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beata-burijandi GIULIA GALEOTTI

Fu la prima donna a far parte del Consiglio comunale di Vienna nel 1919 per il Partito socialdemocratico. E fu, l’anno dopo, la prima donna a essere eletta deputata al Consiglio nazionale austriaco — a suffragio universale appena conqui-stato — per i cristiano-sociali. Aveva 36 anni. Colei che suor Maria Judith Teppeiner (teologa e direttrice generale delle Suore della Carità Sociale) ha definito «una combattente per la parità di diritti», mise al centro del suo programma i deboli, gli emargi-nati, i poveri e le donne. Aspetto tutt’altro che frequente nei po-litici di professione, si trattò di un programma etico e di strategia esistenziale prima che politica: Hildegard Burjan (1883-1933) è stata beatificata il 29 gennaio scorso nel duomo di Santo Stefano a Vienna.
E nemmeno sei mesi dopo Gregor Hammerl, presiden-te del Bundesrat austriaco, ha donato al Papa gli originali dei di-scorsi e delle mozioni che Burjan presentò in Parlamento. Nata in una famiglia ebrea non praticante, Hildegard Freund spiccò subito per la sua intelligenza, divenendo una delle prime donne a studiare filosofia all’università di Zurigo. Qui nel 1907 conobbe l’ingegnere ungherese Alexander Burjan (anche lui ebreo) e insieme andarono a vivere a Berlino per studiare scienze politiche ed economia. Si sposarono due anni più tardi. Dopo poco, Hildegard conseguì il dottorato in filosofia. Un momento estremamente delicato nella vita di Hildegard si produsse da lì a poco: nel 1909, infatti, dopo sette mesi di inutili operazioni e terapie all’ospedale cattolico St. Hedwig, i medici la dichiararono incurabile a causa di un grave problema ai reni. Le suore dell’ospedale, però, non si diedero per vinte: pare sia stato proprio grazie alle loro preghiere che la salute della donna im-provvisamente migliorò il giorno di Pasqua. Colpita nel profon-do dall’incontro con le religiose, Hildegard chiese il battesimo. E quando poi, rimasta incinta dopo il trasferimento a Vienna, i me-dici le consigliarono l’aborto (il suo fisico provato non sarebbe stato capace di affrontare la gravidanza), la donna fu irremovibi-le. E nove mesi dopo nacque Lisa. La gioia dei Burjan era però offuscata dai gravi problemi poli-tici e sociali che al tempo agitavano la capitale austriaca, e l’Eu-ropa tutta. Incapace per indole e vocazione di restare ferma din-nanzi alle necessità altrui, nel 1919 Hildegard decise di fondare la società religiosa Caritas Socialis, composta da suore, membri esterni e collaboratrici. Con le dieci compagne, non solo organiz-zò un ufficio di collocamento e una struttura per distribuire pasti caldi ai poveri, ma aprì alloggi per persone convalescenti e mala-te, case per ragazze madri e donne senza tetto. Occorre ricordare — a riprova della sua tenacia — che quando Hildegard Burjan ideò (tra le critiche) il suo progettò, si trattava di una forma di società religiosa non ancora prevista dal diritto canonico (cosa che avverrà poi, dopo la sua morte): ella voleva infatti creare qualcosa di nuovo, capace di rispondere ai nuovi bisogni dei nuovi tempi. Non una clausura (o una sua imitazione), ma piuttosto una strut-tura «mobile e sempre pronta a in-tervenire in ogni bi-sogno emergente», nella convinzione che collaborando tra loro i diversi talenti e le diverse forme di vita potessero arric-chirsi vicendevolmente. Mossa dal motto «l’amore di Cristo ci spinge» (2 Corinzi5, 14), l’idea di Hildegard era quella di fornire un’assistenza che non rendesse le persone dipendenti, ma che fosse invece capace di aiutarle a camminare con le proprie gam-be. Solo così il singolo sarebbe stato in grado di riacquistare il rispetto di sé. I problemi renali la condussero alla morte nel 1933: Hildegard Burjan aveva appena compiuto cinquant’anni. Nel 1963 il cardi-nale Franz König, arcivescovo di Vienna, diede inizio alla sua causa di beatificazione. Nel 2007 è stata dichiarata venerabile e, tre anni dopo, è stato riconosciuto un miracolo attribuito alla sua inetercessiobe. Caritas Socialis risponde ancora oggi ai bisogni scottanti, con-centrandosi sull’inizio e la fine della vita, quando la persona è particolarmente debole. Presente in Austria, Germania, Unghe-ria, Italia e Brasile, a Vienna (ad esempio) Caritas Socialis gesti-sce una casa per madri e figli, un centro di consulenza, scuole materne e asili infantili, centri sanitari e sociali con servizi specia-lizzati nell’ambito della cura e dell’assistenza alle persone anzia-ne e affette da malattie croniche (come l’Alzheimer e la sclerosi multipla). Intelligente, attenta, propositiva, energica: l’impegno di Hilde-gard Burjan rimane interessante soprattutto per la sua capacità di avvicinare vocazioni in apparenza distanti. Politica e religione cattolica, comunità religiosa e vita familiare, con uno sguardo sempre vigile sulle tante forme di precarietà sociale e spirituale. Tutto questo tenuto insieme nella convinzione che la persona umana sia un unicum globale, non frazionabile. Un lascito prezioso per le donne e gli uomini di fede, e di politica.

© Osservatore Romano - 27 settembre 2012