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Mio caro Malacoda, per la propaganda va bene così: bisogna ricondurre e ridurre ogni pronunciamento di Benedetto XVI alla dimensione etico-comportamentale.
Per cui se il Papa parla della vita umana (per dirla alla latina, "humanae vitae") bisogna dire e scrivere che ha parlato di "morale sessuale" o di "morale coniugale".
Benedetto XVI dice che «la possibilità di procreare una nuova vita umana è inclusa nell'integrale donazione dei coniugi» perché il loro amore «non solo assomiglia, ma partecipa all'amore di Dio, che vuole comunicarsi chiamando alla vita le persone umane», fa quindi un discorso sulla verità e sulla dignità dell'amore, sulla sua bellezza. Noi dobbiamo impedire che qualcuno possa restare ferito dalla bellezza; a noi interessa l'incoerenza, l'incapacità, la difficoltà dell'uomo di fronte al bello. Tra l'uomo e l'immagine possibile della sua felicità («se dell'eterne idee l'una sei tu, cui di sensibil forma...») noi dobbiamo interporre uno specchio, così che l'uomo veda sempre solo se stesso e la sua miseria, e dichiari inarrivabile la bellezza che pure ha intravisto ("io prendo te come mia sposa..."). A meno che all'impraticabilità dell'ideale noi non si riesca a sostituire la sua impensabilità.
Il gioco ci era quasi riuscito, abbiamo impegnato i preti a parlare di morale per quarant'anni e intanto svuotavamo il cervello ai fedeli. Il problema è che adesso se ne sono accorti e nelle file del Nemico c'è chi torna a parlare della fede come di un "metodo di conoscenza", o di un "atto dell'intelligenza".

C'è, per esempio, questo vescovo di Bologna che parlando dell'uomo e della sua vita (humanae vitae) l'ha detto papale papale: «L'Humanae Vitae nella post-modernità è diventata ormai incomprensibile perché è diventata completamente impensabile». Convincendo l'uomo moderno dell'idea che si può vivere "anche se Dio non c'è", abbiamo fatto crescere una generazione che ha deliberatamente estromesso la persona di Suo Figlio dalla storia, con la conseguenza che abbiamo colpito al cuore del sistema, che è il cuore dell'uomo, separando la sua libertà dalla sua verità. Il risultato è che oggi siamo riusciti e mettere in dubbio, e quindi in pericolo secondo il cardinal Caffarra, l'humanitas della persona come tale. «Se infatti - dice il vescovo bolognese - è la libertà stessa a decidere non di "compiere" il bene o il male, ma a stabilire che cosa è bene e che cosa è male... parlare di male morale non ha senso.
Il dramma della libertà - possibilità di negare con le proprie scelte ciò che si è affermato vero colla propria ragione - si trasforma in una farsa». Nella confusione generale derivata dallo scambiare tra loro l'organo della libertà con quello dell'intelligenza avevamo ottenuto il disarmo dell'uomo, la frase "non so più cosa pensare" esprimeva bene il suo smarrimento, anzi, meglio, lo smarrimento di sé.

Ora però siamo costretti a giocare a carte scoperte, nel senso che ci hanno scoperto il gioco: «Bisogna allargare la ragione» ripete in modo martellante questo Papa. Un bel contrappasso per noi, dopo due secoli che cavalchiamo la tigre del razionalismo. Datti alla mistica.

Tuo affezionatissimo zio

Berlicche

Fonte Tempi, 8 ottobre 2008