Rassegna stampa Speciali

Misericordia nella sofferenza

oikumenedi RICCARDO BURIGANA

Misericordia e preghiera: sono queste le parole che caratterizzano la testimonianza ecumenica di fronte alla pandemia causata dal covid-19 in tanti luoghi dove i cristiani hanno cominciato a riflettere cosa fare insieme per affrontare questo tempo di dolore e di solitudine, scandito dalle raccomandazioni dei medici e dai provvedimenti dei governi. Un bisogno che Papa Francesco ha trasformato in proposta, all’Angelus del 22 marzo, invitando tutti i capi delle Chiese e i leader delle comunità cristiane a recitare il Padre Nostro mercoledì 25 marzo a mezzogiorno.
Accanto alle parole del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, che già in diverse occasioni ha voluto ringraziare coloro che sono impegnati in prima fila nella lotta contro la pandemia, ricordando l’imp ortanza di seguire le norme indicate dai medici e rinnovando la centralità della preghiera in un tempo di sofferenza, il National Council of Churches in Usa (NccUsa) ha riaffermato l’importanza di non abbandonare la condivisione materiale e spirituale tra cristiani negli Stati Uniti e nel mondo in un tempo di sofferenza. L’organismo ha sempre considerato la condivisione un impegno prioritario per testimoniare la volontà di vivere il cammino ecumenico. In questi ultimi giorni, anche alla luce del diffondersi della pandemia negli Stati Uniti, ci sono state varie iniziative, tra le quali un pressante invito a condividere riflessioni bibliche, brevi (non più di trecento parole), per rafforzare la comunione tra cristiani di tradizione diversa. Il pastore metodista Jim Winkler, presidente del NccUsa, ha lanciato un appello alle autorità, a tutti i livelli, per esortarle «a prendere delle misure di emergenza con le quali proteggere le persone che si trovano in carcere e nei centri di detenzione», dal momento che queste sono tra le più esposte al contagio. Hannah Weber, presidente del Comitato esecutivo dell’Ecumenical Youth Council of Europe (Eyce) ha invece invitato tutti i giovani cristiani a riflettere su come vivere il tempo di Quaresima mettendo in pratica questo comandamento: «Ama Dio e il prossimo come te stesso. Amore è lavarsi le mani, stare a casa, chiamare i propri amici, pregare per tutti, specialmente per coloro che sono in pericolo di vita, concentrandosi sulle cose essenziali». Il tema dell’amore verso il prossimo da vivere in questo tempo di pandemia rispettando quanto viene chiesto dagli studiosi e deciso dai governi, anche se questo sembra limitare la libertà, è stato al centro di un messaggio del Conselho Nacional de Igrejas Cristãs do Brasil che ha raccomandato di prestare particolare attenzione ai bambini, dopo la decisione della chiusura della scuola che per tanti rappresenta un luogo dove trovare riparo dalla violenza e sostegno nella povertà. In Australia invece il vescovo anglicano Philip Huggins, presidente del National Council of Churches (del quale fa parte anche la Chiesa cattolica), ha rivolto a tutti i cristiani l’invito a pregare, ogni venerdì alle 19, per la fine della pandemia e a riservare domenica 29 marzo a iniziative di testimonianza ecumenica a sostegno di coloro che sono stati direttamente colpiti dalla pandemia, lasciando la massima libertà a credenti e comunità. In questo invito hanno riecheggiato le parole della lettera pastorale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc), firmata dal pastore Olav Fyske Tveit, che il 31 marzo concluderà il suo mandato, e da Agnes Abuom, moderatrice del comitato centrale del Wcc. Ai cristiani è chiesto di affrontare la crisi dando spazio alla creatività con la quale trovare delle forme nuove per far sentire la presenza di Dio nel mondo in modo da sostenere ogni uomo e ogni donna, ovunque, in nome di una chiamata ecumenica che dona speranze: «Dio — vi è scritto — si prende cura della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani, quindi nessuno deve essere lasciato indietro. Tutti dovrebbero avere vita in abbondanza. La nostra speranza ci viene data dal Dio della vita, essa è potente e ci tiene uniti nell’a m o re e nel servizio». Sulla necessità di come vivere la chiamata ecumenica in questo tempo di pandemia, chiedendo di moltiplicare le occasioni di preghiera tra cristiani nelle forme consentite dalle norme introdotte dai singoli stati, la Conferenza delle Chiese europee ricorda che per i cristiani «vivere l’unità è ancora più importante nei momenti di crisi per favorire la cooperazione e per testimoniare l’a m o re di Dio per tutti con la preghiera e con l’azione».

© Osservatore Romano - 25 marzo 2020

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.