A proposito della bestemmia

contemplazione.jpgCon la presente brevissima non vogliamo ritornare sul tema della bestemmia del Premier Berlusconi, affrontato, spesso in questi giorni, in chiave politica-gossippara.
Il premier ha sbagliato. Sia per oggetto, sia per modalità che per contesto. Sia perché egli ricopre un ruolo "esemplare" per mandato.
Se ne faccia coscienza per le cose piccole e grandi. E, cortesemente, la smetta con questi atteggiamenti.

Tuttavia ricordiamo a noi e ai lettori che si può bestemmiare con la vita.
E ciascuno di noi pensi adeguatamente ai comportamenti e alle scelte che pone in essere, magari agendo secondo coscienza, ma vivendo come se Dio non ci fosse.
Alcune scelte in campo morale dell'Onorevole Rosy Bindi, per parlare di un esempio chiamato in causa dai fatti, sono contro la morale naturale e contro la dottrina sociale della Chiesa. Pertanto uno può bestemmiare Dio con tali scelte anche fatte con l'avallo della propria coscienza deviata e/o ferita.
La morale insegna che la mancanza della piena avvertenza non diminuisce un atto oggettivamente ed intrinsecamente ingiusto.
Sarebbe poi da chiedersi come si è arrivati ad una mancata avvertenza dell'ingiustizia. Quali percorsi ha fatto la nostra coscienza e l'educazione di questa alla luce della Parola di Dio e del magistero della Chiesa per essere così intorpidita e senza spessore. Ma questo è compito di Dio anzitutto e, in seconda battuta, dei pastori d'anime in piena comunione, affettiva ed effettiva, con la Chiesa.

La nostra attenzione di oggi è su quella che apparentemente appare come una bestemmia ma che in realtà è un grido di dolore autentico. Di appello a Dio che non immette un taglio, una distanza nella relazione uomo-Dio, ma desidera una comunione profonda con Dio.
La vita dei mistici della Chiesa è costellata di questi esempi.
Ma ancor prima la Parola di Dio ne fa cenno. Pensiamo per esempio al profeta Geremia che dice: "Tu sei diventato per me un torrente infido" (Ger 15, 10-21).
I torrenti in alcune zone della Terra Santa sono colmi di acque d'inverno e quasi asciutti d'estate. Si comportano in maniera potremmo dire "equivoca" non costante, lineare.
Questo dice a Dio il profeta Geremia.
Non ti comprendo, sei per me ambiguo, non lineare. Apparentemente sta bestemmiando Dio ma in realtà dietro la veste di questa bestemmia irriverente si nasconde una preghiera altissima, un desiderio ardente che il profeta ha di conoscere Dio più compiutamente e di adeguare i propri passi alla volontà di Dio.
In realtà queste preghiere vestite di rabbia sono preziose perché aiutano il nostro uomo nuovo a venir fuori e a far guerra all'uomo vecchio. Qui appare tutta l'ascesi e lo sforzo della nostra povertà umana che desidera comprendere come piacere di più a Dio.
Così dietro questa "irriverenza" si cela in realtà il cuore prezioso del nostro cuore, cioè il desiderio di amare Dio meglio e più perfettamente.

C'è infatti un dolore cieco che distrugge se stessi e gli altri, magari vestendosi di ateismo e anticlericalismo, e un dolore lucido che si inserisce all'interno di una relazione coltivata e sofferta in cui l'uomo soffre per dischiudere se stesso all'Altissimo e, paradossalmente, Dio stesso soffre con noi e per noi per far germogliare la vita eterna che già è presente nel nostro cuore.
Non c'è infatti nostro dolore che non sia presente totalmente al Padre in Cristo.
E non c'è dolore che non sia redento e porti  in sé il seme della vita.
Non si stanchi il nostro cuore di guardare in alto.

Paul

Pubblichiamo qui sotto la risposta di Mons. Fisichella alla lettera di un lettore al settimanale “Oggi” del 6 ottobre 2010

Ma scusi, monsignore, lei giustifica la bestemmia del Cavaliere?

Berlusconi infila una bestemmia in una storiella contro la Bindi e leggo che lei lo difende, monsignore, perché va «contestualizzata». Mi sorprende…
Giuseppe B., Brescia


Risponde monsignor Fisichella

La bestemmia è il peccato che si riferisce al secondo comandamento: Non pronunciare il nome di Dio invano. Il catechismo la definisce un «proferire contro Dio - interiormente o esteriormente - parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di Lui e nell'abusare del Suo nome». La proibizione si estende alle espressioni contro la Chiesa, i Santi e le cose sacre. Siamo tenuti tutti, credenti e no, a rispettare sempre il santo nome di Dio e le persone che credono in Lui.

Diverse dalla bestemmia sono le imprecazioni in cui, senza intenzione di bestemmiare, è però inserito il nome di Dio. Perché la bestemmia sia peccato, è necessario vi sia anche il deliberato consenso di voler offendere Dio e la piena avvertenza di quanto si sta facendo. Così, mentre il contenuto è sempre grave, non sempre la persona che bestemmia pecca. Ciò non significa indulgere, ma comprendere appunto il contesto in cui si bestemmia. Eludere questa condizione equivale a essere giudici spietati, privi di ogni vera comprensione e misericordia, sempre necessari davanti al peccatore.

Detto questo, Berlusconi si assuma le sue responsabilità per le sue barzellette, e renda conto non solo ai suoi elettori, ma a tutti. Ripeto quanto già detto in una dichiarazione: le persone pubbliche debbono avere un’attenzione del tutto particolare nel loro esprimersi, anche in privato: ne va della credibilità delle istituzioni che rappresentano.

Ma in un momento così critico per tutti ci si aspetta anche un po di serietà di fronte ai veri problemi, non la rincorsa strumentale allo scandalismo di un giorno.

Un anno fa ero alla manifestazione La Milanesiana. C’era pure il regista Marco Bellocchio, che aveva scelto di proiettare brani di un suo film (L’ora di religione), che si conclude con un bestemmione. Feci presente il mio disagio. Il «maestro» rispose che era un capolavoro, apprezzato anche dai gesuiti! «Bene!», dissi. «Proiettate pure il capolavoro, ma senza di me». E me ne andai.

Rosy Bindi, senza conoscere il mio giudizio sulla barzelletta di Berlusconi e come agisco in queste situazioni, mi ha criticato in modo maldestro, giudicandomi un relativista che deroga al secondo comandamento per difendere i potenti! Non le rispondo per serietà. Certo, avendo buona memoria, mi sorgono tre domande:
è peggio dire un’insulsa barzelletta condita da un’imprecazione, o presentare una legge contro la famiglia e pro nozze gay?
Salvare la vita di Eluana o preferire l’eutanasia?
Migliorare la legge sull’aborto o favorire la RU 486?
Da vescovo sono turbato se vedo le pecorelle smarrirsi nei meandri dell’interesse politico, ignorando l’abc della morale cattolica.