Gli amici scrivono

All'individuo persona, in condizioni psico-fisiche, competono diritti e tutele?

Di Franco previte - Ricevo questa lettera, ennesima sul tema "malattia mentale" e ritrascrivo:
Gentilissimo, io e la mia famiglia da circa un anno viviamo nell'angoscia perché non riusciamo a far curare mio nipote (di anni 36).Tutto è iniziato a causa di un insensato "innamoramento" per una ragazza che all'inizio sembrava ricambiare i suoi sentimenti ma, come spesso accade, con l'andare del tempo questi sentimenti non sono più ricambiati.
Il ragazzo per ben due volte tenta il suicidio e viene ricoverato presso il dipartimento di salute mentale di un paese vicino al nostro. Le cure che gli vengono somministrate in ospedale e poi a casa durano per circa 15 giorni perché, mio nipote, rifiuta qualsiasi trattamento farmaceutico.
Così proviamo a convincerlo a parlare con un psicologo, ma invano. Lui è sempre più fissato: pedina la ragazza notte e giorno, diventa violento con la famiglia (più volte percuote sia la madre che il padre), piange e implora la ragazza di non lasciarlo minacciando il suicidio. Nessuno di noi riesce a convincerlo a curarsi neppure i carabinieri che più volte siamo costretti a chiamare a causa della violenza subita dalla sua famiglia.
Cosa fare per aiutarlo?
Grazie.Rosetta.


L'interpretazione di questa lettera indurebbe ad esprimere molte parole, che non potrebbero portare a dare un aiuto alla firmataria, ma ho scelto questa lettera, fra le tante, per evidenziare quanto andiamo dicendo da moltissimi anni: le Istituzioni sono disinteressate al grave ed urgente disagio sociale costituito da questa "malattia".

L'individuo-persona, in condizioni di  una complessa realtà psico-fisica, ha una sua priorità di richiedere il diritto a vivere in mezzo agli altri, dove è molto importante il poter esercitare diritti e tutele che non possono essere estromessi a causa di una acuta sofferenza o da una condizione sociale restrittiva.
Questo è stato il motivo conduttore ispirato dal Prof. Basaglia (padre della legge 180) che ha voluto porre fine, giustamente, alla istituzione manicomiale, sanzionando che il malato di mente è un malato da curare e non da segregare e che il "manicomio" non è una struttura di cura, ma una istituzione da abbattere.
Che il "manicomio" non sia stato un luogo di cura così come era strutturato l'ospedale psichiatrico è ormai conosciuto da tutti, anche se in atto, continua sotto varie forme l'istituzione manicomiale (ad esempio i "residui manicomiali" ospitati nelle aree dei vecchi "manicomi", i presidi ospedalieri psichiatrici privati, i "reclusi" negli ospedali psichiatrici giudiziari e quelli relegati nelle famiglie, come nel caso della situazione descritta dalla Sig.a Rosetta nella lettera).

Una vera vergogna, inammissibile in un Paese che attenziona e tutela, anche se giustamente, gli animali domestici, ponendo l'uomo al di sotto dell'etica civile, del disinteresse, ritenedolo un soggetto di serie b, un oggetto da buttare, un esiliato senza fine, lasciandolo nella solitudine.!
E' necessario, comunque, valutare che non tutte le colpe devono essere addebitate a quelle "mura manicomiali", dove le condizioni dei degenti non erano supportate da strutture e da servizi rispondenti alle necessità, ma da chi le gestiva, mentre continue erano le violazioni alle normative ed ai diritti degli stessi "ospiti" perpetrate in maniera persistente.
Ripensiamo, perché abbiamo visto personalmente (a Cogoleto, a Genova-Quarto, a Roma-S.Maria della Pietà), alle condizioni igienico-sanitarie alquanto precarie dei degenti, "legati" ai letti di contenzione, "rivestiti" dalle camicie di forza, "immessi" nella promiscuità, "destinatari" di psicofarmaci specie "retard", "sottoposti" all'uso ed abuso della terapia dell'elettroshock, della lobotomia, "dimoranti" nei grandi stanzoni dove erano ammassati i degenti, "confortati" dalla musica che fuoriusciva dagli altoparlanti ed a quanto ha imperversato nelle "buie camerette punitive" dove vivevano molte persone in condizioni disumane!

Poi: la legge 180, "voluta" dal Prof. Franco Basaglia, vietò la costruzione di nuovi "manicomi" decretando la progressiva chiusura di quelli esistenti, istituendo, pochi ancora oggi, Reparti di Psichiatria all'interno degli ospedali generali, prevedendo ricoveri coatti solo per i casi eccezionali e per periodi minimi previsti dalla legge (7gg.) ed avviando i Servizi di Salute Mentale alternativi al "manicomio".
Una svolta storica nell'assistenza psichiatrica che riconosciamo giusta, ma insufficiente a cancellare l'attribuzione della pericolosità del "pazzo", del "mentecatto", del "matto" e del suo internamento, con la convinzione del suo recupero(?) sociale !
Fino a quel momento si era verificato un fatto d'inciviltà, di repressione, di segregazione, un periodo nero e buio della storia sociale italiana e della medicina psichiatrica.

Poi umanizzando la metodologia e sostituendo alla gestione "violenta" quella di una legge più "confacente" a riconoscere al "soggetto malato" diritti umanitari, questa "legge" è rimasta priva del Regolamento d'Applicazione.
Ma c'è da domandarsi, a fronte di quanti "esaltano quella legge" :
1.) perché nessuno ha ricercato le responsabilità di quelle drammatiche ed incivili situazioni?
2.) perché nessuno, ancora oggi interviene a far luce su quei "periodi"in cui vivevano, o vivono tutt'ora persone negli ospedali psichiatrici privati, in quelli giudiziari o nelle carceri ? Una vera vergogna!
3.) perché poche voci si levano a difesa di questi "cenerentoli della sanità" o "desaparecidos della nostra civiltà" che continuano ad essere ignorati ?
4.) perché il "problema" è ritenuto esautorato dalle Istituzioni?
5.) perché "quanti" dovrebbero rappresentare le necessità di questi sofferenti e delle loro famiglie tacciono? (forse. come nella celebre canzone : "finché la barca và " lasciala andare ?).

Abbiamo sempre espresso perplessità sulla immediatezza della chiusura degli ex-ospedali psichiatrici, (stranamente "aperti" ancora oggi quelli privati, mentre per i giudiziari resta mancata l'adeguamento alla normativa civile, "istituzione" in contrasto con la legge 180 e addirittura con i dettami costituzionali.), senza provvedere ad attuare adeguate strutture intermedie ed alternative limitandosi ad offrire soluzioni precarie in quasi tutte le Regioni.
Infatti le Opere Caritative Cattoliche, (tipo don Orione, don Guanella, Caritas od altro ) non proprio specificatamente "attrezzati" hanno accolto parte dei dismittendi, alcuni sono rientrati nelle famiglie d'origine, altri sono stati "scaraventati" nelle strade, altri sono morti perché non sopportavano il loro nuovo status vivendi, mentre nelle altre famiglie sono rimasti quelli estromessi dalla legge basagliana.
A fronte dei tristi episodi, come la lettera ci ha bene evidenziato,  che avvengono quasi ogni giorno dettati da menti psichicamente instabili, è ormai evidente quanto sia delicata e pericolosa la sindrome delle turbe psichiche non solo nei già colpiti, ma aumentano a ritmo vertiginoso a livello sociale anche fra i giovani, specie gli adolescenti, comportamento ad alto rischio in cui tendono a commettere l'errore di associare il consumo di sostanze psicoattive o di induzioni pericolosissime al suicidio o all'omicidio.

Ribadiamo, da ben 14 anni, quanto sempre affermiamo : finché le Istituzioni non offriranno e garantiranno strutture atte ed adatte alle diagnosi, alle cure, alle terapie, agli inserimenti sociali (eventuali) di questi " desaparecidos della n/s civiltà", fin quando non verranno riconosciuti di fatto i diritti e le tutele loro spettanti, la nostra Associazione sarà in trincea per far valere a voce alta e forte queste motivazioni e necessità che costituiscono una direttrice fondamentale rispondente a criteri di civiltà, di umanità e di solidarietà.
"Cogito ergo sum" (penso, dunque sono) amava ripetere il filosofo francese René Descartes, meglio conosciuto come Cartesio, identificando la centralità della vita dell'uomo per la sua maggiore capacità di ragionare, che oggi sembra più orientarsi nella onda del "va bene così", di pseudo "digiuni", dell'"apprezzamento" dei cani e dei gatti, andando a cozzare con l'inutilità oltre che con la mancanza di seri obiettivi da parte della società, che dice di essere civile e solidaristica.
Abbiamo un sistema sanitario troppo lento nell'aiutare persone affette da gravi forme di disagio psico-fisico e da un sistema sociale-legislativo troppo lontano dalla realtà.

Dostojevskij diceva che una società va giudicata a seconda del trattamento che riserva ai malati di mente.

Cara Signora Rosetta, purtroppo, ecco cosa possiamo solo fare: parole!!!.

F. Previte
http://digilander.libero.it/cristianiperservire