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Nella sua vita pubblica, Thomas More è stato un leale servitore dello Stato. Alla considerazione di cui godeva — quella che fece dire a Erasmo, nella sua ben nota lettera a Ulrico von Hutten, che Thomae Mori ingenio quid umquam fìnxit natura vel mollius vel dulcius vel felicius — contribuiva non poco la sua straordinaria versatilità, che lo aveva portato a eccellere in tutti i campi nei quali si era inoltrato, basti richiamare l’influenza di Utopia sul pensiero successivo e il suo carteggio con Erasmo.
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