Rassegna stampa formazione e catechesi

Tra fede e realtà

amore in famigliaSono stati approvati gli statuti e l’ordinamento degli studi del Pontificio istituto teologico «Giovanni Paolo II» per le scienze del matrimonio e della famiglia. Riportiamo il commento del preside.

Pierangelo Sequeri

L’apporto della ricerca teologica alla cultura cristiana, e alla cultura umana nel suo complesso, non può rimanere il tema di un semplice riconoscimento di principio. La qualità del suo lavoro — di pensiero e di ricerca, di formazione e di orientamento — deve rendersi apprezzabile sul campo, in riferimento all’intelligenza della fede e della realtà che essa è capace di suscitare e di mettere in circolazione.
Il “principio di realtà” è da considerare oggi un tema cruciale per la serietà e il rigore del “pensiero della fede”. L’aureo adagio tomistico, che indirizza audacemente l’intima intelligenza della fede all’intenzionalità realistica del sapere (fides non terminatur ad enuntiabile sed ad rem, la fede non si risolve ultimamente nella formula ma nella cosa), non è mai stato così attuale. L’intelligenza della fede e l’intelligenza della realtà vivono in simbiosi stretta, o non vivono affatto. In questo senso, la teologia non si ritrae in alcun modo dall’attitudine della sua ricerca a illuminare la realtà: quella aperta dalla rivelazione accolta nella fede, culminante nella realtà di Gesù Cristo, e quella dischiusa nel dinamismo creaturale del mondo abitato e della storia umana, che nell’evento di Gesù Cristo riconosce il suo radicamento nell’intimità dell’amore di Dio e la promessa del suo compiuto riscatto nel grembo di Dio.
L’intima unione della fede e della realtà, che forma l’orizzonte del ministero teologico indirizzato a rinsaldare l’ammirata contemplazione dell’opera di Dio e la serena letizia dell’evangelizzazione della creatura umana, è anche l’asse fondamentale della disposizione al dialogo e del discernimento critico con il quale la teologia si muove all’interno delle varie forme del sapere umano circa la realtà e il senso delle cose e della vita. Questo orientamento, perseguito in modo franco e trasparente, onora la qualità non ideologica e autoreferenziale della pratica teologica, mentre la rende libera di rimanere rigorosamente coerente con la testimonianza della verità che la impegna a motivo della fede. «Le scuole di teologia si rinnovano con la pratica del discernimento e con un modo di procedere dialogico capace di creare un corrispondente clima spirituale e di pratica intellettuale. [...] Un dialogo capace di integrare il criterio vivo della Pasqua di Gesù con il movimento dell’analogia, che legge nella realtà, nel creato e nella storia nessi, segni e rimandi teologali» (Francesco, Discorso alla Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale, Napoli, 21 giugno 2019).
L’approvazione degli statuti del Pontificio istituto teologico «Giovanni Paolo II» per le scienze del matrimonio e della famiglia inaugura e sostiene la nuova fase operativa del suo adeguamento a questi criteri ispiratori dell’intelligenza credente e della cultura cristiana che sono richieste dalla missione ecclesiale nell’epoca mutata. Le linee fondamentali di questo adeguamento, insieme con l’articolato disciplinare che delinea la fisionomia del suo esercizio istituzionale, nell’ambito della varietà delle forme accademiche che, nella Chiesa, sono dedicate alla ricerca e alla formazione del pensiero cristiano, sono state consegnate nel testo della costituzione apostolica Veritatis gaudium di Papa Francesco. Le istanze di rinnovamento che sono specialmente affidate al nostro istituto teologico sono state affidate esplicitamente dal Papa alle indicazioni essenziali della lettera apostolica in forma di motu proprio Summa familiae cura, poi arricchite dai discorsi rivolti, in diverse circostanze, alle autorità e all’intera comunità dell’istituto.
Quali sono le direttrici del rinnovamento che, conseguentemente, andranno a definire il nuovo assetto? In primo luogo, l’ampliamento e l’irrobustimento (nuove cattedre, nuovi docenti) dei due “poli” di cui vive la specificità della missione originariamente affidata all’istituto: ossia quello teologico-pastorale e quello antropologico-culturale. Il primo polo verrà generosamente integrato mediante il conferimento di rilievo sistemico all’approfondimento della teologia della forma cristiana della fede, dell’ecclesiologia della comunità e della missione evangelica, dell’antropologia dell’amore umano e teologale, dell’etica teologica globale della vita, della spiritualità e della trasmissione della fede nella città secolare. Il secondo, in particolare, sarà corposamente rimodellato in corrispondenza con le urgenze di aggiornamento del confronto e del dialogo del pensiero e della cultura cristiana negli ambiti del diritto comparato (religioso e civile), della sociologia delle trasformazioni economiche, politiche, tecnologiche della comunità, del ruolo delle istituzioni famigliari nella formazione dell’umano e nell’articolazione dei corpi intermedi destinati all’integrazione etica e affettiva del legame sociale.
I due poli saranno ridisegnati in modo da concorrere alla loro piena armonizzazione nell’ambito di una ricerca e di una formazione cristiana unitaria e di alto profilo. Nello stesso tempo, la loro organizzazione consentirà di perseguire curricoli di specializzazione indirizzati a un titolo di competenza specialistica nelle due distinte aree, con adeguato riconoscimento accademico e possibilità di investimento mirato nell’ambito delle istituzioni ecclesiastiche e civili dei diversi paesi. In questo senso, sarà predisposta anche una ragionata offerta di corsi complementari, affidati a specialisti di riconosciuta competenza (offerti in sede o convenzionati con istituzioni universitarie idonee, in primis la Pontificia università lateranense, nostro referente di elezione).
Il nuovo istituto «Giovanni Paolo II» intende dunque onorare le ragioni profonde, e sempre valide, della tradizione fondativa che lo precede, portandosi ancora più decisamente all’altezza della nuova portata globale assunta dall’oggetto che specifica la sua missione teologica e culturale. L’istituto intende farlo, in questa fase, non solo confermando — e anzi incrementando, in quantità e qualità — gli strumenti della sua proiezione internazionale, ma anche dotandosi di una capacità di interlocuzione (teologica, culturale, accademica) di portata globale: sia attraverso l’ulteriore potenziamento del corpo docente, che possa arricchire una comunità di ricerca alla quale è affidata la missione di interagire, in spirito di cooperazione e senza ombra di soggezione, con gli orizzonti più ampi e le forze intellettuali più vive; sia mediante l’allestimento di percorsi di formazione dedicati e differenziati, in vista della migliore valorizzazione delle attitudini e delle diverse destinazioni degli allievi, nell’ambito delle Chiese locali e in vista della missione ecclesiale universale.
Il nostro auspicio, ovviamente, è quello di meritare, anche in questo modo, la fiducia dei pastori della Chiesa, a sostegno del loro servizio per la comunità di fede, in un ambito così delicato e così strategico per la comunicazione della fede cattolica e l’interpretazione della realtà umana. Il nostro impegno, del resto, intende onorare nel modo migliore la nostra speciale prerogativa di istituto teologico “pontificio”: ossia, strettamente vincolato al ministero supremo e universale del successore di Pietro. La fiducia che Papa Francesco ci ha accordato, e in molti modi rinnova, è un punto d’onore, certamente non secondario, per il nostro impegno di fedele servizio a una Chiesa autorevolmente incoraggiata a uscire da ogni pavida autoreferenzialità, per il compito di testimoniare una verità evangelica che si dona con gioia. Siamo convinti, in tutta umiltà e con ferma certezza, che ci vengono entrambe dalla fede, che lo Spirito ha in serbo tesori di sapienza per la missione dei discepoli destinata precisamente al nostro tempo.

© Osservatore Romano - 19  luglio 2019