Omelia di Pentecoste di S. Ecc. za Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia. Fonte. https://www.spoletonorcia.it/veglia-di-pentecoste/"La Chiesa ha ricevuto dal suo Fondatore il compito di unire le genti - a qualsiasi etnia e razza appartengano - per fare di tutte un popolo solo; un compito che può assolvere in quanto è guidata, animata, vivificata, resa santa dallo Spirito di Dio, che è il “soffio di vita” immesso dal Creatore in ogni creatura, fatta a sua immagine e somiglianza (cf Gen 1, 26-27).
Per noi credenti, proprio questa somiglianza fonda la dignità sacra ed inviolabile della persona umana. Le discriminazioni - comprese quelle basate sull’orientamento sessuale - costituiscono una violazione di questa dignità che, in quanto tale, deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese permette di affermare che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio.
Tuttavia, assistiamo con preoccupazione in queste settimane ad un aspro ed intenso dibattito circa un nuovo disegno di legge che pretende di reagire ai reati di omotransfobia introducendo una norma che cancellerebbe il dualismo uomo-donna a vantaggio di un’autopercezione individuale per la quale non verrebbe neppure richiesta una forma di stabilità. Una manovra che appare non solo e non tanto concretizzare una più che legittima volontà di combattere ogni forma di violenza e di discriminazione, ma anche e soprattutto un tentativo di equiparare con altre esperienze affettive - attraverso un colpo di mano (anzi, di legge) - ciò che si fonda sulla complementarietà tra maschio e femmina.
Con Papa Francesco ribadiamo che «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza» (Amoris lætitia, 250). Alla luce di tutto questo - come ha affermato recentemente la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana - sentiamo il dovere di riaffermare serenamente la singolarità e l'unicità della famiglia, costituita dall'unione dell'uomo e della donna. Ciò non significa che non si debbano accettare o accogliere le scelte diverse, le varie situazioni esistenziali, le fragilità. Però una legge deve tutelare le garanzie e i valori fondamentali. La distinzione fra uomo e donna esiste. Per chi è credente viene da Dio, chi non crede dice invece che viene dalla natura; ma una tale distinzione comunque esiste. Una legge che intenda combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna. Sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma - e non la duplicazione della stessa figura - significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso. E noi rivendichiamo, ora e in futuro, il diritto di affermare apertamente e liberamente il nostro pensiero e la nostra visione di uomo e di società".