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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
lavanda dei piedi dipinto ccA cura di S. Ecc.za mons. Agostino Marchetto

Cari amici e conoscenti, Buongiorno!
Esce oggi, grazie a Rubbettino, l'agile volume di "RIFLESSIONI per un dialogo intraecclesiale" di cui sono Autore con Angelo Federico Arcelli. La prima Parte, di quest'ultimo, porta il titolo "Europa e Stati Uniti d'America oggi a un bivio della storia", la II Parte, dello scrivente, è intitolata " Per l'evangelizzazione e la promozione umana integrale vi è la necessità del dialogo intraecclesiale".
Essa inizia con una Introduzione-guida il cui testo è qui sotto riportato.
Con l'augurio di ogni Bene e cordiali saluti. 
+Agostino

 
"Il richiamo iniziale a un fatto recente, esemplare per la diversità di pareri esistenti anche all’interno della gerarchia cattolica e del popolo di Dio negli Stati Uniti d’America, che forse riflettono altresì diversità di appartenenza partitica, ma che manifestano la necessità del dialogo intraecclesiale nelle prese di posizione del Magistero, e relativa tempistica, potrebbe farci concludere che i criteri di giudizio, oltre le varie sensibilità e priorità di ciascuno, dipendono pure molto da una diversa ermeneutica (= spiegazione)  rispetto al Concilio Ecumenico Vaticano II e dalle sue conseguenti relazioni, diciamo, Chiesa-mondo, coinvolgendo la morale cattolica e il suo Magistero.

Tale problema, quello di concreta interpretazione conciliare, esiste dovunque in molti, anche se negli Stati Uniti d’America si rivela maggiormente per la “consistenza”, a tutt’oggi, della Chiesa Cattolica in quel Paese e per forze che sostengono coloro che in Concilio formavano maggioranza e minoranza, ma che trovarono, grazie altresì alla mediazione straordinariamente efficace di Paolo VI, – ispirazione di cui si servì lo Spirito Paraclito – la grazia di approvare tutti i documenti sinodali quasi all’unanimità.

Aggiungerò subito, per spiegare l’uso, nel titolo di questo nostro intervento, della parola “dialogo”, che fu in effetti la Enciclica di Paolo VI Ecclesiam suam,
attorno a tale tema, il contributo suo fondamentale al Concilio,in questo campo, per rimuovere la situazione di blocco creatasi nella discussione in vista della Gaudium et Spes (relazione Chiesa-mondo).Orbene tale felice conclusione del Magno Sinodo – come l’ho sempre chiamato – purtroppo incontrò quasi subito difficoltà a continuare in tale atteggiamento di “koinonia” (Comunione) per un servizio alla famiglia umana, rimanendo comunque “Chiesa Cattolica”, identità necessaria non solo per se stessa ma anche per il movimento ecumenico.
Lo ricordò Cullmann ai suoi fratelli luterani facendo menzione al “genio” del Cattolicesimo, quello di saper mettere insieme (et...et) realtà che per altri rimangono aut... aut , cioè o...o (v. Agostino Marchetto, Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Per la sua corretta ermeneutica, p. 324, fine nota 8). E ci fu chi pensò addirittura che le divisioni nacquero nel Popolo di Dio a causa del Concilio in parola (cfr. J. Ratzinger, Opera Omnia, vol. VII/2, pp. 433-500).

L’eminente Teologo, sul fatto che i fedeli sono, dopo il Concilio, meno uniti di prima, così delineò la situazione: per alcuni, esso ha fatto ancora troppo poco,
si è arenato ovunque nel suo slancio, è risultato un conglomerato di prudenti compromessi, una vittoria della tattica diplomatica sul impeto dello Spirito Santo che non vuole sintesi complicate ma la semplicità del Vangelo; per altri, è invece uno scandalo, un cedimento della Chiesa allo spirito malvagio di un’epoca in cui l’offuscamento del senso di Dio è conseguenza del suo selvaggio attaccamento a ciò che è terreno (p. 433). I suoi termini sono così tratteggiati da Ratzinger già nel ’66, che aggiunge: «Qui si può solo cercare di cogliere un po’ più precisamente, in alcuni punti, quel malessere che abbiamo constatato come situazione presente della Chiesa dopo il Concilio, formulando così con maggiore chiarezza il compito impostoci dall’ora presente» (p. 434).
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Dopo aver indicato i campi del malessere, nel nostro testo si affronta nella sua essenza la missione della Chiesa Cattolica per realizzare l’evangelizzazione e la promozione umana integrale, che richiede un dialogo intraecclesiale fra le due sue tendenze ugualmente legittime, in sè, quella più sensibile alla fedeltà alla
Parola di Dio e alla Sacra Tradizione e quella più attenta all’incarnazione, diciamo così, nel mondo di oggi, ma che debbono essere e rimanere Chiesa Cattolica, in comunione.
Questo significa applicare la corretta ermeneutica, finalmente espressa come riforma “non nella rottura e discontinuità, ma, con il rinnovamento, nella continuità dell’unico soggetto Chiesa”.
Ciò implica, in precedenza, la necessità del superamento delle lacune storiche ed ideologiche dell’opera postconciliare della “Scuola di Bologna” (v. la prima storia della storiografia del Concilio: Agostino Marchetto, Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia, L.E.V., Città del Vaticano 2005,
p. 407), sia per quel che riguarda i Diari conciliari privati, ma soprattutto perché compiuta senza il sostegno di Documenti ufficiali fondamentali per la comprensioni del Magno Sinodo, quali gli Atti dei suoi Organi Direttivi e della Segreteria Generale. Oggi, poi, possiamo ricorrere a quella fonte straordinaria
di conoscenza di Papa Paolo VI che è il Diario Felici, Segretario del Concilio, pubblicazione da me curata. Lo testimonia un mio recente articolo sulla minoranza conciliare, come risulta dal Diario Felici, Segretario Generale del Vaticano II (v. Annales Historiae Conciliorum, Heft 1, 2020, p. 113: Agostino Marchetto,“La Minoranza nel Vaticano II dal ‘Diario’ di Pericle Felici, suo
Segretario Generale”).
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Uno dei temi più soggetti a discussione in Concilio e fuori, fu la Dichiarazione sulla libertà religiosa: è quello dedicato all’ultima parte del mio intervento, piuttosto lungo, ma necessario se si vogliono chiarire molte cose.
Dopo aver illustrato i contributi di valore alla discussione conciliare, in special modo di Courtney Murray, di Pietro Pavan e di Mons. Wojtyla, la conclusione sintetizza la problematica e pone in evidenza l’attualità del tema anche oggi, grazie pure alle parole dell’Arcivecovo Paul Gallagher, specialmente in relazione
con i “nuovi diritti”.
Segue il richiamo a un discorso chiarificatore per tutti i cattolici, che desiderano rimanere tali, circa la “ricezione” del Vaticano II, con richiamo al Concilio Ecumenico Vaticano I e memoria da parte nostra ad un documento (segreto, in un primo momento) di Bismarck che aveva equivocato, se non ingannato. (vd NOTA ECCLESIALE ESPLICATIVA SULLA PASTOR ÆTERNUS)