Home

Il cardinale Parolin parla dell’imminente viaggio a Panamá per la Gmg 

Un appello ai giovani perché s’impegnino concretamente nella vera politica, quella che è «servizio alla comunità» e si «preoccupa del bene comune»: lo ha rivolto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, in questa intervista rilasciata a Massimiliano Menichetti di Vatican News alla vigilia del viaggio del Papa a Panamá per la Giornata mondiale della gioventù.

Giovani pellegrini a Panamá alla fermata della metro inaugurata in occasione della gmg (Ap)

Questa è la terza Gmg di Papa Francesco: con quale spirito il Papa si prepara a partire, anche considerando il legame con il Sinodo dei giovani di ottobre in cui si è ribadito questo “camminare insieme” e il forte slancio per i giovani?

Questa Giornata mondiale della gioventù che si terrà a Panamá si colloca immediatamente dopo la celebrazione del Sinodo dei vescovi sui giovani dell’ottobre scorso. Penso che lo spirito che la animerà, e che animerà quindi anche il Santo Padre nel momento in cui si accinge a parteciparvi e a presiederla almeno negli ultimi giorni, sia lo stesso spirito che ha animato il Sinodo: uno spirito di grande gioia. Abbiamo vissuto quei giorni con un entusiasmo veramente grande aiutati anche dai giovani presenti, e quindi questo spirito sarà moltiplicato all’infinito dal numero dei partecipanti alla Gmg di Panamá. Io credo che questo spirito si concretizzi poi in alcune precise indicazioni: prima di tutto, il fatto che i giovani sono parte della Chiesa. Questa è stata una delle affermazioni fondamentali del Sinodo: non sono solo degli interlocutori esterni, ma sono membri a pieno titolo della Chiesa che vivono la sua vita e partecipano alla sua missione. Nei confronti della Chiesa e di tutte le altre realtà ecclesiali ci dev’essere un duplice impegno: l’impegno che si riassume nei due verbi che hanno un po’ caratterizzato il documento finale — un documento molto lungo, molto complesso — che però si può sintetizzare in questi due verbi e cioè: l’ascolto e l’accompagnamento. Io direi, ascolto reciproco: la Chiesa, o le diverse istanze della Chiesa, ascoltano i giovani nelle loro aspirazioni, nei loro ideali, e dall’altra parte anche i giovani sono chiamati ad ascoltare la Chiesa che nello stesso tempo li accompagna. Ascolto e accompagnamento che poi si riducono — io credo — nella proposta fondamentale della Chiesa che è quella di incontrare il Signore Gesù e di essere trasformati da Lui.

Nel videomessaggio per la Gmg di Panamá, il Papa richiama il “sì” di Maria — peraltro tema della Gmg — ed esorta i giovani ad acquisire la consapevolezza della loro forza che può cambiare il mondo.

Credo che tutti vogliamo cambiare il mondo: non c’è nessuno che non voglia rendere il mondo migliore di quello che sia — almeno così speriamo. Però, si tratta di vedere “come” cambiare il mondo. Il riferimento alla Vergine Maria, alla Madonna, il riferimento soprattutto al suo “sì”, al suo “eccomi” alla proposta del Signore, diventa un’indicazione concreta di un metodo e il metodo consiste fondamentalmente in questo: mettersi in ascolto, in ascolto profondo della volontà di Dio, quello che ha fatto Maria. Mettersi a disposizione di questa volontà, sapendo quindi che non con la forza, con la potenza, con la violenza, con lo spettacolo si cambia il mondo, ma si cambia il mondo realizzando giorno dopo giorno il piano di Dio sulla Storia e sugli uomini, che è sempre un piano, un progetto di felicità e di salvezza. Quindi, guardare alla Madonna vuol dire proprio accettare di fare come lei e di cambiare il mondo come lei l’ha cambiato — perché l’ha cambiato donandoci Gesù.

Alla grande festa panamense della fede ci saranno anche mille giovani partecipanti al primo Incontro mondiale della gioventù indigena. Il Papa, nel viaggio in Messico, ha chiesto perdono alle popolazioni indigene, guardate con indifferenza o disprezzo dalla cosiddetta “cultura dello scarto”. Cosa dirà il Papa a questi giovani, al mondo?

È una realtà, che le culture indigene hanno sofferto nel corso della Storia un po’ per questo senso di disprezzo da parte di coloro che si ritenevano detentori di una cultura superiore, e che oggi appunto soffrono per questa “cultura dello scarto” che il Papa richiama continuamente come uno dei grandi mali del nostro tempo. Credo che il messaggio sia quello della valorizzazione di queste culture: queste culture certamente possono ricevere ma possono anche dare dei contributi fondamentali. I giovani di queste culture, delle culture indigene possono dare un contributo essenziale proprio allo sviluppo e al progresso del nostro mondo. Avendo fatto un po’ di esperienza nei Paesi dove sono presenti anche queste culture durante gli anni del mio servizio all’estero, vorrei dire ai giovani soprattutto di non vergognarsi di quello che sono ma di essere fieri: di essere fieri perché davvero possono portare un grande contributo, soprattutto nel senso di una vita più impostata sulle relazioni, meno preoccupata dell’avere e più dell’essere, di stabilire delle relazioni, di avere dei collegamenti e un forte legame con le proprie radici, di inserirsi nella modernità portando però i propri valori e i propri pregi.

Geograficamente la Gmg si colloca in un luogo dove sono presenti anche gravi problemi sociali, economici, politici, le migrazioni forzate, la violenza, il narcotraffico. I giovani guardano al Successore di Pietro con speranza: quale messaggio la Chiesa può lanciare a questi ragazzi, per ridare fiducia?

Sì, credo che abbiamo bisogno di fiducia e di speranza, oggi: abbiamo tanto bisogno proprio, al di là delle soluzioni concrete, di trovare questa capacità di progettualità, di pensare a un mondo diverso, a un mondo migliore dove siano rispettati e valorizzati la dignità e i diritti di ciascuno. Quindi io credo che il Papa prima di tutto, come fa sempre nei suoi incontri con i giovani, lancerà questo messaggio: “Non scoraggiatevi, andate avanti; sapete che potete fare qualcosa, che potete incidere su questa Storia e su queste vicende”, di fronte anche ai tanti mali che sperimentano. E poi, io vorrei dire — mi rifaccio anche al messaggio per la Giornata mondiale della pace — “sappiate che la politica, oltre al volontariato (oggi ci sono moltissimi giovani che si dedicano al volontariato), è un campo in cui voi potete impegnarvi per cambiare il mondo”. Certamente, una politica intesa come ce la presenta il Papa nel suo messaggio, quindi una politica che è servizio alla comunità, alla società e che è preoccupata del bene comune, quindi del bene di tutti e del bene di ciascuno. Ma, ecco, impegnatevi anche in questo ambito perché davvero può essere un ambito importante, prezioso per lavorare a migliorare il mondo.

© Osservatore Romano - 20 gennaio 2019