Rassegna stampa Speciali

Il volto della Chiesa. In aumento il contributo dei catechisti laici nell’opera di evangelizzazione.

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Il primo annuncio di Gesù Cristo alle tribù kolhi, nel distretto semidesertico di Tharparkar, nella provincia pakistana del Sindh, al confine con l’India, l’ha portato un catechista, un laico cattolico, padre di famiglia, mandato dalla diocesi di Hyderabad. A lui e ad altri catechisti è affidata la cura pastorale di alcune famiglie seminomadi che hanno abbracciato la fede e vivono nel deserto, lottano per la sopravvivenza, senza usufruire di alcun servizio sociale, in zone dove un sacerdote può recarsi solo saltuariamente.

È un’esperienza, questa, che si ritrova a diverse latitudini: tanto nel vasto territorio dell’Amazzonia, quanto in regioni estese dell’Africa subsahariana, come nel sud est asiatico, nelle steppe centroasiatiche o nelle sperdute isole del Pacifico.
Il futuro della missione della Chiesa è sempre più affidato ai laici. Sono loro, i missionari laici e i catechisti a portare il kerygma, la Parola di Dio, la vicinanza della Chiesa, a offrire consolazione e speranza, ma anche aiuti concreti di carità a popolazioni che abitano in aree isolate e remote, dove gli insediamenti umani sono piuttosto rari. Sono loro ad arrivare spesso “fino agli estremi confini della terra” per portare un gesto d’amore alle famiglie, donare una parola di speranza nel nome di Gesù Cristo, insegnare ai bambini una preghiera o un canto di lode a Dio. Questa tendenza è tra gli elementi più interessanti contenuti nel dossier statistico pubblicato, in occasione della Giornata missionaria mondiale che si celebra domenica 20 ottobre, dall’agenzia Fides, delle Pontificie opere missionarie (pdf93_giornata_missionaria_ing.pdf).
I missionari laici nel mondo, nota il testo, che si rifà soprattutto all’Annuario statistico della Chiesa cattolica (con dati aggiornati al 31 dicembre 2017), sono 355 mila e, nell’arco di un anno, sono aumentati di oltre mille unità. Stanno crescendo, rileva lo studio, perfino nella vecchia Europa, malata di indifferentismo e attraversata dal fenomeno della secolarizzazione, da molti sociologi ritenuto inarrestabile. Nelle pieghe di questo dato — 836 nuovi missionari laici nel vecchio continente — si annida un’esperienza che sta assumendo in Italia un rilievo crescente e che offre una prospettiva realmente creativa alla pastorale ordinaria della Chiesa italiana: quella delle cosiddette “famiglie missionarie a chilometri zero”. Si tratta di famiglie che, per necessità o precise scelte pastorali, abitano in una parrocchia con i propri figli per un'esperienza di accoglienza, di annuncio del Vangelo, di corresponsabilità pastorale, con lo scopo di «dare volto ad una Chiesa fraterna e missionaria, annunciare la gioia del Vangelo nel modo più semplice e vero: da persona a persona», come afferma un gruppo di esse già ben sviluppato e assortito nella diocesi di Milano (ben raccontato da Gerolamo Fazzini nel suo Famiglie missionarie a Km zero: nuovi modi di abitare la Chiesa, edito da IPL in occasione del Mese missionario straordinario).
I laici impegnati nel sevizio pastorale e nel proclamare il Vangelo in altri continenti sono soprattutto catechisti che, in alcune nazioni, sono veri e propri dipendenti, remunerati dalle diocesi. Oggi nel mondo sono oltre 3,1 milioni e sono anch’essi aumentati di 34 mila unità nel corso di un anno solare. Spicca soprattutto l’Africa, con oltre 11 mila tra uomini e donne che hanno scelto questa strada e rappresentano un ausilio prezioso e fecondo dei sacerdoti. In America i nuovi catechisti sono oltre 22 mila e non si fa fatica ad arguire che il territorio amazzonico abbracci buona parte delle loro energie. Ma anche l’Asia, dove i cattolici arrivano complessivamente al 3,2 per cento, offre orgogliosamente i suoi 2.600 nuovi laici che insegnano la fede nelle aree rurali del centro delle Filippine, come nelle foreste del Myanmar, nelle lande desertiche della Mongolia o sulle cime dei monti tibetani. I catechisti sono impegnati a servire il popolo di Dio, soprattutto i nuovi fedeli, cioè coloro che, dopo un cammino di catecumenato, hanno chiesto di ricevere il battesimo e sono ufficialmente entrati a far parte della comunità ecclesiale.
Il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, ha rimarcato l’importanza fondamentale dei catechisti nella vita delle giovani Chiese dei territori di missione, definendoli «figura-chiave dello sforzo di evangelizzazione, specialmente in ambienti e comunità rurali. Sono responsabili di moltissime comunità missionarie a loro affidate dai parroci e dai vescovi — ha ricordato — conducono la liturgia domenicale della Parola molto spesso con la distribuzione dell’Eucaristia, sono responsabili della preghiera e della carità, vivono con la loro famiglia in mezzo a cristiani e a non cristiani, membri dello stesso villaggio, preparano bambini e adulti ai sacramenti».
Come informa il dossier dell’agenzia Fides, oggi la comunità universale dei cattolici battezzati, cui i catechisti danno un fecondo contributo, conta 1,3 miliardi di persone, ovvero il 17,7 per cento dei 7,4 miliardi della popolazione mondiale. Il numero di cattolici nel mondo, annuncia il rapporto, è in trend positivo: sono 14,2 milioni in più rispetto all’anno precedente ed è notevole apprendere che il segno “più” si registra in tutti e cinque i continenti: sei milioni in America, più di 5,6 milioni in Africa, oltre 2 milioni in Asia, 19 mila in Oceania e 259 mila nuovi battezzati in Europa. Sacerdoti e missionari, appartenenti alle oltre tremila circoscrizioni ecclesiastiche (tra diocesi, amministrazioni apostoliche, sedi missionarie) che compongono il mosaico della Chiesa nel mondo, continuano a seguire quotidianamente il comandamento di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato».
A impartire il sacramento che è sufficiente a rendere ogni uomo o donna che lo riceve un autentico missionario — come ripete il leit-motiv del Mese missionario straordinario «Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo» — nella maggior parte dei casi sono i 414.500 sacerdoti, un numero che, a livello complessivo, registra una flessione di 387 unità. In questo dato si riscontra e si conferma il trend degli anni precedenti, che vede l’ordinazione di nuovi preti in Africa (+1.192), America (+180) e Asia (+1.424) e un drastico calo, soprattutto tra i presbiteri appartenenti alle congregazioni religiose, in Europa (-2.946). Anche il numero dei religiosi, a livello internazionale, 51.500, segna un calo di mille unità su base annua, tendenza confermata anche dalle suore che sono circa diecimila in meno rispetto all’anno passato, e si attestano a quota a 649 mila. Senza di loro sarebbe impossibile, per la Chiesa cattolica, gestire nel mondo 71 mila scuole materne (con 7,3 milioni di alunni), 101 mila scuole primarie (34,5 milioni di studenti), 48 mila istituti secondari (20,3 milioni di alunni), né accompagnare nella crescita 2,3 milioni di alunni delle scuole superiori e 2,9 milioni di studenti universitari.
Stesso decisivo sostegno preti, religiosi, suore e laici cattolici lo danno negli istituti di assistenza sociale gestiti dalla Chiesa cattolica nel mondo, che sono circa 105.000 e comprendono oltre 5.000 ospedali, 16 mila dispensari, 646 lebbrosari, 15 mila case per anziani e disabili, quasi diecimila orfanotrofi, accanto ad altri centri giovanili e di altro genere. «Restituire un posto al messaggio di speranza che porta il Vangelo di Cristo è fondamentale per la missione in Africa. Cristo è venuto in mezzo a noi affinché avessimo vita in abbondanza», ha commentato Donald Zagore, teologo della Società per le missioni africane, in un messaggio che si presta a estendersi ben oltre i confini del continente nero. Il Vangelo resta per molti popoli «un libro di speranza» che restituisce dignità di figli a persone sfruttate, emarginate, private di ogni diritto.
In tal senso ogni opera di misericordia è essa stessa già “missione”. Lo aveva compreso Pauline Marie Jaricot, laica francese, oggi venerabile, che nel 1822 avviò l’Opera della Propagazione della Fede, ponendo all’inizio dell’opera missionaria la preghiera. La donna riunì le persone allo scopo di pregare per le missioni e, alcuni anni dopo, creò il “Rosario vivente”, una rete che esiste ancora. «Oggi vogliamo sottolineare la preghiera fondamentale per le Pontificie opere missionarie che, grazie alla colletta della Giornata missionaria mondiale, finanziano tanti progetti concreti, di natura ecclesiale e missionaria nel mondo», rileva padre Tadeusz Nowak, missionario oblato di Maria Immacolata e segretario generale della Pontificia Opera di propagazione della fede. E nota: «Come ha rimarcato Papa Francesco, la prima opera missionaria è la preghiera», quel rapporto profondo e radicale con Dio Padre che sostiene e ispira l’opera di tanti missionari che oggi nel mondo donano l’intera vita. «Celebrando il Mese missionario straordinario, ricordiamo e confermiamo la nostra vita missionaria ordinaria», chiosa padre Sebastiano D’Ambra, missionario del Pime, da 40 anni nelle Filippine meridionali, tra i premiati della manifestazione promossa dalla diocesi di Roma, che il 26 ottobre assegnerà il riconoscimento intitolato a don Andrea Santoro, il sacerdote fidei donum ucciso a Trabzon, in Turchia, nel 2006.

© Osservatore Romano - 20 ottobre 2019 


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