Rassegna stampa formazione e catechesi

Un convegno sul concilio di Firenze del 1439. Dono ecumenico per oggi

betoriRiccardo Burigana

«Il concilio di Firenze, nella storia della Chiesa, costituisce un evento in cui i cristiani sono riusciti a incontrarsi per riflettere insieme sulla Chiesa e sulla sua missione, in una prospettiva di unità nella quale far confluire le diverse tradizioni, senza perdere di vista le proprie identità teologiche, spirituali, liturgiche, di esperienza di fede»: con queste parole dell’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, si è aperto il convegno Un concilio di oggi. La memoria, la recezione, il presente del concilio di Firenze (1439-2019), tenutosi nei giorni scorsi nel capoluogo toscano.
L’incontro, promosso dal Centro studi per l’ecumenismo in Italia, dalla Facoltà teologica dell’Italia centrale e dal Pontificio comitato di scienze storiche, con il sostegno di numerose istituzioni accademiche internazionali, è stata l’occasione per una nuova comprensione del concilio di Firenze e della sua recezione, alla luce delle più recenti ricerche che, in questi ultimi anni, hanno consentito una migliore comprensione del significato del concilio per la vita della Chiesa nel corso dei secoli.
Durante la sessione inaugurale, ospitata nella Facoltà teologica dell’Italia centrale (le altre sessioni si sono svolte in una sala del complesso della basilica di San Lorenzo), è stato letto un messaggio del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che, a nome di Papa Francesco, ha voluto far giungere ai partecipanti l’auspicio che «fare memoria degli incontri e dei confronti tra credenti di diverse tradizioni che ebbero luogo a Firenze può costituire una preziosa opportunità per intensificare un dialogo trasparente nella luce gentile del Vangelo che dissipa violenze, contese e discriminazioni». Successivamente monsignor Timothy Verdon e il professor Cesare Alzati hanno descritto l’orizzonte culturale e teologico nel quale si svolse il concilio a Firenze, dove Occidente e Oriente si incontrarono per superare divisioni confessionali nella ricerca dell’unità.
Il convegno si è articolato in tre sessioni (memoria, recezione e presente). Le numerose relazioni hanno messo in evidenza quanto, nonostante le recenti acquisizioni soprattutto nel campo della recezione del concilio in Europa orientale, molto deve essere ancora fatto per uscire da un’interpretazione che sottolinei il suo fallimento, legato alla successiva caduta di Costantinopoli, come se il concilio di Firenze fosse stato convocato solo per ragioni politiche. La terza sessione è stata interamente dedicata allo stato del dibattito teologico sull’unità, con una particolare attenzione al confronto tra cattolici e ortodossi, che rappresenta un aspetto fondamentale del cammino ecumenico dei cristiani, come ha ricordato il francescano Roberto Giraldo, a lungo preside dell’Istituto di studi ecumenici di Venezia; nella sua relazione Giraldo ha posto l’accento sulle divisioni che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, impediscono a cattolici e ortodossi di vivere la comunione e per questo rileggere il concilio di Firenze è una fonte preziosa per percorrere nuove strade in una conversione spirituale continua, senza la quale il cammino ecumenico rischia di essere sterile.
Sulla dimensione quotidiana del cammino ecumenico si è soffermato anche John Anthony Berry, decano della Facoltà di teologia dell’Università di Malta, per il quale l’ecumenismo quotidiano rappresenta la sfida che attende i cristiani per essere credibili testimoni di Cristo nel XXI secolo, nella riscoperta della centralità della vocazione ecumenica, alimentata dalla Parola di Dio. In questa sessione si è anche ascoltata una voce dall’“altra parte del mondo”, con l’intervento di Luiz Carlos Luz Marques, docente dell’Università cattolica del Pernambuco (Recife, Brasile), che ha tratteggiato, nella vastità del tema assegnatogli (ecumenismo e America Latina tra passato e presente), le radici dell’ecumenismo di Papa Francesco, le più recenti iniziative del Consiglio delle Chiese cristiane del Brasile e il ruolo di monsignor Hélder Câmara nella recezione ecumenica del Vaticano II. Nel chiudere il convegno, dopo aver ricordato quanto Firenze ha dato e ha ricevuto dal concilio del 1439, il cardinale Betori ha affermato che lo studio del concilio di Firenze e della sua recezione deve proseguire poiché proprio la sempre più approfondita conoscenza di questo evento ancora tanto rilevante per la vita della Chiesa può favorire la riscoperta delle ricchezze spirituali, dottrinali e liturgiche che sostengono il dialogo per l’unità nella diversità.

© Osservatore Romano - 7 novembre 2019



Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.