di MARÍA ANTONIA LABRADA* La cultura attuale, ricolma d’immagini, gioca, per così dire, a favore del Vangelo, a sua volta pieno d’immagini, e dello stesso Gesù Cristo, immagine del Dio vivente. L’imp ortanza delle immagini nella trasmissione della fede è un tema ricorrente negli insegnamenti di Benedetto XVI. Nel suo libro Lo Spirito della liturgia. Un’i ntroduzione, il Papa afferma che l’assenza totale di immagini è incompatibile con l’incarnazione del Verb o. La tendenza alla soppressione delle immagini è un pericolo che minaccia l’integrità della verità rivelata in tutte le epoche. In tutte le epoche? Non abbiamo appena detto che nella nostra le immagini sovrabbondano? Ebbene sì, anche nella nostra, perché in una cultura in cui ci sono solo immagini diviene impossibile l’immagine stessa, la cui natura consiste nel rimandare a qualcosa che non lo è. La dimensione cognitiva dell’immagine visibile consiste nel risvegliare i sensi interni per percepire l’invisibile (cfr. Ibidem). Perciò è così importante che nella trasmissione della fede le immagini denotino quell’invisibile che si mostra attraverso il visibile. Questa stessa dinamica di risvegliare l’interiorità per la comprensione dell’invisibile hanno, per il Papa, le analogie e i paragoni utilizzati nel suo Magistero. Perché queste analogie si possano riconoscere e possano illuminare il mistero, occorre che siano familiari o prossime, e che si adeguino pertanto al linguaggio di ogni ep o ca. La conoscenza della cultura del proprio tempo e del linguaggio in cui si esprime permette di stabilire analogie o paragoni nei quali, a partire da qualcosa di vicino e di conosciuto, si indicano verità sconosciute e lontane dall’esperienza dei sensi. Ė questa la funzione delle parabole, così frequenti negli insegnamenti del Vangelo. Il moto creato nell’ascoltatore dalla parabola si radica nel superamento dell’immagine scelta come termine di paragone, andando al di là di essa e addentrandosi nell’ignoto. Questo mettersi in cammino da parte di chi apprende presuppone il suo coinvolgimento personale in ciò che sta conoscendo, trasformandolo in vita. Tra le analogie utilizzate dal Papa si trovano termini che provengono dagli ambiti più diversi, come l’economia, il linguaggio tecnologico, quello sportivo o sociologico; nei suoi discorsi e nei suoi scritti appaiono anche spesso espressioni usate nel mondo dell’informatica, della filosofia del linguaggio o dell’ecologia. Nei suoi insegnamenti si trovano espressioni come fissione nucleare, società liquida, micro-relazioni e macro- relazioni, sistema operativo del computer, plusvalore, capitale, fiume sporco o inquinato, linguaggio informatico e linguaggio operativo. La plasticità che tali espressioni acquisiscono quando vengono utilizzate per penetrare nel significato delle verità della fede, fa sì che si risvegli nell’interiorità di chi ascolta questo moto in cui la fede si fa vita. Il plusvalore, come valore aggiunto a quanto si è guadagnato con il proprio sforzo, diviene un’analogia del cielo: «Con tutta la nostra consapevolezza del “p l u s v a l o re ” del cielo, rimane anche sempre vero che il nostro agire non è indifferente davanti a Dio e quindi non è neppure indifferente per lo svolgimento della storia» (Spe salvi, n. 35). La differenza tra ciò che è gratuito e ciò che è economico o carente di valore appare in tutta la sua rilevanza quando si parla della misericordia di Dio: «La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male» (Omelia, 18 aprile 2005). La distinzione utilizzata nel linguaggio sociologico tra micro-relazioni e macro-relazioni serve a Benedetto XVI per mostrare l’imp ortanza della carità in tutta la gamma dei rapporti sociali. La carità «è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici» (Caritas in veritate, n. 2). L’energia liberata dalla fissione nucleare e la sua forza trasformatrice gli servono per visualizzare l’effetto dell’Eucaristia in chi la riceve, «la fissione nucleare portata nel più intimo dell’essere (...). Soltanto questa intima esplosione del bene che vince il male può suscitare poi la catena di trasformazioni che poco a poco cambieranno il mondo» (Omelia, 21 agosto 2005). La distinzione tra linguaggio informatico e linguaggio operativo, in cui si realizza l’azione che si enuncia, viene utilizzata per mostrare la singolarità della Parola di Dio: «Il Vangelo è discorso non solo informativo, ma operativo; non è solo comunicazione, ma azione, forza efficace che entra nel mondo salvandolo e trasformandolo» (Gesù di Nazaret, I; cfr. Spe salvi, n. 2). Nella predicazione di Benedetto XVI è anche molto frequente l’impiego di parole di uso comune che, in un contesto innovativo, si caricano di significato. Così avviene, per esempio, con l’uso del termine casa per parlare della Scrittura come dell’ambito prossimo e familiare in cui si svolge la vita della Vergine: «Il Magnificat — un ritratto (...) della sua anima — è interamente tessuto di fili della Sacra Scrittura, di fili tratti dalla Parola di Dio. Così si rivela che lei nella Parola di Dio è veramente a casa sua, ne esce e vi rientra con naturalezza» (Deus caritas est, n. 41). La parola grammatica , applicata alla creazione, diviene un richiamo di attenzione rispetto all’uso arbitrario della natura: «L’ambiente naturale non è solo materia di cui disporre a nostro piacimento, ma opera mirabile del Creatore, recante in sé una “grammatica” che indica finalità e criteri per un utilizzo sapiente, non strumentale e arbitrario» (Caritas in veritate, n. 48). Lo stesso avviene con l’uso della parola firma per riferirsi alle tracce di Dio nella creazione: i Magi d’Oriente «cercavano le tracce di Dio; cercavano di leggere la sua “firma” nella creazione» (Omelia, 6 gennaio 2011). Il termine provincia, con la sua eco di realtà piccola e limitata, Benedetto XVI lo applica alla terra in tutta la sua estensione quando parla della regalità di Cristo: «Gesù è il Re, entrato in questa povera “p ro v i n c i a ” denominata terra» (Omelia, 28 novembre 2009).Qualcosa che esprime così bene la personalità come il cenno può servire a scoprire il significato degli eventi di ogni giorno: «I singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi» (Ibidem). Con la parola mappa riferita al Regno di Dio, si mostra come questo Regno sia privo di una localizzazione spazio-temporale: «Il Regno di Dio non si trova su nessuna mappa. Si trova a essere interiore dell’uomo. Cresce e si irradia verso l’esterno da quello spazio interiore». (Gesù di Nazaret, I). In questo uso di termini comuni in nuovi contesti ci sono intuizioni realmente felici, come nel caso della parola biografia riferita alle beatitudini: «Le Beatitudini sono come una nascosta biografia interiore di Gesù, un ritratto autentico della sua figura» (Gesù di Nazaret , I). La modernità delle immagini utilizzate da Benedetto XVI nel compito di trasmettere la fede è un esempio per il compito della nuova evangelizzazione.
*Università di Navarra
© Osservatore Romano - 27 marzo 2012