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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
san Camillo De Lellis Cristo"In un convegno, un padre di famiglia raccontò di avere mostrato ai suoi quattro figli un chicco di seme di grano prima di seminarlo. Aveva chiesto cosa ci fosse dentro in quel seme, sperando che gli rispondessero: «la vita!»; ma la bambina più piccola (5 anni) li aveva lasciati tutti di stucco, rispondendo: «c’è la gloria di Dio!»" (Dall'intro agli Scritti Camilliani)

«I malati - afferma San Camillo - "sono i nostri signori e padroni" e "servire i sofferenti è servire Cristo in persona", ecco perché occorre “servire i malati come una madre amorosa con il suo unico figlio infermo”. Dobbiamo vedere nell'infermo ”il creatore nella creatura, Cristo impiagato“».

".. vivere solamente a Gesù Cristo, nel servizio degli infermi, verso i loro bisogni corporali e spirituali.. "

(Testamento del 10 luglio 1614)



La vita dei santi ci mostra nella carne e nella storia quello che accade all'umano investito dalla Grazia.
Come ho scritto più volte occorre integrare lo stichwort tommasiano

𝘎𝘳𝘢𝘵𝘪𝘢 𝘴𝘶𝘱𝘱𝘰𝘯𝘪𝘵 𝘯𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘮 𝘦𝘵 𝘱𝘦𝘳𝘧𝘪𝘤𝘪𝘵 𝘦𝘢𝘮

con altri due stichworte

𝘎𝘳𝘢𝘵𝘪𝘢 𝘴𝘶𝘱𝘱𝘰𝘯𝘪𝘵 𝘯𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘮 𝘦𝘵 𝘦𝘹𝘵𝘦𝘯𝘥𝘪𝘵 𝘦𝘢𝘮
𝘎𝘳𝘢𝘵𝘪𝘢 𝘴𝘶𝘱𝘱𝘰𝘯𝘪𝘵 𝘨𝘳𝘢𝘵𝘪𝘢𝘮 𝘦𝘵 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘦𝘤𝘵𝘶𝘮 𝘪𝘯 𝘦𝘢


Secondo gli approfondimenti personali di teologia spirituale già affrontati diverse volte (vd. Chiesa e omosessualità: fare chiarezza nella caritàChiesa, abusi e riforma: da dove partire), i due Stichworte aggiuntivi aiutano a ben comprendere il lavorio della grazia nella natura dell’uomo e a non avere troppo un approccio deterministico a queste problematiche che fanno ricadere il tutto nel principio di causa-effetto, dal punto di vista intra-psichico e/o della compensazione.

Infatti il determinismo, nelle “cose della Grazia”, eluderebbe e rinchiuderebbe il lavoro della Grazia stessa che è altro e supera la natura stessa (che comunque sottintende) e può portare, non senza costante disciplina, a vivere le cose “con abitudine e non per abitudine”.

La grazia infatti completa e spinge oltre:
𝘎𝘳𝘢𝘵𝘪𝘢 𝘴𝘶𝘱𝘱𝘰𝘯𝘪𝘵 𝘯𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘮 𝘦𝘵 𝘦𝘹𝘵𝘦𝘯𝘥𝘪𝘵 𝘦𝘢𝘮.

Oltre i limiti ed i meccanismi ordinariamente pensati, creando fecondità e vita nuova ove non si pensava possibile.
La Grazia crea vocazione nella vocazione, perché Cristo dilata il cuore che Egli stesso ha dato all'uomo.

In modo tale che si crei un habitus che, pur non confermando in grazia, aiuta e sostenga il dono ricevuto (𝘎𝘳𝘢𝘵𝘪𝘢 𝘴𝘶𝘱𝘱𝘰𝘯𝘪𝘵 𝘨𝘳𝘢𝘵𝘪𝘢𝘮).

Come dice l’apostolo "... chi crede di stare in piedi veda di non cadere” (1Cor. 10,12) e con ciò si intenda che certamente la natura e la grazia, intrecciate in un lavoro costante consentono un certo “stare in piedi” ma che esso deve essere vissuto rettamente e senza appropriazione perché tale lavorio non venga vanificato.

Ma l'habitus di questo misterioso ed efficace lavorìo fa di più:
immette nel dono di Scienza.
Cioè dona occhi per vedere la realtà vera, il reale presente che tutto canta l'Amore di Dio. E c'è un legame indistruttibile tra il vedere e la gioia. La Luce di Scienza dona la gioia e la gioia dona la Luce di Scienza.

Ecco perché i santi che vivono per Cristo non cessano di amarlo pur amando l'unicità della creatura che la Provvidenza gli mette davanti... perché essi vedono, finalmente vedono e non conoscono più "per sentito dire" (Gb. 42,5).
Vedono!
E gioiscono!

E auguri agli Abruzzesi
che hanno una tal perla.

PiEffe