Gli amici scrivono

UN LIBRO PER NON DIMENTICARE ELUANA

In Estate abitualmente si legge qualche libro; ne consiglio uno, La vita in gioco. Eluana e noi, a cura di Massimo Pandolfi, edito dalle Edizioni Ares di Milano (www.ares.mi.it), 224 pp. 13 euro. Tutti parlano di te, ragazza discreta, e dicono di sapere cosa sei e quale sia la tua giustizia...Sono alcune delle frasi del monologo in versi di Davide Rondoni, pubblicate all'inizio del libro.

 

Il tiranno non muove più le corazzate, e non ha bisogno delle occhiute polizie. Muove, paga intellettuali dalle menti lucide, parolai che svuotano le parole, il tiranno muove gente d'immagine e senza anima che convinca che tutto è solo apparenza / Non la chiamano esecuzione./ e così si può uccidere in nome delle idee, delle idee buone, si è ucciso, si uccide, si ucciderà in nome delle idee piene di bontà...Chissà se un giorno queste parole su Eluana così dense e piene di significato verranno studiate in qualche scuola della nostra bella Italia.

 Quale battaglia si è combattuta, si chiede Aldo Maria Valli, utilizzando come terreno di scontro il povero corpo di quella donna? Il libro trae spunto dal caso Englaro, che tante polemiche ha suscitato, per argomentare che il primo diritto da difendere non è quello di morire, ma il diritto a vivere. In queste pagine si vuole presentare le persone che testimoniano cristianamente o laicamente, la vita, qualunque vita, che vale di più della malattia e della morte. Il libro innanzitutto intende dire le cose come stanno, e questo non significa assumere una posizione dura, cattiva, integralista.

 Tra le cose più semplici da dire, la cronaca dei fatti, è che Eluana è morta perché si è deciso di non darle da bere e da mangiare. Dire che con la morte di Eluana è stata introdotta in Italia l'Eutanasia, forse è poco, perché Eluana non era neanche una malata terminale, non aveva un male misterioso che l'avrebbe portata alla morte: aveva solo bisogno di essere nutrita, idratata e pulita. Inoltre la sua richiesta di morte, era presunta, ricostruita da uomini, mai messa per iscritto.

 Ancora un altro dato di fatto è che i giudici hanno dato l'ok alla morte di una persona. Eluana è morta per una sentenza ha detto il ministro della Giustizia Alfano, anzi Eluana è morta per un semplice decreto (luglio 2008, Corte d'Appello di Milano). Un altro dato di fatto, evidente a tutti, è che gli stessi giudici hanno indossato anche il camice bianco e si sono trasformati in medici. Infatti La Corte d'Appello ha autorizzato la sospensione di alimentazione e idratazione di Eluana, dettando ai medici tutte le regole di condotta, una era quella di umidificare frequentemente le mucose.

 Un'altra verità da dire è che i mass media, per mesi interi, tutti hanno "visto un altro film", sganciato dalla realtà, soltanto nelle ultime settimane l'opinione pubblica si è forse resa conto che Eluana Englaro non era attaccata a nessuna macchina, che non c'erano più spine da staccare, che questa ragazza non era in coma ma in stato vegetativo; cioè dormiva, si svegliava, le suorine le facevano anche fare ginnastica. Eppure, per tanti anni, sui quotidiani e suoi siti internet dei quotidiani, rimbalzava lo stesso, fuorviante sondaggio:‘E' giusto o no staccare la spina?' Tutti immaginavano Eluana attaccata  a quali macchinari. Invece, nella cameretta non c'era altro che un semplicissimo sondino, tante fotografie, dei bambolotti di peluches e la musica a tutto volume. In pratica c'era semplicemente una persona.

 Una persona che per vivere aveva solo bisogno di essere aiutata a nutrirsi, idratarsi. Invece è morta di fame e di sete. Una cosa disumana. Un omicidio fra i più crudeli che possono esserci, ha scritto Mario Melazzini. Ha vinto l'uomo ideologico che per non dire che vogliamo farla morire di fame e di sete (ad Eluana) diciamo che è necessario applicare il protocollo. Come nel caso del bambino che non vogliamo, invece di dire che lo uccidiamo nel ventre della mamma diciamo che la donna fa un'interruzione volontaria di gravidanza.

 Santa Teresa di Riva, 30 giugno 2009

 SS Primi Martiri della Chiesa Romana.                               DOMENICO BONVEGNA

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La recensione di zammerù maskil è qui