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san Bonaventura"Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio,
ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli"

(Dal Vangelo della memoria, per noi Festa, del giorno, San Bonaventura - Mt 5, 13-16)

C'è il rischio che ci si dimentichi che la nostra luce, se autentica, è luce riflessa dell'autentica Luce, e che dunque il nostro sgomitare vanesio per la visibilità ed essere riconosciuti funziona solo per ricordare, alla mente, al cuore ed alle mani, che senza obbedienza non si va da nessuna parte.

Fu per pura provvidenziale coincidenza che S. Antonio di Padova fu scoperto oratore preziosissimo, lui teologo navigato, per "coprire" la mancanza del predicatore che era stato inizialmente invitato dai frati.

La sua "notorietà" si deve all'obbedienza.

Come si deve all'obbedienza scrupolosa che fece nei confronti di S.Francesco di Assisi nel NON spegnere l'orazione e la devozione nello studiare e nell'insegnare teologia ai frati.

"A frate Antonio, mio vescovo, frate Francesco augura salute.
Ho piacere che tu insegni la sacra teologia ai frati, purché in questa occupazione tu non estingua lo spirito dell’orazione e della devozione, come è scritto nella Regola."
(FF 251 – 252)


È grazie a questa obbedienza che dobbiamo il fiorire degli insostituibili studi e luoghi di studio francescano.
E, in certo qual modo, anche alla nascita immensa di San Bonaventura. Giovane malato guarito dal poverello.

Bonaventura, grandissimo teologo, ineludbile assieme a Tommaso, mistico-manager, il ministro generale più lungo della storia dei francescani, rifondatore dell'ordine in un momento in cui i francescani rischiavano di fare la fine dei capponi che litigano davanti ad un'idea (quella della povertà) dimenticando la minorità.
Ma soprattutto grandissimo quando, nel catecumenato a cui richiama la pericope del Vangelo, andava a lavare i piatti come un qualunque frate del convento.

L'idea di litigare per un'idea e per un accento, sia esso la questio dei migranti o del dialogo o di qualche intemperante uscita di un prelato, ricorda quanto miseri siamo a perderci nell'analitico senza guardare la sostanza e la sintesi necessaria per il Vangelo e di come, purtroppo, dell'obbedienza e dell' "abbandono confidente è la nostra forza" (Is. 30,15) abbiamo compreso ben poco.

Perché sì, sovente, i social, sono il luogo dell'isteria, della disobbedienza e dell'amplificazione delle frustrazioni e delle miserie personali, relazionali e finanche coniugali che ci portiamo dietro.

Invece come dice il Signore ad Isaia e come è risuonato bene nel cuore di San Bonaventura:
«Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza,
nell'abbandono confidente sta la vostra forza».

Ma, anche qui, è catecumenato non nozione catechetica
ed è vera Scienza.


PiEffe