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Un appello al Primo Ministro del Pakistan, Imran Khan, perché “aiuti le nostre ragazze, abusate sessualmente, convertite con la forza e costrette a sposarsi”. A lanciarlo è Asia Bibi, la donna cristiana, condannata a morte l’11 novembre del 2010 con l’accusa di blasfemia e poi assolta 8 anni dopo dalla Corte Suprema. Da 15 mesi la donna pakistana – il cui caso ha suscitato forti proteste da parte di gruppi cristiani e di organizzazioni per la difesa dei diritti umani che chiedevano di cancellare o rivedere la legislazione nazionale sulla blasfemia – vive in Canada insieme alla sua famiglia. 
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