La differenza tra essere fondamentalisti e credenti è nel distacco da sé stessi. Non come atto della volontà ma come resa nella Grazia. Grazia che tutto dona e previene.
Il fondamentalista o, in maniera opposta, il progressista (tanto lì siamo collocati per entrambe le posizioni), in fin dei conti, più che difendere Cristo e la Chiesa difende la sua idea di Cristo e della Chiesa.
Al contrario, il credente non difende ma vive e testimonia ciò che ha ricevuto e che vive, spesso con il silenzio, talvolta con la parola.
A volte in condizioni opportune e talvolta inopportune. L'opportunità o la non opportunità è data dall'ascolto che il credente vive costantemente nella sua vita dello Spirito Santo e dei pastori della Chiesa non certo dalla voglia di consenso.
Il credente, al contrario del fondamentalista e del progressista, obbedisce, cioè ascolta.
Gesù dunque con questa parola non intende spaventarci ma ribadire che se non ascoltiamo sempre la Sua voce non saremo pronti a "portare" Lui ma rischiamo di portare noi stessi.
Eppure Egli, e ce lo assicura con questa Parola, è sempre con noi. Sempre ci custodisce e ci nutre.
Sempre ci assiste con la luce e la sapienza del Suo Spirito. Sempre cura, anche con ruvidezza, il distacco da sé stessi, da quella parte di noi narcisista e malata.
Da quella parte ferita dal peccato che non ci consente di "vedere" con gli occhi di Dio la storia, nostra e dei fratelli. E neanche le vie confuse che può avere la Chiesa.
Da quella parte impaurita perchè non fiduciosa in Cristo.
Questa parte va pulita, purificata e talvolta zittita.
Questo significa rendere culto al nome di Dio. Far parlare Lui, in umiltà e ascolto. La Sua voce, infatti, non viene spenta dalle tenebre, ma anche lì risuona con la Sua Bellezza.
Se non impariamo a riconoscere la nostra parte malata come potremo amare veramente i fratelli distaccandoci dalle morbosità,
dalle gelosie, dalle ansie, dai possessivismi, ridimensionando alla luce del vangelo i legami parentali?
I legami parentali che spesso sono "il luogo" della prova e della maturazione alla santità?
Come potremo sostenere la prova, magari della persecuzione o dell'emarginazione, se non abbiamo il cuore limpido?
La persecuzione per il credente fa parte, per così dire, "del pacchetto" di gioia che Dio in Cristo ci consegna.
La persecuzione a volte avviene per la malvagità. A volte per la gelosia; più spesso per la miseria umana.
A volte per invincibili incomprensioni. Altre volte per un mistero di iniquità che tocca la storia. A volte dentro e per la Chiesa, ed è una benedizione ed una grande opportunità di amare dove e come non avevamo immaginato. Amare senza appropriarci di nulla.
Ma tutto, proprio tutto è nella mani di Dio che volge ogni cosa, anche ingiusta, al bene.
Bene nostro, bene dei fratelli e bene della Chiesa, Sua sposa.
Anzi, spesso, dove abbonda la malvagità e l'ingiustizia, trionfa la luminosità della Sapienza.
Ma per vedere il "sole anche di notte" occorre allenare il proprio cuore all'ascolto , ascolto che fa realmente cogliere che "nemmeno un capo del nostro capo perisce".
Egli ne ha cura.
Morire a sé stessi per amore Suo, nell'amore Suo, nei desideri Suoi, dunque, è il principio della testimonianza.
Non è tanto la parola che converte noi e i fratelli ma il peso dell'offerta; dell'offerta di sé in nome di Cristo.
Francesca
Presidente
Associazione Culturale Cattolica Zammeru Maskil