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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Spirito SantoSenza il dono di Scienza indispensabile per il discernimento e senza formazione rigorosa sui principi metafisici fondamentali non possiamo cogliere la bellezza delle provocazioni magisteriali e cessiamo di essere sacerdoti

È di questi giorni la seguente notizia rilanciata sul Corriere su Don Giulio Mignani

http://www.corriere.it/cronache/17_gennaio_22/don-giulio-mignani-difende-l-amore-gay-bonassola-049569d2-e0e8-11e6-a64d-bf022321506f.shtml

e ripresa da Avvenire qui con un richiamo formale ma, a mio parere, non abbastanza deciso del Vescovo Palletti. Almeno a quanto si legge. Non basta di certo ribadire un contenitore formale perché se un sacerdote assume certe posizioni forse qualcosa è mancato e manca sin dalla formazione. Si legga ad ogni modo qui https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/bonassola-prete

Ancora una volta si obnubilano i fondamenti umanissimi del nostro vivere civile e nel contempo si fraintendono le parole del Vangelo e del Magistero di Papa Francesco. Con la scusa di Amoris Laetitia un giovane prete si è messo a fianco delle campagne allarmistiche ed infondate di omofobia. Ricordiamo che il termine omofobia è un termine inventato, inutile e civilmente dannoso che usano certe frange ideologiche per legittimare e glorificare comportamenti inaccettabili, dal punto di vista morale ed esistenziale. Insomma chi dice “omofobo” ad un altro che ha una visione normale, naturale, giusnaturalistica e tra l’altro, poi, cattolica, sull’omosessualità, si comporta ed è in realtà il nuovo fariseo. Un fariseismo che ripetendo ad libitum “tu sei malato di omofobia”, “tu sei malato di omofobia”, ecc. vuole stigmatizzare chi ama veramente le persone con tensioni o comportamenti omo-affettivi. Vuole creare i veri capri espiatori di un disagio che porta dentro e che proietta verso il presunto “omofobo”. Sono meccanismi di difesa psichica vecchi quanto l’uomo ferito.
La Chiesa nella sua sapienza li conosce bene ed è bene che se li ricordi, continuando a servire. Cristo non le mode.

Bisogna ripeterlo chiaramente, la persona omo-sessuale non esiste. Esiste la persona, uomo o donna, che ha o vive comportamenti e tensioni omo-affettive. La cui genesi talvolta è chiara ed altre volte non lo è. Non esiste un terzo polo sessuato. Anzi a mio avviso dire “persona omosessuale” è sbagliatissimo. Introduce un vulnus nel linguaggio. Capisco che talvolta usare le parole “persona omosessuale” o “gay”, può essere comodo ma, a mio avviso, profondamente improprio e dannoso. Le parole hanno un peso nella nostra capacità di fare contatto con il profondo e con i principi che sono seminati da Dio nel profondo del nostro cuore. Anche il catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2357-2359) usa questa accezione, quando non vi era il rischio della confusione di individuare un “terzo polo sessuato”, ed infatti lo fa ricordando però che tale condizione è un’opportunità di santità e non nega il valore intrinseco disordinato e mortale dei comportamenti omo-affettivi.

Il camminare a fianco, lo stare accanto, essere compagnia concreta, riconoscere il valore immenso ed ineludibile di ogni persona, come ricorda tutto il Magistero della Chiesa ed anche l’Amoris Laetitia, non significa dire a chi mi sta a fianco che non sta sbagliando o che certi comportamenti conducono alla morte spirituale ed esistenziale. Non significa da parte mia sentirmi migliore, anzi. Significa che ho il dovere morale e battesimale di ricordare, con passione, chiarezza e con immenso rispetto, la chiamata unica e l’opportunità immensa alla santità che ha quel fratello e quella sorella. Come Mosè mi devo togliere i calzari davanti alla persona che ha tensione omo-affettiva, perché Dio proprio in quel luogo potrebbe parlare e può parlare per dire una parola immensa e creatrice e ri-creatrice di santità. Ancora una volta stare accanto è un dono della Provvidenza di Dio e che l’altro fa a me. Ma questo non significa non chiamare per nome e cognome le cose. Guai a me. Smetterei di esercitare la Carità di Cristo e non farei il vero bene di quel fratello e di quella sorella.

Certo che se ci basiamo su assiomi “Basta che sei felice!”, “Se ti senti bene!” ed allora sì che tradiamo il Magistero ricevuto ed anche l’Amoris Laetitia. Tradiamo profondamente il pensiero di Pietro.

Certo per fare questo occorre luce di discernimento.

Ed è qui che l’Amoris Laetitia provoca profeticamente. Non ci si improvvisa pastori di anime. Non ci si improvvisa catechisti. Non basta la grazia di stato se essa è impacchettata nella sagrestia stantia dei propri dissipanti impegni. Guai a me!

Guai a me, dovrebbe dire il pastore.

Non posso pensare che perché ho letto l’Amoris Laetitia, fatto convegni su di essa, ascoltando chi mi viene a parlare di ogni situazione, anche ferita, di aver compreso la provocazione profetica al discernimento. Sarei stolto, vanesio.
Mi riempirei la bocca di parole come inclusione, integrazione, vicinanza, ma in realtà sono un omicida patinato.
Ho rivestito l’Amoris Laetitia come un Giuda, quello di Keriot, che ruba il bene per la propria gloria. Ho smesso di essere Sacerdote, Re e Profeta. Anche se catechista, operatore pastorale, sacerdote e vescovo, sono in realtà un “anticristo”.
Servo la vanità del mio buon nome e nego Cristo Via, Verità e Vita ai fratelli.
Sono un mostro, una bestia peggiore delle bestie.
Sono un fariseo e come dice Gesù, un sepolcro imbiancato. Bello agli occhi degli altri ma pieno di fetore, morte e putridume dentro.

Adorazione, Liturgia delle ore, dono delle Lacrime, s. Rosario e ricca e correttiva vita fraterna, per sacerdoti e vescovi, per entrare a piene mani nel dono di Scienza a cui solo si può attingere per comprendere bene l’Amoris Laetitia ed i suoi passaggi difficili.

Ad essere di moda ci vuole poco, ma essere umili, prostrati a servizio della Santità propria e altrui.. questo è un altro orizzonte. Ed è la porta stretta.
Per tutti gli uomini e le donne, qualunque sia la chiamata alla santità personale che Dio scrive nella propria carne e nella propria storia.
Chiamata unica.
E quanto è bella questa porta durissima ma colma di pace inarrivabile e di bellezza. Sì di abbacinante Bellezza.

La porta stretta è la feritoia verso la Vita Eterna.

Senza Scienza non c’è discernimento e non c’è Sapienza. Aiutiamoci e sosteniamoci in questo.

© http://www.lacrocequotidiano.it  - 26 gennaio 2016

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