Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

Fonzie“L'effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo, mentre, per contro, persone davvero competenti tendono a sminuire o sottovalutare la propria reale competenza. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti.” (da Wikipedia)

 

Quello che ci salva è l’umiltà.
L’umiltà non è quell’eccesso di umiliazione che – come dice un saggio cinese – veicola la truffa.

"L'eccesso" di modestia e umiltà sono atti di superbia.

L’umiltà è la capacità realista di comprendere che non abbiamo la Verità in tasca ma che – nella migliore delle situazioni – è la Verità che giudica e discerne ciascuno di noi e ci fa trascendere.

Ed è questo il punto, cambia, cresce e matura solo chi è umile.

Abbandonare la “propria terra” delle convinzioni, uscire da sé, è faticoso. Vuol dire comprendere che non è necessario avere ragione ma essere, insieme, nella ragione.

I grandi vocati nella Bibbia sono anzitutto persone piccole ed umili che ripongono in Dio la loro certezza.

Questo migliora la qualità del Bene Comune e della vita politica e di ogni orizzonte di relazione.

Persino i genitori è bene che chiedano scusa ai propri figli, quando è necessario. Questo non lede il ruolo genitoriale ma rafforza la percezione, palpabile e reale, esperienziale che il Padre è uno e ciascuno è a Lui figlio, nel Figlio e nello Spirito Santo.
Come fai a parlare del Padre se non respiri e vivi nel Padre?
Come fai a parlare di santità, di vocazione se tu non vivi la propria?

Chiedere scusa sinceramente è segno che ci interessa di più il “noi” che il narcisistico io.
Vero leader è colui che sa chiedere scusa. Il narciso - se ti chiede scusa – è perché vuole possederti, invischiarti nella melassa delle proprie isterie e satellizzarti.

Che sguardo quello di Cristo.
Sguardo che incontra il giovane ricco, la Maddalena, Pietro la donna al pozzo di Sichem.
Che sguardo, che occhi, uno sguardo così diverso dai nostri colmi di ladrocinio e avarizia. Lo sguardo di chi ti ama a perdere, umile e non vuole possederti. Uno sguardo che vuole che tu sia il profondo che tu sei e non la scorza delle tue povertà e delle tue miserie. Che sguardo, che occhi quelli di Gesù.

Ad ogni modo l’umiltà cristiana è specchio dell’essere piccoli, poveri, nudi, davanti a Dio e agli uomini. Chi è umile non ha paura di perdere spazi e posizioni perché a questa ricchezza “non ha attaccato il cuore”.
“Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina; alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore” (Sl. 62, 11)
Solo l’umile incontra Dio per il semplice fatto che Dio è l’Umile per eccellenza, solo Lui si china, scende.
Nel Commento al Salmo 61 sant’Ambrogio così argomenta: «Il Signore nostro Gesù, nel prendere su di sé la carne dell’uomo per purificarla nella sua persona, che cosa avrebbe dovuto fare subito, se non cancellare l’influsso malefico dell’antico peccato? Per mezzo della disobbedienza, cioè violando le prescrizioni divine, si era insinuata strisciando la colpa. Prima di tutto allora ha dovuto ripristinare l’obbedienza, per bloccare il focolaio del peccato… Di persona ha preso su di sé l’obbedienza, per travasarla in noi» (Commento a dodici Salmi 61,4: SAEMO, VIII, Milano-Roma 1980, p. 283).

Per noi l’umiltà, in fondo non è altro che realismo e chiedere scusa ne è una delle tante possibili espressioni umane, civili e altamente spirituali.

PiEffe