Se Caino è malato di consumismo
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Tra due “corsivi”, entrambi di procedurale taglio poliziesco, il recente romanzo di Paola Capriolo — Caino (Milano, Bompiani, 2012, pagine 168, euro 16) — è una storia dai pochi personaggi ma di raffinata, complessa e sconcertante trama psicologica: una reticolare sequenza, tra esistenziale e introspettiva, concernente caratteri e comportamenti di Max, il padrone di casa (affermato consulente di marketing); Giulia, la moglie (avvenente borghesuccia tutta shopping e progetti weekend); il loro figlioletto (nominato Bambino, con la maiuscola, già spocchioso e indisponente da piccolo) e infine, Milagro (una ragazza “imp ortata” dal sud America e ospitata nella famigliola uso servizievole elettro domestico).