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Catechesi Santo Padre

no pena di morte 1Si è aperto oggi ad Oslo in Norvegia il VI Congresso mondiale contro la pena di morte, promosso dalla Ong francese Ensemble contre la peine de mort e dalla World Coalition Against Death Penalty, di cui fanno parte circa 140 organizzazioni da tutto il mondo.

Il Santo Padre Francesco ha inviato per l’occasione un videomessaggio. Ne riportiamo di seguito la trascrizione insieme alla traduzione in lingua inglese:

Videomessaggio di Papa Francesco

Saludo a los organizadores de este Congreso mundial contra la pena de muerte, al grupo de países que lo apoyan, especialmente a Noruega, país que lo acoge, y a todos los participantes: representantes de los Gobiernos, de las Organizaciones Internacionales y de la sociedad civil. Quiero además expresar mi agradecimiento personal, y también el de los hombres de buena voluntad, por su compromiso con un mundo libre de la pena de muerte.

Un signo de esperanza es el desarrollo en la opinión pública de una creciente oposición a la pena de muerte, incluso como una herramienta de legítima defensa social. De hecho, hoy día la pena de muerte es inadmisible, por cuanto grave haya sido el delito del condenado. Es una ofensa a la inviolabilidad de la vida y a la dignidad de la persona humana que contradice el designio de Dios sobre el hombre y la sociedad y su justicia misericordiosa, e impide cumplir con cualquier finalidad justa de las penas. No hace justicia a las víctimas, sino que fomenta la venganza. El mandamiento «no matarás» tiene valor absoluto y abarca tanto a los inocentes como a los culpables.

El Jubileo Especial de la Misericordia es una ocasión propicia para promover en el mundo formas cada vez más maduras de respeto a la vida y la dignidad de cada persona. No hay que olvidar que el derecho inviolable a la vida, don de Dios, pertenece también al criminal.

Deseo hoy alentar a todos a trabajar no sólo por la abolición de la pena de muerte, sino también por la mejora de las condiciones de reclusión, para que respeten plenamente la dignidad humana de las personas privadas de libertad. “Hacer justicia” no significa que se deba buscar el castigo por sí mismo, sino que las penas tengan como finalidad fundamental la reeducación del delincuente. La cuestión debe ser encuadrada en la óptica de una justicia penal que sea abierta a la esperanza de reinserción del culpable en la sociedad. ¡No hay pena válida sin esperanza! Una pena clausurada en sí misma, que no dé lugar a la esperanza, es una tortura, no es una pena.

Espero que este Congreso pueda dar un nuevo impulso al compromiso con la abolición de la pena capital. Por eso mismo, animo a todos los participantes a continuar con esta gran iniciativa y les aseguro mí oración.

 

Traduzione in lingua inglese

I greet the organizers of this World Congress against the death penalty, the group of countries supporting it, particularly Norway as its host country, and all those representatives of governments, international organizations and civil society taking part in it. I likewise express my personal appreciation, along with that of men and women of goodwill, for your commitment to a world free of the death penalty.

One sign of hope is that public opinion is manifesting a growing opposition to the death penalty, even as a means of legitimate social defense. Indeed, nowadays the death penalty is unacceptable, however grave the crime of the convicted person. It is an offence to the inviolability of life and to the dignity of the human person; it likewise contradicts God’s plan for individuals and society, and his merciful justice. Nor is it consonant with any just purpose of punishment. It does not render justice to victims, but instead fosters vengeance. The commandment “Thou shalt not kill” has absolute value and applies both to the innocent and to the guilty.

The Extraordinary Jubilee of Mercy is an auspicious occasion for promoting worldwide ever more evolved forms of respect for the life and dignity of each person. It must not be forgotten that the inviolable and God-given right to life also belongs to the criminal.

Today I would encourage all to work not only for the abolition of the death penalty, but also for the improvement of prison conditions, so that they fully respect the human dignity of those incarcerated. “Rendering justice” does not mean seeking punishment for its own sake, but ensuring that the basic purpose of all punishment is the rehabilitation of the offender. The question must be dealt with within the larger framework of a system of penal justice open to the possibility of the guilty party’s reinsertion in society. There is no fitting punishment without hope! Punishment for its own sake, without room for hope, is a form of torture, not of punishment.

I trust that this Congress can give new impulse to the effort to abolish capital punishment. For this reason, I encourage all taking part to carry on this great initiative and I assure them of my prayers.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 21 giugno 2016


 

Saluto gli organizzatori di questo Congresso mondiale contro la pena di morte, il gruppo di paesi che lo sostengono, specialmente la Norvegia, paese ospitante, e tutti i partecipanti: rappresentanti dei governi, delle organizzazioni internazionali e della società civile. Desidero inoltre esprimere la mia personale gratitudine, e anche quella delle persone di buona volontà, per l’impegno a favore di un mondo libero dalla pena di morte. Un segno di speranza è lo sviluppo, nell’opinione pubblica, di una crescente opposizione alla pena di morte, perfino come strumento di legittima difesa sociale. Di fatto, oggi la pena di morte è inammissibile, per quanto possa essere grave il crimine del condannato. È un’offesa all’inviolabilità della vita e alla dignità della persona umana, che contraddice il disegno di Dio per l’uomo e la società e la sua giustizia misericordiosa e impedisce il compimento della giusta finalità delle pene. Non rende giustizia alle vittime, ma alimenta la vendetta. Il comandamento “non uccidere” ha un valore assoluto e include sia l’innocente sia il colpevole. Il Giubileo straordinario della misericordia è un’occasione propizia per promuovere nel mondo forme sempre più mature di rispetto per la vita e la dignità di ogni persona. Non bisogna dimenticare che il diritto inviolabile alla vita, dono di Dio, appartiene anche al criminale. Oggi, desidero incoraggiare tutti a lavorare non solo per l’ab olizione della pena di morte, ma anche per il miglioramento delle condizioni di detenzione, affinché rispettino pienamente la dignità umana delle persone private della libertà. “Fare giustizia” non significa cercare la punizione come fine a se stesso, ma far sì che il fine fondamentale di ogni pena sia la riabilitazione del reo. La questione deve essere inquadrata nell’ottica di una giustizia penale aperta alla possibilità di reinserimento del colpevole nella società. Non c’è pena valida senza speranza! Una pena chiusa in se stessa, che non lasci spazio alla speranza, è una tortura, non è una pena. Spero che questo Congresso possa dare nuovo impulso all’impegno per abolire la pena capitale. Perciò esorto tutti i partecipanti a proseguire questa grande iniziativa e li assicuro della mia preghiera,

© Osservatore Romano - 23 giugno 2016