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SGiL DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

All’inizio del IV secolo, Roma cominciò a cambiare il suo tradizionale aspetto architettonico grazie all’imperatore Costantino e all’attività edilizia da lui favorita. Egli fece costruire la basilica di San Giovanni in Laterano con un battistero e un palazzo che divenne la residenza dei vescovi di Roma.
Cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano è la madre di tutte le chiese dell’urbe e dell’orbe. E’ il simbolo della fede dei cristiani nei primi secoli, che sentivano la necessità di riunirsi in un luogo comune e consacrato per celebrare la Parola di Dio e i Sacri Misteri. La festa odierna, come ben evidenzia la liturgia, è la festa di tutte le chiese del mondo.

Martirologio Romano: Festa della dedicazione della basilica Lateranense, costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma, la cui annuale celebrazione in tutta la Chiesa latina è segno dell’amore e dell’unità con il Romano Pontefice.
(Santiebeati.it)

“Sacrosanta Chiesa Lateranense, madre e capo di tutte le Chiese di Roma e del mondo”. E’ la traduzione dal latino dell’iscrizione presente sui due lati dell'ingresso della facciata di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma. Il suo nome completo è Arcibasilica del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, e sorge nei pressi del monte Celio, a Roma. Un luogo fondamentale per i cristiani fin dai primi secoli. Qui si trova, infatti, la cattedra del Papa ed è la prima delle quattro Basiliche papali maggiori e la più antica d'Occidente. La Chiesa festeggia oggi, 9 novembre, la sua dedicazione facendo riferimento alla consacrazione compiuta nel 324 (o 318) da Papa Silvestro I che la dedicò al Santissimo Salvatore. Nel IX sec., poi, Sergio III la dedicò anche a San Giovanni Battista, mentre nel XII sec. Lucio II aggiunse anche San Giovanni Evangelista. Una festa, dunque, di attestazione di unità con il Papa, che è Vescovo di Roma e Capo della Chiesa universale.

Le origini

Le sue origini sono strettamente legate alla vicenda di Costantino, alla vittoria su Massenzio con la visione di quel segno, la Croce, con cui avrebbe vinto. E al successivo editto di Milano, nel 313, con cui venne riconosciuta la libertà di culto ai cristiani, nei secoli precedenti perseguitati. Per costruirvi una domus ecclesia, Costantino donò a Papa Melchiade i terreni, che provenivano originariamente dalla famiglia dei Lauretani, ma erano stati sottratti da Nerone. In quel tempo vi sorgeva la domus Faustae, la casa di Fausta, forse quella Fausta moglie di Costantino e sorella di Massenzio. Venne, quindi, edificato anche un Battistero e un palazzo che divenne la residenza dei vescovi di Roma. Lo fu fino al periodo avignonese. Con il ritorno dalla Francia e il Laterano in pessime condizioni, i Papi preferirono spostare la loro residenza in Vaticano. Nel corso dei secoli, infatti, il complesso subì danni da terremoto, incendio, saccheggio. La Basilica fu, quindi, ricostruita per ben 4 volte, arricchita nei secoli da diversi artisti. E tornò sempre a ergersi nella città in tutto il suo splendore e significato.(vaticannews.va)

Dedicazione della Basilica Lateranense



SAN TEODORO, SOLDATO E MARTIRE

Originario dell’Oriente, Teodoro è un soldato romano di fede cristiana che al tempo dell’imperatore Massimiano si trova con la sua legione ad Amasea, in Anatolia. Gli viene ordinato di sacrificare agli dei: in risposta lui distrugge il tempio di Cibele, andando così incontro al martirio.  


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Theodore TyroRastiglione, parrocchia autonoma fino al 1967 quando venne riunita con decreto diocesano a quella matrice di Zuccaro, da cui si era staccata nel XVI secolo, venera San Teodoro come suo compatrono, di cui conserva il corpo che l’autentica, firmata dal sacrista pontificio monsignor Giuseppe Eusanio nel febbraio del 1683, indica estratto dal cimitero di Callisto. Purtroppo non è possibile conoscere, dalla documentazione attualmente reperibile, attraverso quali vie e per interessamento di chi la reliquia sia giunta nella frazione di Valduggia dove, con atto notarile redatto da Giuseppe Filiberto Marrone il 20 luglio 1683, venne compiuta la ricognizione canonica e se ne autorizzò l’esposizione al pubblico culto. L’esistenza della cappella, in cui ancora oggi sono conservate le reliquie, è documentata a partire dal 1733, mentre non è attestata nel 1695 quando nell’edificio esistono solamente gli altari laterali dell’Immacolata e del Rosario; nella gloria del presbiterio, opera di Defendente Peracino (1762 – 1825), è raffigurato, in primo piano come soldato, il presunto martire. Teodoro venne identificato con uno dei numerosissimi santi omonimi riportati dalle fonti agiografiche, in particolare con il celebre martire di Amasea ricordato nel Martirologio Romano al 9 novembre. L’assimilazione dei due personaggi è insostenibile: il martire orientale, ricordato anche in un’omelia di Gregorio di Nissa e dal culto molto diffuso nell’antichità, non ha, infatti, alcun legame con la catacomba dell’Appia da cui si conosce provenire il corpo conservato a Rastiglione; inoltre parte delle sue presunte reliquie sono conservate nella cattedrale di Brindisi, dove furono trasportate nel XIII secolo e dove godono tutt’ora di grande venerazione. Considerando come siano numerosi i santi che portano il nome Teodoro, tra cui molti martiri dell’Urbe, risulta molto improbabile, quasi impossibile, stabilire a quale di essi possano attribuirsi le reliquie venerate nella località valsesiana. Questa identificazione, come si è già visto compiuta anche per altri corpi santi, ha determinato che la festa annuale del “santo” fosse celebrata al 9 novembre o alla domenica più prossima a tale data; grande solennità caratterizza il trasporto venticinquennale dell’urna, l’ultimo dei quali si è svolto nel 1983.  (Santiebeati.it)