In questo contesto tematico, il vescovo di Roma ha voluto di nuovo insistere sulla dignità e sulla valorizzazione delle donne, indispensabili nella creazione di un mondo che sia davvero umano. Una questione, cioè, che evidentemente riguarda non soltanto i cattolici e che, a sorpresa, si è rivelata come uno dei motivi più ricorrenti del suo pellegrinaggio in Terra Santa. Dove le donne possono molto nel compito educativo, che deve mirare all'onestà e al rispetto dell'altro.
Tra le responsabilità che incombono alle famiglie, e in particolare alle donne, non solo cattoliche o cristiane, vi è l'urgenza di superare le tensioni e i conflitti in una regione esausta. Per questo Benedetto XVI ha ripetuto ancora l'appello alla riconciliazione, in una terra dove la molteplice ricchezza dei riti cattolici - evidente nelle lingue e nei canti della celebrazione liturgica sul monte del Precipizio - si accompagna alla presenza di comunità appartenenti a religioni diverse.
Anche ai capi religiosi della Galilea - cristiani, musulmani, ebrei, drusi - il Papa si è rivolto con parole che possono essere facilmente comprese e accolte da chiunque, fondandosi sul riconoscimento che il mondo e la pace sono doni di Dio e non proprietà esclusive dell'uomo, e che ogni essere umano è chiamato a conformarsi alle leggi da lui scritte nell'universo. La convinzione di Benedetto XVI, segno visibile della cattolicità della Chiesa, è che le varie tradizioni religiose dispongono di forti potenzialità per educare a una convivenza pacifica. Salvaguardando i giovani dal fanatismo e dalla violenza si porranno le basi per un mondo più umano, secondo il disegno di Dio.
g. m. v.
(©L'Osservatore Romano - 15 maggio 2009)