Rassegna stampa formazione e catechesi

San Francesco e la Chiesa cattolica

HeilerP. Pietro Messa, ofm

L'espressione secondo cui san Francesco è il più santo degli italiani e il più italiano dei santi ha origine nel Risorgimento e ha l'apice di diffusione e strumentalizzazione nel ventennio fascista.
Infatti tra Ottocento e primi decenni del Novecento lo spirito nazionalista era così forte che ogni nazione innalzò a portabandiera personaggi considerati espressione del proprio genio. Così la Germania fece con Martin Lutero, la Francia con santa Giovanna d'Arco e l'Italia con san Francesco.
Da tale strumentalizzazione mise in guardia papa Pio XI nell'enciclica "Rite expiatis" pubblicata il 30 aprile 1926 in occasione dell'ottavo Centenario della morte del Santo umbro. Infatti affermò: "Che cosa impedisce ai fautori del popolo di predicare quella che fu la carità di Francesco verso tutti gli uomini, specialmente poveri? Ma gli uni si guardino per lo smoderato amore verso la propria nazione, di vantarlo quasi segno e vessillo di questo acceso amore nazionale, rimpicciolendo il campione cattolico"
Certamente la suddetta immagine nazionalista dell'Assisiate non poteva aver diffusione oltre i confini italiani e la sua fine era segnata con la caduta del regime fascista. 
Tuttavia proprio in contemporanea vi fu un'altra lettura di Francesco d'Assisi e con questo non si intende solo e principalmente quella di Paul Sabatier ma quella che il teologo protestante Friedrich Heiler illustrò in una conferenza a Canterbury, Oxford e Cambridge proprio nel 1926In essa si manifesta l’anelito all’ecumenismo che lo studioso tedesco perseguì, con alterne vicende, per tutta la vita. San Francesco è presentato come l’esempio vivente del cristianesimo sognato da Heiler, sintesi delle diverse confessioni cristiane sulla base dei loro elementi comuni e condivisi. 
Questa immagine di san Francesco sarà importante non solo per gli incontri interreligiosi che Giovanni Paolo II ha voluto in Assisi ma anche per il magistero di papa Francesco.
Ora il testo di Friedrich Heiler è fruibile ad un pubblico più vasto grazie alla traduzione in lingua italiana presentato, commentato e tradotto con la finezza e la competenza che le sono proprie dalla prof.ssa Barbara Faes, dirigente di ricerca presso il CNR, assieme a Lothar Vogel.


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