Rassegna stampa Speciali

Nel pomeriggio di venerdì 10. Il Papa in visita all’Accademia ecclesiastica

accademia ecclesiastica papa 2019In occasione dell’Anno della fede, Papa Francesco, parlando ai rappresentanti pontifici, definiva la loro esperienza come «una vita in cammino, ma sempre con Gesù Cristo che vi tiene per mano».
È quanto il Santo Padre ha voluto testimoniare alla comunità della Pontificia accademia ecclesiastica con la sua visita privata di venerdì 10 maggio. Non è la prima volta che Papa Francesco varca la soglia del palazzo romano di piazza della Minerva; anzi, negli anni del suo pontificato, questo incontro è diventato un appuntamento, che dimostra con chiarezza la vicinanza e l’attenzione che il Papa riserva alla comunità dell’Accademia, formata, quest’anno, da 35 sacerdoti provenienti da 22 paesi. Con la sua presenza egli vuole offrire un concreto sostegno e incoraggiamento agli alunni per il futuro ministero che li aspetta nelle rappresentanze pontificie sparse in tutto il mondo, ministero vissuto non di rado in situazioni difficili.
La semplicità e la familiarità hanno caratterizzato questo particolare momento di gioia e di festa per la comunità. Nel tardo pomeriggio, il Santo Padre ha lasciato la Domus Sanctae Marthae per giungere alle ore 18 in Accademia, dove è stato accolto dal presidente, l’arcivescovo Giampiero Gloder, dai superiori, dagli alunni, dalle suore di Marta e Maria, che svolgono un prezioso servizio nella casa, e dal personale presente. Salito nella cappella, ha guidato la preghiera dei vespri, per salutare, poi, personalmente, ciascuno dei sacerdoti della comunità nella Sala dei Papi.
Un momento particolarmente atteso è stato l’incontro che è seguito: un dialogo informale, aperto e profondo, fatto di varie domande che gli alunni dell’Accademia hanno rivolto, senza timori, al successore di Pietro, il quale con grande schiettezza e generosità non si è sottratto nelle risposte. Tra i numerosi temi affrontati, proprio all’inizio della conversazione è stata sollevata la questione del rapporto tra “diocesanità” e “universalità” del ministero. Il Papa ha posto una particolare enfasi, nella prospettiva della formazione degli alunni dell’Accademia, sull’amore e sull’appartenenza concreta a una Chiesa particolare, per vivere l’identità sacerdotale necessaria a servire in modo autentico la dimensione universale della Chiesa. Il Pontefice ha sottolineato che «non si può servire-appartenere alla Chiesa universale senza appartenere alla Chiesa particolare, concreta. [...] Se tu non ami la tua diocesi, non amerai mai la Chiesa universale. [...] L’atteggiamento che hai con la tua Chiesa madre, sarà lo stesso che avrai, in futuro, con la Chiesa universale». Un ministero fruttuoso, dunque, sorge sempre dal compromettersi con la Chiesa concreta. E questo vale maggiormente per chi si prepara a servire la Santa Sede nelle rappresentanze pontificie.
Approfondendo il tema della Chiesa particolare, Papa Francesco si è soffermato sul ruolo importante dei metropoliti nella Chiesa latina, che vede sempre di più come figure di comunione, interpretando questa funzione come quella di una sorta di “fratelli maggiori” nelle proprie province ecclesiastiche. Perciò ha sottolineato la particolare attenzione che le rappresentanze pontificie avranno nel proporre i candidati per questo ufficio.
Alla domanda relativa alla validità del celibato nella Chiesa latina, il Santo Padre ha ribadito che si tratta di un dono prezioso di Dio da conservare e custodire, non escludendo però la possibilità di scelte disciplinari diverse nelle situazioni eccezionali di certe aree geografiche.
Un argomento che il vescovo di Roma ha chiarito è il concetto di trasparenza, che oggi viene considerato come un nuovo imperativo sociale. Essa — ha spiegato il Papa — non è da intendersi in modo strumentale e suppletorio, ma come virtù umana, figlia della verità e dell’onestà, espressione di una vita aperta davanti a Dio e davanti agli altri. Lo stesso Gesù, nei Vangeli, ha più volte condannato la sua mancanza, parlando dell’ipocrisia. Si tratta quindi di una trasparenza che non cancella un’altra virtù umana importante, quella della riservatezza.
Gli alunni hanno posto molte altre domande, spaziando su ampie tematiche ecclesiali, quali la tutela dei minori, le difficoltà che incontrano i presbiteri nel loro ministero nei differenti contesti ecclesiali, la presenza e il ruolo dei laici nella “diplomazia pontificia”, l’ecumenismo e i rapporti con il mondo dell’islam.
Al termine dell’intenso dialogo, è seguita la cena fraterna con il Santo Padre, i superiori e gli alunni. Papa Francesco ha firmato il libro d’onore e, dopo qualche foto con l’intera comunità e con coloro che partiranno per le nunziature apostoliche la prossima estate, ha salutato, nuovamente e personalmente, i sacerdoti, incoraggiandoli per il loro futuro ministero; poi è ritornato a Santa Marta.

© Osservatore Romano - 12 maggio 2019

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