Il Natale degli sposi

Avvento per sposiFlavia Marcacci, professoressa di filosofia presso la Pontificia Università Lateranense, è sposa e madre di tre figli. Coniugando nella sua vita l’attività didattica e di ricerca – soprattutto inerente alla filosofia della scienza – a quella famigliare, in una continua dialettica tra ragione e fede, assieme al marito Roberto è capace di rendere ragione della bellezza e importanza della famiglia.

 

Il tempo, l’Avvento, l’attesa
 

Ognuna di quelle famiglie [nominate nella genealogia di Gesù in Mt 1,1-17]viveva nell’attesa. Aspettavano un Messia, come tutti gli ebrei che attendevano il compimento delle promesse del Signore (cfr. C.M. Martini - P. Messa, L'infinito in una culla. San Francesco e la gioia del Natale, Edizioni Porziuncola, Assisi 2009). Nel cuore dei patriarchi, e così di ogni uomo e donna della storia della salvezza, ardeva la speranza di un adempimento, il desiderio di vedere con i propri occhi la realizzazione della promessa. Quegli uomini, e quelle donne, vivevano con questa fede e con questa speranza: vivevano profondamente dentro un tempo di avvento. Che cos’è infatti l’Avvento? È anche il tempo dell’attesa. È il tempo che meglio specifica e identifica il cuore dell’uomo come un cuore luogo concepito strutturalmente per desiderare e attendere.

È questo un passaggio molto delicato e va compreso bene. Il nostro cuore spera, desidera, e, proprio perché desidera, spesso progetta. L’attesa e la trepidazione rendono vivo il cuore dell’uomo. Se eliminassimo tale dimensione dalle nostre esistenze, come saremmo? Se rinunciassimo all’aria fresca e nuova che i desideri buoni procurano, che cosa sarebbe la nostra vita? E se cancellassimo l’attesa del matrimonio a due fidanzati, del parto a una donna gravida, o dei doni di Natale a un figlio? Vivrebbero ugualmente, certo, ma di cosa e come? Non si tratta di concentrare il discorso sulle emozioni: attendere non è solo questione di emotività. Attendere è immaginare, comprendere il presente alla luce di un futuro che ci si prefigura, progettare il domani iniziando da oggi.

Volendo in qualche modo esagerare, l’attendere è una delle vene pulsanti della vita. A togliere all’uomo la percezione positiva dell’attesa hanno provveduto molti pensatori, che hanno descritto l’attendere come qualcosa di angosciante, un’attività dell’anima che porta a prefigurarsi ciò che ora non si ha e che non si potrà forse mai possedere e che, per questo, getta il non senso sul presente.

Forse anche in noi pesa inconsciamente questo vezzo intellettuale, che porta a pensare all’attesa come a una dimensione da escludere totalmente e – proprio per fuggirne le presunte conseguenze – ci spinge a un attivismo irrequieto e senza sosta. Per rimuovere l’ansia e la frustrazione di non possedere qualcosa, e per respingere l’idea insostenibile di non poter soddisfare ogni desiderio, cerchiamo di afferrare immediatamente e subito tutto il possibile.

Purtroppo di frequente viviamo l’attesa nell’angoscia: siamo spesso innervositi da quello che dovremo fare dopo o domani, invischiati in una catena interminabile di responsabilità che ci pesano, ma anche in un’insoddisfazione incessante di ciò che ora abbiamo o di ciò che oggi siamo. A questa modalità di vivere rischiano di essere particolarmente esposte le famiglie – specie le giovani coppie di sposi – quando hanno ancora molto da costruire: spesso, infatti, il lavoro per loro non è stabile, i figli piccoli, insieme alla gioia, portano anche fatica e stanchezza, i rapporti con i nuclei familiari di origine non sono stati rielaborati totalmente, la sessualità può presentare molte fragilità, l’essere donna e l’essere uomo non si integrano a pieno perché la femminilità e la mascolinità non sono completamente adulte, molte debolezze nell’affettività rendono nervosi i vissuti.

Addirittura anche le vacanze diventano solo un modo di scatenare i nervosismi: quante coppie, quando rallentano i ritmi lavorativi, si ritrovano a litigare in maniera insana (perché esiste anche un sano litigio di coppia)1 o a stupirsi di non riuscire a godere pienamente dei primi giorni di ferie. Si può persino vivere proiettandosi nel domani, aspettando di diventare chissà quando una coppia forte, capace di amarsi tanto; ma, a conti fatti, non si riesce a immaginare bene come.

 
Da: Flavia Marcacci, Il Natale degli sposi. Per una spiritualità della tenerezza, EDB, Bologna 2012, pp. 80, euro 5,00.

 

 

Mercoledì della XXXIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Caterina d'Alessandria (ET), vergine e martire († 305)

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