La strombazzatissima prima infanzia del figlio dell’amico dell’ex difensore degli ultimi, ormai leader proletarista di fama mondiale, ha segnato un altro traguardo: il battesimo, cattolicamente celebrato in provincia di Latina. Bene che non si sia negato anche questo tesoro all’innocente già privato della madre, ma si dà il sospetto che il lavacro fosse per l’immagine dei “genitori”di Davide Vairani
Tobia ha ricevuto il sacramento del Battesimo.
Grande festa per una creatura rivestita della Grazia di Dio! Onestamente, non ne vorrei parlare.
Tobia è una persona, un bimbo, che non ha alcuna responsabilità e scelta in merito a come è venuto al mondo e a come vivrà la propria vita. Ormai però lo sanno tutti: Tobia è il bimbo che Nichi Vendola e il suo compagno Eddy Testa hanno comprato in Canada con la tecnica dell’utero in affitto.
E – occorre sottolinearlo – alcuni media (guarda caso “Repubblica” in primis) non perdono occasione per rendere pubblica ogni scelta di Vendola, amplificandola esageratamente al fine – evidente – di veicolare il messaggio che non c’è nulla di male e sbagliato ricorrere alla pratica dell’utero in affitto se si desidera avere un figlio proprio. Lo vogliamo ridire fino alla noia: non esiste il diritto ad avere un figlio, esiste il diritto di un bambino ad avere una mamma e un papà. E che c’entra tutto questo con il fatto che il piccolo Tobia abbia ricevuto il sacramento del Battesimo? Nulla in sé e tutto al tempo stesso. La narrazione che ne fa “Repubblica” mi aiuta a spiegare che cosa intendo dire. “Il rito – ci informa ‘Repubblica’ - è stato celebrato sabato scorso in una parrocchia nel Sud Pontino, in provincia di Latina, alla presenza di pochi amici intimi e dei familiari più stretti dell’ex governatore della Puglia e del suo compagno Eddy Testa, padre biologico del neo battezzato, il piccolo Tobia avuto in Canada con la tecnica della maternità surrogata grazie a una donatrice. Il battesimo è stato celebrato nel pieno rispetto dei Canoni della Chiesa cattolica nella parrocchia di San Michele Arcangelo di Suio Terme, una frazione di Castelforte cittadina del versante meridionale della provincia di Latina, di cui Eddy Testa è originario, pur vivendo per motivi di lavoro in Canada”. Top secret ogni dettaglio. “Il parroco di San Michele Arcangelo, don Natalino Di Rienzo, non ha voluto rilasciare dichiarazioni pur confermando - stando a quanto riferito dalla stampa locale - di ‘aver impartito il sacramento’, ma ‘di più non posso dire per il rispetto della privacy’. Unica ammissione: ‘Mi è stato chiesto di battezzare il piccolo Tobia ed io l’ho fatto. Ma non posso dire di più perché non voglio pubblicizzare un evento del tutto privato’. A dare ufficialità all’evento ha provveduto il nuovo vescovo di Gaeta, Luigi Vari, che al termine di una cerimonia di consacrazione sacerdotale, ha specificato che era stato ‘informato’ già da tempo del desiderio della coppia Vendola-Testa di voler battezzare il loro bambino e di non aver trovato niente in contrario: ‘Sapevo tutto in anticipo. Mi era stato chiesto il permesso, non ho trovato nulla da ridire perché in linea con quello che dice papa Francesco, ovvero di non creare nuovi atei. Il Codice di Diritto Canonico, tra l’altro, - specifica il vescovo di Gaeta - come prevede l’accoglienza per i divorziati lo fa anche per situazioni del genere e la prima cosa è quella di tutelare i bambini’. Dopo la cerimonia in parrocchia, il piccolo Tobia è stato festeggiato in una tenuta, presso Suio, con i parenti più stretti e amici intimi. Nessun commento da Vendola e Testa, che - stando a chi ha potuto vederli in chiesa - hanno partecipato alla celebrazione con grande emozione, essendo entrambi ‘profondamente’ cattolici “– è sempre “Repubblica” che ci informa. Nemmeno “Repubblica” riesce fino in fondo a giustificare come normale ciò che non lo è. Il punto sta tutto in quelle virgolette apposte al “’profondamente’ cattolici”, riferendosi a Vendola e Testa, nella chiusura dell’articolo. E nel silenzio assordante del Vescovo di Gaeta al quale forse non è nemmeno passato per l’anticamera del cervello di ricordare ai “genitori” del piccolo Tobia che i figli non si pagano e che questo fatto stride violentemente con la fede e l’antropologia cattolica, cioè dell’uomo. E che dunque la richiesta del Battesimo per Tobia non può che accompagnarsi ad un percorso di pentimento che rifiuti il peccato. Lo ribadisco ancora: Tobia non c’entra nulla e ci mancherebbe anche che si neghi il battesimo a Tobia! Sarà perché mi sento chiamato in causa profondamente, sarà che sto riscoprendo giorno dopo giorno il senso del Battesimo che ho ricevuto quando sono nato – e che ho “dimenticato” per troppi anni -, sarà che sono un tardo (d’età anagrafica) convertito per Grazia di Cristo, sarà che ne ho combinate di tutti i colori, insomma: il Battesimo mi sta particolarmente a cuore. Questo – a mio avviso – il cuore della questione: che c’entra il Battesimo con la vita di ciascuno di noi? Ciò che mi anima nello scrivere queste righe non è la pruderia di investigare sulle abitudini e sui comportamenti di questo o quello (Vendola-Testa nella fattispecie) per puntare il dito giustiziere sulle incoerenze e i peccati di ciascuno. Figuriamoci… Se facessi questo con me stesso sarei già perduto per sempre. Ma ho l’impressione che sempre di più si stia assistendo da parte di pezzi della Chiesa Cattolica ad una sorta di svendita non solo dei sacramenti, ma di tutto ciò che fa parte del depositum fidei che la Chiesa di Cristo custodisce. Tra vescovi che promuovono corsi di formazione sul gender, sacerdoti che sposano ex suore lesbiche o che vanno in giro per le parrocchie a sostenere che non si nasce solo uomo e donna, va da sé che anche il Battesimo venga snaturato rispetto a ciò che è. O quantomeno venga “adattato” a seconda delle circostanze nelle quali ci si viene a trovare. Il Battesimo non è né un fatto privato né una cerimonia che non si può negare a nessuno. Come del resto il matrimonio. Tralasciamo come e in che modo vengono fatti i corsi prematrimoniali perché andremmo troppo fuori tema. Siccome sono certo (ne ho le prove dai tanti segni della mia vita) che se non mi sono perduto del tutto è in forza del sacramento del Battesimo, mi sono spesso misurato con ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica dice a tal riguardo. Facendo un percorso a ritroso. Guardando alla mia vita e a ciò che il sacramento ha agito potentemente in me, spesso quasi “a mia insaputa”. “Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito (‘vitae spiritualis ianua’), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione: ‘Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola’ (n. 1213)”. Si entra nel Corpo Mistico di Gesù e della Sua Chiesa. Da creature di Dio si diventa figli di Dio. È l’inizio di un percorso. Il peccato originale che come un segno nel dna ci portiamo di generazione in generazione, infatti, ci ha allontanato dall’essere Suoi Figli. Per questo motivo, “poiché nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale, anche i bambini hanno bisogno della nuova nascita nel Battesimo per essere liberati dal potere delle tenebre e trasferiti nel regno della libertà dei figli di Dio, alla quale tutti gli uomini sono chiamati. La pura gratuità della grazia della salvezza si manifesta in modo tutto particolare nel Battesimo dei bambini” (n.1250). La Chiesa e i genitori priverebbero quindi il bambino della grazia inestimabile di diventare figlio di Dio se non gli conferissero il Battesimo poco dopo la nascita. E la Chiesa aggiunge: “I genitori cristiani riconosceranno che questa pratica corrisponde pure al loro ruolo di alimentare la vita che Dio ha loro affidato” (n.1251). Il Battesimo non è un’invenzione della Chiesa. “Il Signore stesso afferma che il Battesimo è necessario per la salvezza (Gv 3,5). Per questo ha comandato ai suoi discepoli di annunziare il Vangelo e di battezzare tutte le nazioni (Mt 28,20). Il Battesimo è necessario alla salvezza per coloro ai quali è stato annunziato il Vangelo e che hanno avuto la possibilità di chiedere questo sacramento (Mc 16,16). La Chiesa non conosce altro mezzo all’infuori del Battesimo per assicurare l’ingresso nella beatitudine eterna; perciò si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far rinascere ‘dall’acqua e dallo Spirito’ tutti coloro che possono essere battezzati. Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, tuttavia egli non è legato ai suoi sacramenti” (n.1257). Per questo “l’usanza di battezzare i bambini è una tradizione della Chiesa da tempo immemorabile. Essa è esplicitamente attestata fin dal secondo secolo. È tuttavia probabile che, fin dagli inizi della predicazione apostolica, quando ‘famiglie’ intere hanno ricevuto il Battesimo, siano stati battezzati anche i bambini” (n. 1252). Il Battesimo non si nega a nessuno: semplicemente perché la Chiesa ha a cuore la singola persona. Ma senza rinunciare alla Verità. “Nella consapevolezza che, in quanto segni e gesti della fede, i sacramenti dei figli ancora incapaci di un giudizio e di una decisione autonomi, sono da celebrarsi nella fede della Chiesa, fede che può vivere anche nei genitori nonostante la loro situazione irregolare, si proceda alla celebrazione del Battesimo a condizione che ambedue i genitori, o almeno uno di essi, garantiscano di dare ai loro figli una vera educazione cristiana. In caso di dubbio o di incertezza circa la volontà e la disponibilità dei genitori a dare tale educazione, si valorizzi il ruolo dei padrini scelti con attenzione e oculatezza. Si celebri comunque il Battesimo se, con il consenso dei genitori, l’impegno di educare cristianamente il bambino viene assunto dal padrino o dalla madrina o da un parente prossimo, come pure da una persona qualificata dalla comunità cristiana” (dal Direttorio di pastorale Familiare n. 232). Chi può fare il padrino e che cosa significa oggi? “Ogni cattolico che abbia ricevuto la Confermazione e l’Eucaristia, che abbia compiuto i 16 anni e che conduca, per quanto possibile, una vita conforme alla fede, può fare da padrino/madrina nel rito dei Battesimo. Ciò che però conta maggiormente non è né il numero né l’età, quanto piuttosto la qualità. Secondo la tradizione della Chiesa i padrini sono membri della comunità cristiana che presentano gli adulti che chiedono il Battesimo, li accompagnano nel loro itinerario di formazione e ne garantiscono la preparazione e la sincerità. Nel rito per i bambini i padrini si affiancano ai genitori per manifestare la presenza della Chiesa-Madre che presenta e accoglie i suoi nuovi figli. Se poi sarà necessario, i padrini dovranno collaborare con i genitori affinché il bambino possa giungere ad una personale professione della fede e la possa esprimere nella realtà della vita. Sempre sono comunque tenuti a dare una chiara testimonianza di fede. Proprio per questo loro ruolo ecclesiale, che amplia in senso spirituale la famiglia del battezzando, i padrini non possono essere i genitori (Cf Codice di diritto canonico, 874). Se proprio non è possibile avere un padrino o madrina si può ugualmente celebrare il Battesimo. Ecco perché il Battesimo non può che essere un fatto comunitario seppure personale. Nella tutela del bambino. Come Cristo ha mandato i suoi discepoli a due a due (mai da soli) per evangelizzare, la Chiesa non è altro che la compagnia di Cristo: senza la compagnia, senza la comunità, la fede diventa personalismo, intimismo, rischia cioè di diventare una fabbricazione del mio io. Rischia di essere fabbricata a mia personale immagine e somiglianza. Non possiamo infatti dimenticare che il battezzato diviene sacerdote di Cristo. Cosa significa? Entrando nel Popolo di Dio mediante la fede e il Battesimo, si è resi partecipi della vocazione unica di questo Popolo, la vocazione sacerdotale: “Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo un regno e dei sacerdoti per Dio, suo Padre” (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 10). Tutta la Chiesa è un popolo sacerdotale. I battezzati divengono “pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo” (1Pt 2,5). Per mezzo del Battesimo sono partecipi del sacerdozio di Cristo, della sua missione profetica e regale, sono “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui” che li “ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1Pt 2,9). “Rigenerati [dal Battesimo] per essere figli di Dio, [i battezzati] sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11] e a partecipare all’attività apostolica e missionaria del Popolo di Dio [Cf ibid., 17; Id. , Ad gentes, 7; 23]. I laici, come tutti i fedeli, in virtù del Battesimo e della Confermazione, ricevono da Dio l’incarico dell’apostolato; pertanto hanno l’obbligo e godono del diritto, individualmente o riuniti in associazioni, di impegnarsi affinché il messaggio divino della salvezza sia conosciuto e accolto da tutti gli uomini e su tutta la terra; tale obbligo è ancora più pressante nei casi in cui solo per mezzo loro gli uomini possono ascoltare il Vangelo e conoscere Cristo. Nelle comunità ecclesiali, la loro azione è così necessaria che, senza di essa, l’apostolato dei pastori, la maggior parte delle volte, non può raggiungere il suo pieno effetto (Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 33). Penso a Tobia e ai tanti Tobia che ogni giorno ricevono il sacramento del Battesimo. Penso a me e alla Chiesa cattolica della quale indegnamente faccio parte. E non posso che fare memoria a me stesso che la Misericordia senza la Verità si riduce a sentimentalismo, ad un vago vogliamoci bene perché Gesù ci vuole bene, e che la Verità senza Misericordia si tramuta in manicheismo, nell’eresia di chi pretende lui solo di essere il buono e gli altri cattivi, in una visione dell’umano tra il bianco e il nero. Ma il peccato resta peccato quando scelto sapendo di scegliere. Quando Tobia sarà più grande e chiederà dov’è sua mamma, dov’è la donna che lo ha generato, che cosa potrà dire Vendola? Troverà delle scuse per non mostrare a Tobia la verità, che è stato comprato. E quando i tanti Tobia saranno più grandi e chiederanno ai propri genitori perché li hanno battezzati, chi avrà il coraggio di dire: per l’Amore che Cristo indegnamente ha riversato su di noi, quell’Amore che ci spinge nonostante i nostri peccati, ad annunciare e testimoniare che Cristo è Risorto? Chi avrà il coraggio di testimoniare che 2+2 fa ancora 4 e che le foglie sono sempre verdi?
© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 11 ottobre 2016
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