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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
amore custodito
Se qualcuno desidera sapere a quale tipo di relazione si è chiamati (e quindi potenzialmente abilitati) tra i fedeli tutti, nelle relazioni significative e specie tra i teologi, qualunque sia il campo di approfondimento a cui si è chiamati, legga quanto segue:


“Ci guidava la stessa ansia di sapere, cosa fra tutte eccitatrice d’invidia; eppure fra noi nessuna invidia, si apprezzava invece l’emulazione. Questa era la nostra gara: non chi fosse il primo, ma chi permettesse all’altro di esserlo.
Sembrava che avessimo un’unica anima in due corpi. Se non si deve assolutamente prestar fede a coloro che affermano che tutto è in tutti, a noi si deve credere senza esitazione, perché realmente l’uno era nell’altro e con l’altro.”

Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo.
(tratto da Disc. 43, 15. 16-17. 19-21; PG 36, 514-523)

Perché dunque non si asseconda il debito nello Spirito (Rm. 8,12-13) del principio dei vasi comunicanti spirituale e ci si appropria di qualcosa che non è nostro?

Perché il fiorire di sentimenti che come “pugni iniqui” si avvicendano nel cuore come l’appropriazione, l’invidia, la gelosia e la peste nera ed infame della tristezza?

Perché si pensa di osare, teologicamente parlando, non per il Bene ma per dare gloria al proprio sé ladro ed avaro, come Giuda?

Non proclamiamo forse il mattino:
“Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode” (Sl. 51,17)?

E come potrai lodare Iddio se coltivi la renella spirituale e la carie che tutto involve nel sé ego-flesso e ladro?

Non vedi su quali inutili basi si fonda il tuo servire e il tuo sé involuto a brama?

“Haec est altissima et utilissima lectio, sui ipsius vera cognitio et despectio. De seipso nihil tenere et de aliis semper bene et alte sentire, magna sapientia est et perfectio. Si videris aliquem aperte peccare vel aliqua gravia perpetrare, non debes te tamen meliorem aestimare. Omnes fragiles sumus, sed tu neminem fragiliorem teipso tenebis.” (Imitazione di Cristo, Libro I, Cap. 2,4)

Non abbiamo forse celebrato Maria, tutta di Dio, come Madre di Dio e dunque, per singolare privilegio di communicatio, anche madre tutta nostra?

Quest'anno, dunque, chiedi la Grazia di non rubare e la Scienza di vedere come Dio vede per essere silenzioso custode di ciò che non ti appartiene.
E di essere reso e grato.

Paolo Cilia


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Il Paradiso sono gli altri