Rassegna stampa formazione e catechesi

STATO E CHIESA: BOFFO, PER “UN UMANESIMO MENO CONSUNTO E SBRINDELLATO”

A 150 anni dall’Unità d’Italia i credenti devono al Paese "una vita di fede autentica, interferente con le varie forme culturali, eppure genuina e umile e coraggiosa, in quanto ragionevole garanzia offerta a tutti, potenzialmente anche a chi sembra non gradire, di un umanesimo meno consunto e sbrindellato". È il passaggio centrale della riflessione proposta da Dino Boffo, direttore di rete di Tv2000, al X Forum del progetto culturale, in corso a Roma sul tema “Nei 150 anni dell’Unità d’Italia. Tradizione e progetto”. Secondo Boffo "s’illude chi non vede come il secolarismo in fondo destabilizzi l’intero edificio sociale, svuotando dal di dentro i pilastri portanti delle società che si ritengono evolute ed emancipate”. Difatti, ha aggiunto, “non insegniamo forse ai nostri figli che non ha molto senso desiderare di essere altro da se stessi, che non è segno di crescita equilibrata rifiutare la propria storia e la storia della propria famiglia, che è un’alienazione vivere in una sorta di transfert, alla spasmodica ricerca di altri connotati e altri valori?". "Come stupirsi – ha osservato il direttore di Tv2000 – del fatto che una lunga e ripetuta predicazione apostolica, un’assidua esistenza intessuta di preghiere e intrecciata con la frequenza liturgico-sacramentale, un’insistita pratica di carità pur in condizioni di vita povere, abbiano nel lungo periodo segnato le caratteristiche di un popolo?". "Il che – ha precisato – non vuol dire aver sterilizzato il desiderio di progresso, il gusto della ricerca, l’ansia d’innovazione, la sensibilità per i diritti fondamentali, il sacrale rispetto per la dignità della persona", come pure non si è “immunizzato” il Paese “rispetto alla sfida secolarista”. “Esiti preoccupanti – ha rimarcato Boffo – sono ogni giorno sotto i nostri occhi. Eppure un popolo è meno disancorato, meno disarcionabile, forse anche meno infelice, quando ha alle spalle la spinta di generazioni segnate dalla fede”. Per il giornalista “dovremmo tutti – laici e cattolici – stimare un po’ di più ciò che, per sentieri non facili, si è proprio da noi riusciti a realizzare attraverso passaggi progressivi”, ossia “il portato civile di un determinato vissuto religioso, l’identificazione dei talenti propri di questa nazione, la sua sensibilità, la sua vocazione storica e culturale nel consesso dei popoli e delle nazioni”.

© SIR - 3 dicembre 201