale Ravasi — «è un’architettura mirabile che ha soprattutto nel volto la via per aprirsi al mondo e al prossimo». L’apostolo Paolo parla della mente, che «ha nella fronte e nel cervello la sua rappresentazione fisica; è il pensiero, la ragione, la conoscenza». Nella cultura contemporanea che è spesso «fluida, inconsistente, simile a una nebbia che non conosce punti fermi morali e luci di verità», l’apostolo «ci invita a non “conformarci a questo mondo”, galleggiando in superficie alla deriva, senza riflettere e interrogarsi, senza ricercare e giudicare», bensì esorta a “t r a s f o r m a rc i ”, «tenendo fissa la mente a “ciò che è buono, gradito a Dio e perfetto”». Infine gli occhi e le lacrime che Dio provvederà ad asciugare (Apocalisse , 21, 3-4): «Noi presentiamo il nostro segreto bagaglio di sofferenze, malattie, male, peccato, solitudine, incomprensioni a Maria perché lo consegni a suo Figlio. Ed egli scenderà ancora in mezzo a noi a cancellare, sì, qualche lacrima, ma soprattutto — ha detto il presidente del Pontificio consiglio della cultura — a portare su di sé questo peso, camminando al nostro fianco per le strade della nostra vita quotidiana». La messa è stata concelebrata assieme a ventidue vescovi e a 265 sacerdoti, mentre nel santuario erano presenti più di 160 gruppi organizzati provenienti da trenta Paesi. Quasi trecentomila i fedeli che hanno partecipato, fra sabato e domenica, al pellegrinaggio internazionale.© Osservatore Romano - 14 - 15 maggio 2012