I cattolici devono agire in prima persona per "sradicare la cultura della corruzione" dilagante nel Paese, in particolare nella pubblica amministrazione e negli ambienti di governo dove essa ha raggiunto un livello ormai "istituzionalizzato". È la denuncia della Chiesa cattolica filippina, che chiede "ai laici" di agire con vigore per "combattere corruzione e concussione" e promuovere una politica volta al "buon governo".
Il monito è stato lanciato la scorsa settimana durante un congresso del Consiglio dei laici filippini tenuto a Iloilo, nel sud del Paese, al quale hanno partecipato circa 500 persone in rappresentanza di 86 diverse diocesi. Mons. Angel Lagdameo, arcivescovo di Jaro e presidente della Conferenza episcopale filippina (Cbcp) ribadisce che "il sistema diffuso di corruzione" è uno dei "peggiori mali che affligge oggi il Paese". Tanto che, secondo uno studio della Banca Mondiale, le Filippine sono la nazione "con il più alto indice di corruzione" in tutto il sud-est asiatico, una pratica diffusa che spazia "dai vertici governativi ai livelli più bassi della scala sociale".
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