Gli amici scrivono

MILANO DA NON BERE. I NO CHE AIUTANO A CRESCERE.

L'ordinananza del sindaco di Milano che vieta gli alcolici ai giovani al di sotto dei 16 anni, in atto dalla sera del 31 luglio, puntualmente ha fatto scoppiare le critiche. Sembra più fico o più trend schierarsi contro i divieti, si sta dalla parte dei liberali, degli illuminati; mentre chi si schiera a favore di qualche paletto, stop o sanzione, viene arruolato fra i dinosauri del proibizionismo, della reazione, del clerico-fascismo.

 

"Banalmente, si dice che i primi sono di sinistra e i secondi di destra. Un teologo osservava che in fondo quel che divide sinistra e destra è la fede nel peccato originale, cioè nella libertà dell'uomo di fare il bene o il male. La sinistra non ci crede per nulla, e ritiene che l'umanità sia destinata a migliorare progressivamente, fino al giorno in cui diventeremo tutti buoni e non ci sarà più bisogno di leggi e prigioni. La destra ci crede troppo, ed è convinta che, al contrario, più si va avanti più ci si allontana da una mitica età dell'oro; l'umanità insomma procederebbe su un piano inclinato, e per imporre la virtù serviranno sempre i gendarmi". (Michele Brambilla, Sì al divieto. Che follia dire ai giovani: niente regole, 22.7.09 Il Giornale).


 L'atteggiamento contro il proibizionismo mi sembra lo stesso di quelli che si schierano contro le bocciature degli studenti agli esami di Stato, lo ha fatto il professore Umberto Veronesi, l'ho appena letto nella Rassegna Stampa della Camera dei Deputati, servizio posto a fianco di quello dell'amico Onorevole Alessandro Pagano che invece si schiera a favore del rigore scolastico.

 Ma siamo sicuri che la moratoria di Letizia Moratti sull'alcool per i ragazzini milanesi meriti l'atteggiamento liquidatorio di chi la bolla come proibizionismo facile? Se lo chiede Il Foglio. Certamente si può fare sempre meglio; non ci sono dubbi. E' probabile che nell'iniziativa della Moratti ci sia qualcosa di demagogico, ma era importantissimo mettere dei paletti, dei confini. Ed è probabile che la sanzione amministrativa prevista dal comune di Milano per i genitori dei giovani e i commercianti che infrangono il divieto, sarà un'iniziativa che prenderanno altre amministrazioni. In ogni caso è un piccolo successo, poiché Moratti dimostra che l'intervento civico, quando c'è, deve fondarsi su principio minimo di pedagogia - se la parola non spaventasse le anime libere, diremmo perfino "etica" - e non può arrestarsi di fronte alla necessità di sorvegliare e punire. (Milano da non bere; Il decoro alcolico della Moratti bella supplenza contro la pigrizia educativa, 21.7.09 Il Foglio).

 Qualcuno ha visto nel divieto previsto dal comune di Milano come una supplenza della famiglia dei giovani minorenni, lasciati spesso allo sbaraglio a farsi possedere dalla mania alcolica. Ed è un bene che la comunità cittadina s'intesti un diritto di supplenza. Se addirittura si sta pensando perfino di vietare di fumare all'aperto o nella propria automobile, o di consumare chewing-gum, il divieto del Comune di Milano di bere alcolici per i minorenni è giustissimo e doveroso. Qualcuno pensa che sta tornando di moda lo Stato etico, se serve ben venga. Così come avviene per il casco sulle due ruote. E' giusto che l'autorità si preoccupi della vita dei nostri giovani.

 E chi sostiene che i divieti non servono, occorre l'educazione. Hanno scoperto l'acqua calda. E' chiaro che a fianco del divieto si favorirà l'azione educativa delle famiglie, delle scuole, dei mass media. I divieti fanno parte integrante dell'educazione.


 A scuola guida si «educa» a circolare e a parcheggiare correttamente: ciò non toglie che le manovre e i parcheggi scorretti siano poi sanzionati dai vigili. I genitori poi educano (o dovrebbero educare) i figli ad avere rispetto degli insegnanti e dei compagni di classe: ciò non toglie che l'alunno che si comporta male possa (anzi debba) essere punito con una nota, o con una sospensione, o con un'insufficienza in condotta. Potremmo andare avanti con esempi infiniti.

 Una legge, qualsiasi legge, non ha il solo compito di punire, ma di educare: stabilire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.

 Forse quelli che oggi tirano fuori la storia dell'educazione, che occorre parlare con i giovani, senza arrivare a punirli, sono quelli che ancora sono legati al totem progressista sessantottino del vietato-vietare, dell'idea che con il mitico «dialogo» si possa risolvere ogni problema. E da un pezzo che la Bibbia del permissivismo del celeberrimo pediatra Benjamin Spock, è passata di moda, è fallita. I No caro Sgarbi aiutano a crescere.
A questi signori farebbe bene leggersi un ottimo volumetto scritto da Bernhard Bueb, Elogio della disciplina, Rizzoli editore.



 S. Teresa di Riva, 25 luglio 2009

  S. Giacomo Apostolo.                                                                    DOMENICO BONVEGNA

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