Rassegna stampa formazione e catechesi

Santità e misericordia tra il Papa e Francesco d'Assisi

papa san Francesco san DamianoA cura di P. Pietro Messa, ofm

"Guardare e agire con misericordia, questo è santità": è quanto afferma il Papa nell'esortazione apostolica Gaudete et exultate. Ma è anche quanto giunse a dire nel 1226 frate Francesco d'Assisi nel suo Testamento pochi mesi prima di morire.

Infatti l'Assisiate, dopo aver lasciato nel 1206 la vita mercantile e i sogni di diventare cavaliere, iniziò una vita penitenziale assumendo vari atteggiamenti e comportamenti con cui era identificata la santità. Ma alla prova del tempo vari di tali modi di vivere si manifestarono fallimentari come scrive nell'Ammonizione XIV: "Ci sono molti che, applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa che venga loro tolta, scandalizzati, subito si irritano".
Ecco allora che a vent'anni di distanza dal suo cambiamento di vita riconosce nel "fare misericordia" l'autentico "fare penitenza": "Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo".

Per questo nella Regola non bollata scrive ai frati di "essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada": infatti in tali contesti si è in una condizione favorevole per "fare misericordia" che converte l'amaro in dolcezza di anima e di corpo.

Per un approfondimento cfr. P. Martinelli - P. Messa, Francesco d’Assisi e la misericordia, Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 2015.