Rassegna stampa Speciali

Il Pontefice inaugura la nuova sede di Scholas Occurrentes nel Palazzo San Calisto. Radici e futuro

papa scholaUn olivo, la mitica figura di Telemaco, il figlio di Ulisse, e una grande torta per i cinquanta anni di sacerdozio di Papa Francesco, con tanto di Happy birthday e applausi. Così Scholas Occurentes ha accolto il Pontefice venerdì pomeriggio, 13 dicembre, per festeggiare insieme con lui non solo il suo giubileo presbiterale, ma anche l’inaugurazione della nuova sede di Palazzo San Calisto, nel quartiere romano di Trastevere. Giovani, artisti, sportivi e un gruppo di first lady latinoamericane e dei Caraibi lo attendevano insieme con il direttore mondiale José María del Corral e il presidente mondiale Enrique Palmeiro.
I ragazzi formatori di Scholas, provenienti da Giappone, Argentina, Stati Uniti, Haiti, Israele, Mozambico, Messico, Spagna, Italia e Colombia, hanno così celebrato il primo incontro interculturale di giovani a Roma. Molti di loro appartengono a comunità indigene, a diverse religioni, e vengono da contesti sociali molto diversi. Si sono riuniti per condividere la ricchezza delle loro culture e per proporre un nuovo modo di abitare il mondo. Hanno scelto la figura di Telemaco per simbolizzare la gioventù di oggi, orfana, che è in attesa del padre e che desidera dar vita a una nuova cultura. È il messaggio della madre terra, del recupero delle radici — tema che ha inspirato l’incontro — forti come quelle dell’olivo di novant’anni piantato dal Papa. Si è parlato anche di unità e di Scholas come spazio di incontro.
Papa Francesco ha annunciato e rilanciato vari progetti e iniziative che vedranno protagonista la fondazione Scholas nel 2020: in particolare, l’evento mondiale previsto per il 14 maggio, che avrà come tema «Ricostruire il patto educativo globale» per «rilanciare l’impegno educativo per e con le nuove generazioni, rinnovando la passione per un’istruzione più aperta e inclusiva, capace di un ascolto paziente, del dialogo costruttivo e della reciproca comprensione».
Il Pontefice si è collegato in videoconferenza con vari Paesi del mondo, a cominciare dalla sede di Scholas ad Haiti. I ragazzi del luogo gli avevano preparato un recital musical, poi gli hanno illustrato alcuni progetti riguardo al riciclo e all’arte. Si è quindi collegato con la nuova sede di Scholas negli Stati Uniti d’America, a Los Angeles, e con Assisi. Lì l’attendevano i partecipanti all’incontro sul tema «Una nuova educazione per una nuova economia», che si è svolto dal 12 al 13 dicembre nel convento Franciscanum. Vi hanno partecipato economisti appartenenti alla Commissione di trasformazione economica globale (Cget) e dell’Istituto di nuovo pensiero economico (Inet), e accademici della Rete di università Cátedras Scholas. Tra i protagonisti dell’incontro, i giovani universitari provenienti da vari Paesi che hanno sperimentato situazioni di esclusione sociale, come la povertà, la fame e la mancanza di opportunità nei loro territori. Coordinata dall’area di Scholas Cátedras, questa esperienza ha avuto come obiettivo di creare una coscienza collettiva sulla necessità di reimmaginare e ridisegnare i nuovi contenuti curricolari e le nuove metodologie di insegnamento, attraverso le quali si apprendono materie come l’economia nelle università di tutto il mondo alla luce dell’enciclica Laudato si’: una sorta di preludio dell’incontro internazionale «Economia di Francesco», che si svolgerà ad Assisi, dal 26 al 28 marzo 2020.
Rispondendo alla domanda di un giovane, riguardo alla sua reazione nel sentire ciò che si sta facendo in Scholas, il Papa ha detto: «La prima cosa che mi viene è: “esprimere, libertà, non avere paura, disinibirsi”». Sono parole «che mi sono nate nel cuore. La capacità di far uscire quello che si ha dentro, ma in modo accompagnato, non da soli. Se uno si mette a far uscire quello che ha dentro da solo può impazzire o inventare difese perché non venga fuori. Quando lo fai in gruppo, il gruppo ti contiene e ti aiuta, e insieme fate strada, fate storia». C’è anche la capacità di “disinibizione”, che si «crea nei ragazzi e nelle ragazze che partecipano a Scholas», che per il Pontefice «è grande e salutare. “Disinibirsi” nel senso buono del termine, cioè: che non ci sia nulla che non ti permetta di esprimerti. E c’è una parola che esprime tutto: poesia. Ossia ciò che Scholas “fa esplodere” in ognuno è “poesia”». Poesia, ha spiegato, non vuol dire «alienarsi in cose che volano in alto. Ma poesia è — come dice l’etimologia della parola — “creatività”». E l’uomo e la donna, o «sono creativi o restano bambini, ragazzi, non crescono. A farti crescere è la creatività, ed è quello che vedo in tutti. Che ognuno è cresciuto». Questa creatività è «accompagnata da simboli, storie, narrazioni che sono simboli. A cominciare dal “Matto” di La strada e oggi il Telemaco». In proposito Francesco ha confidato di conservare ancora sulla scrivania «il sassolino che mi avete regalato il primo anno dopo il “Matto” di La strada». Questo serve per ricordare. «È un vero percorso — ha aggiunto — ma un percorso di fare poesia, una poesia che ti porta alla creatività e a capire il cammino umano. I grandi “modelli” di ansie umane, di saggezza umana e di insuccessi umani ti indicano il cammino ed è questo che noto in Scholas; ossia che “crea” per la libertà». Infatti, ha insistito, «Scholas non fa proselitismo, crea libertà. Perché scommette su ciò che ognuno ha nel proprio cuore, che è la capacità di crescere e di costruire il proprio futuro».
Dopo l’invito di Papa Francesco — che nel suo viaggio apostolico in Mozambico dello scorso mese di settembre lanciò l’idea di un concorso sul tema del “pallone di stracci” come simbolo delle virtù umili dello sport — Scholas ha raccolto la sfida e ha promosso un’iniziativa. Insieme con la fondazione Milan, la fondazione Think Equal e «L’Osservatore Romano», ha lanciato, alla presenza del Papa, il progetto «Pallone di stracci: educare per la vita». Si tratta di un invito ad artisti, sportivi, pensatori, governi, istituzioni, imprenditori, accademici ed esponenti della società civile a essere parte di questa creazione, a pensare l’impensabile: una nuova cultura, una educazione per la vita. L’iniziativa si inserisce nell’alleanza che queste associazioni firmarono con Scholas a metà del 2019, con l’obiettivo di promuovere un’educazione di qualità e la cittadinanza globale, attraverso il potenziamento dei valori dello sport, lavorando insieme con giovani e bambini in contesti educativi, pubblici e privati. Per l’occasione erano presenti Paolo Scaroni e Zvonimir Boban, rispettivamente presidente e amministratore delegato del Milan, Leslie Udwin, fondatrice e direttrice esecutiva di Think Equal, e il direttore del nostro giornale.
Il Papa si è rivolto anche alle cinque first lady latinoamericane e dei Caraibi, appartenenti all’Alleanza di coniugi di capi di Stato e rappresentanti (Alma): Fabiola Yáñez, dall’Argentina, al suo primo atto ufficiale; Kim Simplis Barrow, del Belize; Michelle Bolsonaro, dal Brasile; María Juliana Ruiz Sandoval, dalla Colombia; e Silvana Abdo, dal Paraguay. A loro ha detto: «Appena vi ho viste, ho pensato che, in momenti della storia della mia patria, dell’indipendenza, sono state le donne quelle che hanno tessuto momenti eroici. Avevano visione. Io sogno un’America latina unita, ciascuno con la propria identità, perché per unirsi non c’è bisogno di cancellare l’identità, al contrario, ma uniti. E questo lo fanno le donne o non lo fa nessuno».

© Osservatore Romano - 15 dicembre 2019


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