Rassegna stampa Speciali

Quel “telefono” sempre connesso

papa Francesco unge laltaredi MAURIZIO FONTANA

Papa Francesco che versa il crisma e solennemente unge il nuovo altare. Resta questo il momento più intenso e simbolicamente significativo della visita pastorale compiuta dal Pontefice, nel pomeriggio di domenica 7 aprile, alla parrocchia romana di San Giulio, nel quartiere di Monteverde vecchio.

Quel lento stendere l’olio con la mano, quasi come una carezza che ha toccato con cura ogni centimetro della superficie della nuova mensa eucaristica, è stato la catechesi più eloquente donata alla comunità riunita — dopo tre anni e mezzo di lavori che, a causa di cedimenti del soffitto della chiesa, hanno costretto a trasferire ogni celebrazione in una tensostruttura adiacente — nella chiesa completamente ristrutturata e per l’occasione nuovamente dedicata come casa del popolo di Dio. Un messaggio chiaro e potente, pur nella delicatezza del gesto: ecco la roccia, Cristo, la pietra angolare sulla quale fondare ogni cosa. Abbracciatela, fatela vostra, ripartite da qui. Un riferimento alla centralità di Cristo nella vita del cristiano, dall’infanzia fino alla vecchiaia, che era appena emerso, infatti, negli incontri avuti dal Papa con le varie realtà parrocchiali prima di celebrare la messa. Francesco era arrivato a bordo di un’utilitaria blu intorno alle 15.30, accompagnato dall’aiutante di Camera, Zanetti. Ad attenderlo, lungo la strada, tante persone assiepate dietro le transenne. Fra loro anche alcuni ospiti della casa di cura “Città di Roma” che sorge proprio di fronte alla chiesa. Francesco li ha salutati, coinvolgendo col gesto della mano anche le molte persone, malati e personale di servizio, affacciate dai balconcini della clinica. Il Papa è stato accolto dall’abbraccio di una bimba, una piccola parrocchiana, che era lì ad attenderlo insieme al cardinale Angelo De Donatis, vicario di Roma, al vescovo Paolo Selvadagi, ausiliare del settore ovest, al parroco padre Dario Frattini, a padre Rinaldo Guarisco, superiore generali dei Canonici regolari dell’Immacolata Concezione, ai quali è affidata la cura pastorale della parrocchia, e a monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa pontificia. Francesco si è immediatamente immerso nel clima di grande festa che ha caratterizzato la sua visita. Tra le bandierine bianche e gialle sventolate da un gruppo di bambini, si è subito fermato a stringere mani, a coccolare neonati e a scambiare qualche battuta al volo con le persone che lo attendevano nel cortile di fronte alla canonica. Ed è stata quasi l’onda dell’entusiasmo della gente a portarlo verso il suo primo appuntamento, quello con gli ammalati e gli anziani riuniti in una sala al piano terra. Dopo aver ascoltato una gustosa poesia a lui dedicata in dialetto romanesco, ecco il primo riferimento al rapporto diretto con Gesù, vero e proprio trait d’union dell’intero pomeriggio: «Gesù non delude mai» ha detto ai presenti. E ha suggerito: anche se ci sono la vecchiaia, le malattie, mille problemi, ogni «lamentela» può essere fatta a Gesù: «Lui le trasforma in preghiera e le presenta al Padre, perché Lui è passato per tutte queste cose prima di noi» e «Lui ci ascolta, Lui ci vede, Lui ci ama». Poi, citando divertito la domanda di un ragazzo che gli ha chiesto se è vero che — come gli aveva raccontato la nonna — il Papa ha il numero di telefono di Pietro e lo chiama, ha detto: «Io non ho il telefonino di Pietro, ma tutti abbiamo il “telefonino” di Gesù e tutti possiamo “c o n n e t t e rc i ” con Gesù, e lì “c’è sempre campo”». Salito al piano superiore, nella canonica, dopo aver salutato quanti hanno contribuito alla realizzazione del presepe vivente, allestito dai fedeli di San Giulio a Porta Asinaria con lo scopo di raccogliere fondi per i lavori della chiesa, il Pontefice si è intrattenuto brevemente con quanti seguono il corso di preparazione al matrimonio e con quanti, sposi novelli, continuano a incontrarsi per seguire un cammino di spiritualità familiare. Il Papa ha pregato con loro, li ha sostenuti in questo percorso che ha definito come un vero e proprio «catecumenato» e ha condiviso quei consigli pratici che spesso indica quando tocca il tema della vita domestica. Innanzitutto le tre «parole chiave» da imparare «con la mente e con il cuore»: “p osso?”, “grazie” e “scusa”. E poi l’importanza di rappacificarsi sempre dopo ogni litigio. Altri tre suggerimenti sono emersi dall’incontro successivo, quello con i volontari della Caritas impegnati nelle molteplici iniziative messe in campo dalla parrocchia nel settore dell’assistenza e dell’attenzione verso chi ha più bisogno. «Ci sono tre segnali che fanno vedere che una parrocchia va bene», ha detto Francesco: la «preghiera, la «carità attiva» (quella che porta ad agire in favore degli altri) e la «carità passiva» (quella per la quale non si cede alla «malattia» del pettegolezzo). Tra i presenti nella sala, il Pontefice ha salutato anche i quattro ospiti che la parrocchia ha sostenuto nei mesi invernali aderendo all’iniziativa diocesana contro l’emergenza freddo. Sceso al piano terra e uscito negli spazi dell’oratorio, il Papa ha salutato i ministranti e si è quindi fermato sotto un gazebo per ringraziare personalmente tutte le persone che sono state a vario titolo direttamente impegnate nella conduzione dei lavori di restauro durante gli ultimi tre anni: i membri dell’Ufficio edilizia di culto del Vicariato di Roma, con il direttore don Pierluigi Stolfi, e tutte le maestranze, la ditta dei fratelli Marano, l’architetto Emanuele Pozzilli, che ha curato i disegni degli arredi liturgici e la nuova disposizione interna della chiesa, e l’architetto Stefano Di Stefano, direttore dei lavori. Ricevuti in dono un crocifisso in ferro battuto (realizzato dal maestro d’arte Fabio Ceolin) e un grande album fotografico con la cronistoria dei lavori, Francesco ha preso spunto dalle immagini del cantiere per ricordare a tutti che anche la vita spirituale «va custodita e ricostruita», e che quando ci si accorge che ci sono dei “cedimenti” non bisogna avere remore a chiamare la «ditta spirituale» perché ci venga in aiuto. A questo punto, un grido insistente e montante — «Francesco! Francesco!» — ha chiamato il Papa verso la grande tenda che durante gli anni dei lavori ha sostituito la chiesa in restauro. Qui lo attendevano i bambini e i ragazzi che si stanno preparando alla comunione e alla cresima, insieme ai familiari dei bambini che hanno ricevuto o che stanno per ricevere il Battesimo. In un clima di grande gioia e familiarità il Papa ha risposto a braccio alle domande con il suo consueto stile di “catechesi dialogata” che ama avere quando incontra i più piccoli. Prima di rientrare in sagrestia — dove ha confessato tre giovani e una mamma — il Pontefice ha scambiato qualche battuta con ognuno dei sacerdoti concelebranti, circa una trentina, che lo aspettavano all’esterno della t e n s o s t ru t t u r a . La messa — la celebrazione è stata diretta dal carmelitano Giuseppe Midili, direttore dell’ufficio liturgico del Vicariato di Roma — ha avuto inizio all’esterno della chiesa, con il Papa che ha introdotto i fedeli al rito di dedicazione della nuova chiesa. Il parroco ha solennemente aperto la porta e la processione introitale ha fatto ingresso con tutti i concelebranti e una trentina di fedeli in rappresentanza della comunità. Francesco ha quindi compiuto — coadiuvato in alcuni momenti dal cardinale vicario e dal vescovo di settore — la serie di gesti, profondamente simbolici, che la liturgia prevede in tali occasioni: l’aspersione del popolo, dell’altare e delle pareti dell’aula liturgica durante il rito penitenziale e poi, dopo la liturgia della parola e le invocazioni con le litanie dei santi, la deposizione delle reliquie nel nuovo altare (sono state murate quelle di san Giovanni Bosco, santa Margherita Maria Alacoque e santa Maria Goretti, già custodite nell’altare originario), l’unzione dell’altare e delle pareti della chiesa, l’incensazione e l’illuminazione dell’altare. Suggestiva l’immagine del braciere dal quale si è innalzata una grande colonna di fumo d’incenso che ha prima avvolto la croce sospesa sull’altare e poi ha inondato, come preghiera, l’intera aula lit u rg i c a . Prima dei riti di conclusione il parroco ha provveduto ha portare il Santissimo Sacramento nel tabernacolo nuovo e poi ha rivolto al Papa un saluto a nome di tutta la comunità. Al termine della messa, intorno alle 19.30, il Papa, dopo aver salutato il cardinale vicario, il parroco, il vescovo di settore e i fedeli che avevano seguito la celebrazione all’esterno tramite un maxischermo, ha lasciato la parrocchia per fare rientro in Vaticano.

© Osservatore Romano - 8 - 9 aprile 2019

 

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