I NUMERI DELLE SCUOLE E IL PLURALISMO EDUCATIVO A RISCHIO

scuolaMonia Alfieri

La pandemia con la quale stiamo facendo i conti sta accelerando un processo che in 5 anni avrebbe certamente disperso in modo irrimediabile il pluralismo e, conseguentemente, danneggiato non solo la libertà dei genitori e dei docenti ma impennato la curva dell’ignoranza, curva non meno pericolosa di quella dei contagi.

Con onestà leggiamo i dati e cerchiamo di capire se la riduzione degli allievi nella scuola paritaria è proporzionata alla flessione degli allievi italiani nel loro insieme, e, ancora, se la causa ultima è da ricercare nella denatalità, nel Covid o in un sistema che è imploso.

In merito si rimanda al Focus 338 del 01.03.2020 “La scuola del futuro: una scuola per tutti. La scuola di oggi: una scuola d’élite” (per visionare il focus cliccare qui)

1.    Andamento degli allievi dall'a.s. 1999/2000 all'a.s. 2019/2020

In 20 anni il numero degli allievi in Italia è passato da 8.728.899 (7.542.232 gli allievi iscritti alle scuole statali e 1.186.667 gli allievi iscritti alle scuole paritarie) nell’a.s. 1999/2000 (anno della parità L.62/2000) a 8.450.526  (7.599.259 gli allievi iscritti alle scuole statali e 851.267 gli allievi iscritti alle scuole paritarie) nel 2020, esattamente vent’anni dopo la legge 62/2000 sulla parità.

Il numero degli allievi come valore assoluto diminuisce di 278.373. Tale riduzione come valore assoluto si registra solo ed unicamente nella scuola paritaria, con una perdita di 335.400 allievi; al contrario, nella scuola statale si registra un lieve aumento di 57.027 allievi.
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Questi dati ci permettono di affermare che è riduttivo spiegare la flessione degli allievi con la denatalità.

La flessione di allievi con la relativa chiusura di sedi scolastiche paritarie è anzitutto da attribuire alla crisi economica che ha ridotto progressivamente:

a)      la capacità di spesa della famiglia, non più in grado di pagare la retta;

b)      la capacità di gestire in economia i costi – sempre più onerosi - da parte del mondo delle scuole paritarie.

Dal 2012 la famiglia ha incontrato reali ed evidenti fatiche nel pagare le tasse per una scuola statale non scelta (8.500 euro è il costo/alunno - vd progetto REI scuola, realizzato da CIVICUM in collaborazione con Deloitte e il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, https://www.civicum.info/wp-content/uploads/2018/09/REI-Leonardo-2018.pdf) e le rette per la scuola paritaria scelta (non liberamente).

Dall’altra parte la crisi vocazionale, con la conseguente diminuzione del personale religioso che non rappresentava un costo, assieme ai costi della burocrazia e ai vari adempimenti, ha reso per la scuola paritaria molto complicato continuare a chiedere rette irrisorie e comunque molto inferiori rispetto ai costi sostenuti.

Logicamente le scuole paritarie la cui utenza era formata dalle famiglie meno abbienti, dopo essersi altamente indebitate, hanno dovuto chiudere. Non è secondario che negli ultimi 10 anni dei


220.591 allievi persi nel mondo della scuola paritaria ben 198.532 siano allievi della scuola cattolica. Ecco quindi che gli allievi della scuola paritaria, dal rappresentare il 13,6% della popolazione scolastica, oggi si collocano al 9.9%. Una percentuale sempre più insignificante e preoccupante in ordine alla garanzia di un effettivo pluralismo educativo

La presenza delle scuole paritarie, e dunque del Pluralismo educativo, è gravemente compromessa, come si evince dalla distribuzione delle scuole sull’intero territorio nazionale.

Ecco qualche esempio: in Lombardia il pluralismo educativo è pari al 16%, in Piemonte al 10%, in Veneto al 15%, in Liguria all’11%, in Emilia Romagna al 12%. Se si passa al Sud troviamo il 4% in Puglia, il 5% in Calabria, il 3% in Campania. Sono sufficienti questi dati per comprendere il grande divario che separa il Nord e il Sud: una realtà perfettamente confermata dai Dati Ocse-Pisa già nel 2019.

4 italiaEsiste una stretta correlazione con le due gravi performance negative del sistema scolastico italiano: la “dispersione scolastica” e il “divario fra il Nord e il Sud”.

L’ideologia che lungo questi anni avversava la scuola paritaria in quanto cattolica e di indirizzo in realtà rischia di produrre il risultato contrario.

Infatti, l’ostacolare il pluralismo educativo condanna a morte le scuole paritarie, in particolare quelle cattoliche, fondate per gli ultimi, i poveri, i fragili, quelle di frontiera e delle periferie, e riduce il sistema scolastico ad un monopolio statale, lasciando spazio solo alle scuole paritarie di chiaro indirizzo confessionale. È necessario arrestare questa tendenza prima di perdere in modo irrimediabile il patrimonio storico-culturale rappresentato dalle scuole paritarie diffuse sul territorio nazionale ed espressione della comunità civile.


 

 

               LE SOLUZIONI 
(a cura di Anna Monia Alfieri e con la collaborazione di Paolo Cilia)

a)      l’utilizzo degli annunciati finanziamenti europei (attraverso Sure, Bei, Mes, e Recovery Fund), affinché possano diventare la risorsa preziosa per realizzare e qualificare anche il sistema scolastico integrato: “Autonomia, Parità scolastica e Libertà di scelta educativa”;

b)      la revisione delle linee di finanziamento del sistema scolastico italiano attraverso l’introduzione dei costi standard di sostenibilità da declinare in convenzioni, voucher, buono scuola, deduzione. La fase 2 del Covid19 ha reso evidente che la scuola statale, che costa 8.500,00 euro, non è riuscita a ripartire per tutti, mentre le scuole paritarie sopravvissute alla pandemia, con rette da 3.800 per l’infanzia ai 5.000 per il liceo, sono ripartite. Tutto questo a conferma che una sana collaborazione fra scuole pubbliche statali e paritaria innalza il livello di qualità, rende il sistema scolastico più equo e, a fronte di un servizio migliore, si risparmiano tanti danari pubblici.
E, non per ultimo, rispetta il criterio educativo riconosciuto ed indicato nella Costituzione all'art. 30.

Diversamente il 2021 sarà identico al 2020: la scuola ripartirà solo per alcuni privilegiati che, domani, avranno in mano le sorti della nazione. Quindi il diritto all’istruzione sarà inteso come un lusso, una cosa da ricchi, come è stato per secoli, ma con una piccola variante: il figlio “di chi può”, a scuola, presso collegi prestigiosi, e poi sulle ali della grande finanza; il figlio del povero nelle grinfie della criminalità organizzata o distrutto dalla droga. E nel contempo il capitolare della Scuola Pubblica Statale in monade di stato nello Stato, blindata in sé stessa, in una sorta di auto-involuzione che non la stimola alla crescita qualitativa. La Scuola Pubblica Paritaria non è solo un dovere Costituzionale dell'art. 30 ricordato ma è anche la via di uscita per far lievitare la qualità della proposta didattico-educativa alle famiglie e migliorare la coscienza personale e responsabile dei cittadini del futuro.

Concludiamo l’analisi citando la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. L’art. 26 ha per primo riconosciuto la gratuità e l’obbligatorietà dell’istruzione elementare, atteso che l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Tutto questo stride, in modo impietoso, con la realtà della scuola italiana di oggi, infatti i disastri che derivano dall’aver trasformato il diritto all’istruzione in un privilegio sono sotto gli occhi di tutti.

Il sistema scuola deve cambiare radicalmente. Solo così il sistema Italia potrà ripartire e raggiungere gli altri Paesi europei.

 

 

Giovedì della I settimana di Quaresima

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